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La missione possibile: il connubio tra sbocchi occupazionali e politiche ambientali

Il desiderio di risentire il profumo antico di una Napoli ormai contaminata da disastri ambientali creati da uomini corrotti. Un’analisi sulle prospettive, tra risorse ambientali e green economy.

L’aumento esponenziale della disoccupazione giovanile in Campania, sta alimentando giorno dopo giorno, uno stato di sfiducia e rabbia da parte di ragazzi che vorrebbero soltanto stabilizzare la loro indipendenza attraverso lavori pagati dignitosamente.

I dati campani sulla disoccupazione ricordano il periodo successivo alla seconda guerra mondiale e il lavoro appare un sogno lontano. Sabato scorso durante la convention del movimento ambientalista, promossa dal responsabile degli ecologisti campani Francesco Emilio Borrelli, è stato presentato un appello a tutte le forze politiche affinché promuovano progetti di green economy nella nostra regione. Borrelli ha giustamente posto l’accento sulla necessità di bonificare il territorio per consentire lo sviluppo del patrimonio agricolo da parte degli imprenditori onesti. Su questo punto, uno dei tanti approfonditi da Borrelli, è forse il caso di soffermarsi. La nostra regione merita una bonifica totale del territorio, contaminato ovunque.

Il caso dei rifiuti tossici trovati nel sottosuolo a Caivano, è solo l’ultimo di una lunghissima ed impressionante serie di eventi che caratterizzano la nostra realtà da ormai troppi anni. Una volta tracciate le origini di chi contamina i nostri terreni e solo dopo aver bloccato le collusioni con chi ha autorizzato questi interessi milionari, sarà possibile procedere, finalmente, a piani di riqualificazione ambientale volti non solo a tutelare la nostra salute, ma anche a garantire nuovi sbocchi occupazionali. In un’intervista rilasciata tempo fa sul sito ecologistiecivici.it, il Sociologo ambientalista Amato Lamberti espose un pensiero ancora attualissimo: “Il deficit energetico costa 100 miliardi l’anno, la corruzione altri 100, l’evasione fiscale 300. Dunque, il primo obiettivo è abbattere tutti questi costi.

Qualche esempio? Tutte le imprese devono diventare autonome nella produzione dell’energia che consumano sfruttando pale eoliche, minieolico, fotovoltaico, mini idroelettrico etc, con incentivi fiscali. Abitazioni private ed edifici pubblici devono fare lo stesso: bisogna rompere i grandi monopoli. In Brasile hanno deciso di viaggiare a metanolo, noi possiamo andare a biodiesel cedendo, ad esempio, con opportuni incentivi, i terreni demaniali incolti a quei giovani che hanno voglia di fare impresa. Così si attiva l’economia. Poi bisogna abbassare le aliquote per persone fisiche e imprese (negli Usa la più alta è del 29%, in Italia si supera il 50!), ridurre le spese militari, potenziare l’occupazione favorendo l’imprenditorialità giovanile. Servono riforme strutturali e misure che impongano la trasparenza degli scambi in denaro”.

Amato Lamberti, storico esperto delle politiche ambientali, poneva l’accento sulla fondamentale importanza delle energie alternative, evidenziando sulla sua rubrica “Città al setaccio” i danni della tossicità dei rifiuti bruciati che soffocano vite e opportunità: di cosa hanno dunque bisogno i cittadini per arginare il dramma dell’inquinamento nella nostra regione? “Trituratori domestici, impianti di compostaggio, biodigestori anaerobici per le frazioni organiche e indifferenziate. Tutto il resto, le frazioni secche, vanno semplicemente riutilizzate, per trasformare i rifiuti in risorsa. Ne guadagnerà l’ambiente, ne guadagnerà la salute dei cittadini, ne guadagnerà l’economia del Paese”.

Potremmo dunque scrivere e parlare per ore su tutti i punti riguardanti le necessità ambientali della nostra regione, ma per evitare un disorientamento, è sicuramente utile fermarci a quest’ultima proposta dei Verdi che conserva nella sua essenza, il rifiuto di tutta quella rete di fenomeni generati negli ultimi trent’anni, da chi ha sottovalutato le risorse ambientali nostrane, nonché gli infiniti guadagni illegali prodotti a nostre spese. Creare occupazione con l’ambiente è possibile, per farlo bisogna iniziare ad apprezzare il nostro territorio che possiede gli spazi e le risorse affinché tutte le energie alternative vengano messe in funzione.

Le conseguenze saranno soltanto a nostro vantaggio: diminuzione della tossicità atmosferica e conseguente miglioramento del nostro stato di salute, blocco deciso e definitivo degli interessi illegali e di tutte le conseguenze generate dai commerci di rifiuti tossici con cui la criminalità organizzata ha specializzato le proprie capacità imprenditoriali, aumento di denaro pubblico frutto dei risparmi ricavabili da attività ecosostenibili, da reinvestire in altre attività per il benessere collettivo, aumento di progetti imprenditoriali da parte dei giovani che hanno tutta la voglia e la volontà di salvaguardare il proprio territorio con le idee della green economy. In un articolo pubblicato su architetturaecosostenibile.it, la Dottoressa Mariangela Martellottadopo aver trattato con cura i vari mestieri in cui è possibile specializzarsi grazie alla green economy, ha spiegato quali potrebbero essere le opportunità per l’intera nazione:

“Più Green Economy significa maggiore risparmi che possono essere investiti per lo sviluppo del settore della sostenibilità edilizia, la Bioarchitettura, le tecnologie per l’uso di rinnovabili, la ricerca. L’Enea ha tracciato un possibile bilancio tra gli oneri per lo Stato in termini di incentivi alla Green Economy e l’impatto positivo per l’occupazione, l’industria e le casse pubbliche. Il risultato dà un netto segno di crescita economica: a fronte di un onere netto per lo Stato cumulato nel periodo 2010-2020 pari a 16,6 miliardi di euro, si risparmierebbero circa 31 miliardi di euro in energia e minori emissioni di CO2.

Inoltre gli incentivi permetterebbero di attivare 130 miliardi di euro di investimenti, da cui potrebbe derivare un aumento della produzione industriale per 238,4 miliardi di euro e una crescita dell’occupazione per 160 mila nuovi posti di lavoro. Insomma, se ancora ci fosse bisogno di chiederselo, non ci sono dubbi: sarà proprio la Green Economy a salvare l’Italia dalla crisi, a patto però che le istituzioni si impegnino concretamente per svilupparla”. Pensare all’ambiente con attenzione, osservando con scrupolosità tutte le alternative possibili all’inquinamento, ci consente di respirare non solo aria migliore ma anche fiducia in una realtà economicamente lungimirante, pronta a debellare il drammatico stato di preoccupazione che attanaglia tanti ragazzi in cerca di un lavoro che non arriva mai.

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