Ieri confronto nella procura di Nola tra il capo della magistratura inquirente locale e le associazioni di uno dei territori dove regna il cancro. Consegnata una relazione zeppa di denunce. Rimaste lettera morta, per anni.
Decenni di occultamento di rifiuti tossici nei terreni di uno dei territori più inquinati della Campania, l’agro acerrano. Decenni di ecomafie, di inquinamento industriale e di abusi finiti in una relazione consegnata ieri mattina al procuratore capo di Nola, Paolo Mancuso.
Il documento è stato messo nelle mani del massimo esponente della magistratura inquirente nolana dalle associazioni ambientaliste di Acerra: “Comitato donne del 29 agosto”, “Osis”, “Endas Acerra”, “Guardie ambientali Campania”, Alessandro Cannavacciuolo e Antonio Montesarchio. Il colloquio tra gli ambientalisti acerrani e il dirigente della magistratura inquirente giurisdizionale è durato poco meno di un’ora. All’attenzione di Mancuso sono finite numerose denunce alla Procura depositate negli ultimi dieci anni. Un elenco incredibile di violenze e abusi di ogni genere perpetrati ai danni del più vasto territorio dell’hinterland napoletano dopo quello di Giugliano.
Tra le questioni più scottanti messe in evidenza c’è quella dell’utilizzo dei pozzi agricoli, dichiarati inquinanti e quindi inutilizzabili dallo stesso comune di Acerra, con un’ordinanza specifica emanata nel 2005 dall’ex vicesindaco Carmine Riemma. Ordinanza che non è mai stata applicata. Altra vicenda: l’uso degli elicotteri per il trasporto personale nel territorio urbanizzato della provincia da parte degli imprenditori Pellini, un gruppo aziendale specializzato nello smaltimento dei rifiuti di ogni sorta. I Pellini quest’anno sono stati condannati in primo grado dal tribunale di Napoli per traffico illecito di rifiuti. Ma sulle loro attività imprenditoriali gli ambientalisti hanno lanciato l’allarme alla magistratura. Non è finita.
Le associazioni hanno segnalato a Mancuso anche l’esistenza nel territorio acerrano di industrie che utilizzano sostanze non adeguatamente controllate per alimentare la loro attività . In un esposto è stata segnalata infatti la situazione che coinvolge la FRI-EL, un generatore di energia elettrica ubicato nell’area industriale di Acerra, che utilizza olio di palma per il suo ciclo produttivo. Un uso di biomasse che gli ambientalisti della zona hanno sempre contestato. Secondo i risultati delle analisi effettuate dal laboratorio merceologico della Camera di commercio di Napoli l’olio utilizzato dalla FRI-EL contiene quantitativi, anche se minimi, di policlorulobifenile, il “PCB”.
Ennesimo problema: il via libera conferito dalla regione Campania alla società Eco-drin, per la realizzazione di un impianto di trattamento di rifiuti pericolosi nell’area industriale di Acerra. Un progetto non ancora attuato e che è stato motivo di pesanti polemiche politiche. In base alle specifiche dell’autorizzazione regionale la Ecodrin potrà infatti stoccare sostanze pericolose come l’amianto e altri scarti tossici. Ma il faccia a faccia è stato anche puntato sull’inceneritore. ”La procura di Nola- ha spiegato il procuratore capo Mancuso- esegue il controllo periodico delle emissioni dell’inceneritore: è tutto a posto”.
Tre settimane fa il vicepresidente della Camera dei deputati, Luigi Di Maio, ha presentato un’interrogazione parlamentare indirizzata al ministero dell’Interno e a tutto il governo, particolarmente scottante. Nel documento l’alto esponente del Movimento cinque stelle sostanzialmente stigmatizza l’operato della magistratura e delle forze dell’ordine nel territorio sotto la giurisdizione della procura del tribunale di Nola. Da quel momento sono scaturite polemiche culminate con l’incontro tra il massimo rappresentante della magistratura locale e gli ambientalisti di uno dei territori più devastati d’Italia. Ambientalisti che a ogni modo, dieci giorni fa, avevano inoltrato alla procura di Nola la richiesta di incontro con Mancuso.






