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L’area nolana risponde all’appello di Fiume in Piena

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In vista della manifestazione di sabato 16, il Forum Area Nolana ha riunito tutti i movimenti locali che andranno a fondersi in Fiume in Piena, giunto ad oltre cento adesioni.

 Prova generale in vista della grande manifestazione di sabato 16 novembre a Napoli. Ieri sera il Forum Ambiente Area Nolana ha riunito in un’assemblea pubblica tutti i comitati e le associazioni locali di difesa del territorio per accordare sotto la condivisa proposta del movimento Fiume in Piena tutte le istanze sollevatesi da ogni dove della Terra dei Fuochi, compresa, appunto, l’area nolana.

La bonifica dei territori avvelenati dagli sversamenti illeciti di rifiuti, l’opposizione ad ogni tipo di trattamento a caldo dell’immondizia e un controllo maggiore del territorio sono i principali obiettivi comuni, sostenuti da più voci durante la stessa assemblea. Come quella di Stefano Kenji di Link Napoli, movimento studentesco che ha affermato: "Le responsabilità del biocidio sono della camorra, ma non solo. Il nostro sistema di sviluppo produce più di quanto possiamo smaltire ed è impensabile che proprio nelle università non si studino modelli che possano sanare questo problema. Lavoro e studio non sono rivendicazioni separate da quella del diritto alla vita. C’è un solo grande tema: riappropriarci del nostro futuro, delle nostre scelte e poterle fare qua".

Una posizione non lontana da quella di un veterano per la Terra dei Fuochi, Lucio Righetti di Cittadini campani per un piano alternativi rifiuti: "Per noi c’è un disegno enorme che porta al massacro e se qualcuno ancora non lo sapeva, le sessantaquattro marce tenutesi nelle province di Caserta e Napoli l’hanno finalmente reso pubblico. Dobbiamo svegliarci e non fidarci della politica, che su questo business dei rifiuti ha investito milioni di euro. Siamo in guerra, con intelligenza dobbiamo organizzarci e costruire un fronte comune di competenze che da qui a venti anni lottino contro un sistema che è assassino nei nostri confronti – ha detto Righetti – la manifestazione del 16 sarà un punto di partenza da cui non ci dobbiamo tirare indietro. Questa guerra ha bisogno di tutti".

Tra i presenti alla riunione nolana anche un geologo mariglianese, pure lui da anni impegnato nella difesa del territorio, che ha commentato i suoi studi compiuti sui pochi dati resi noti dall’Arpac: "I dati ambientali sono poco o per niente accessibili ai cittadini e le informazioni che l’Arpac rende pubbliche in Campania non sono come quelle messe a disposizione nelle altre regioni d’Italia – ha dichiarato Salvatore De Riggi – Dai dati aggiornati al 2010 si può vedere che il monitoraggio delle acque piane di Boscofangone è limitato ad un solo pozzo, quello relativo all’area del Cis. Un solo pozzo in una zona che da almeno quindici anni è soggetta a sversamenti tossici. Così come al 2008 risale un’indagine importante come Mivis, relativa alle anomalie termiche del suolo per indagare le aree sospette. Un progetto serio che però non ha avuto seguito: quanti raccolti si sarebbe potuto evitare che andassero in giro in cinque anni!".

Anni di riunioni, pacifiche proteste e ricerche che sfoceranno dunque nella manifestazione di Napoli, in programma il 16 alle 14,30 da piazza Mancini, organizzata dopo quella studentesca indetta per venerdì 15 e prima dell’assemblea che si terrà domenica 17 a Piazza del Plebiscito, punto d’arrivo di Fiume in Piena. Oltre cento i movimenti, anche di ambito nazionale, che hanno già dato la loro adesione, tra cui i gruppi riuniti dal Forum Area Nolana, che in vista di sabato hanno organizzato un pullman per permettere a quanti lo desiderino di raggiungere Napoli.

Tra gli argomenti toccati durante la riunione, infine, anche l’aggressione mediatica che sta danneggiando l’agricoltura campana, uno dei casi che comporrà la proposta di Fiume in Piena: "Non vogliamo sistemi di emergenzialità, che in passato hanno arrecato solo danno al nostro territorio – ha dichiarato Vincenzo Forino, portavoce del Forum Ambiente Area Nolana – Piuttosto chiediamo la distinzione tra terreni inquinati e non per porre chiarezza in questa confusione di notizie che va a discapito dei piccoli contadini. Infine, chiediamo l’equiparazione dei reati ambientali a quelli di mafia".

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