Il Lingotto prende di mira il massimo esponente della Chiesa nel territorio delle produzioni Panda. Non era mai successo. Ma nella sua lettera il direttore dello stabilimento di Pomigliano se la prende anche con ” la stampa mistificatrice”.
La missiva del direttore della Fiat di Pomigliano era giunta tra le mani del vescovo di Nola, Beniamino Depalma, cinque minuti prima che il prelato, venerdì sera, iniziasse un’assemblea pubblica in vescovado nel tentativo di aiutare gli ex precari dello stabilimento di Pomigliano.
Un convegno organizzato con sindaci, politici e imprenditori e che ha avuto come obiettivo principale quello di trovare soluzioni occupazionali per gli 88 giovani e meno giovani estromessi dall’impianto nel 2010, dopo la scadenza dei contratti a termine e di apprendistato. Manodopera, dunque, appesa al filo sottile di una magra cassa integrazione in deroga che scadrà a dicembre. A quel convegno era stato invitato anche Giuseppe Figliuolo, responsabile della fabbrica della Panda. Il dirigente però ha detto di no alla richiesta di partecipazione. Un rifiuto spedito in forma di missiva dai contenuti al fulmicotone: “Lei ha dato solidarietà ad alcuni manifestanti che con azioni violente hanno tentato di impedire l’ingresso in fabbrica ai lavoratori Fiat”.
Il riferimento è ai tafferugli scoppiati tra i Cobas del Comitato di Lotta cassintegrati e licenziati Fiat e le forze dell’ordine, il 15 giugno scorso, durante i presidi organizzati dalla Fiom contro il primo dei due sabati di recupero produttivo voluti dal Lingotto per smaltire un’ eccedenza congiunturale di 800 vetture. Manifestazione voluta per chiedere il rientro dei cassintegrati attraverso il contratto di solidarietà a fronte dell’aumento delle produzioni. Il giorno prima di questi presidi alcuni operai cassintegrati ed ex operai licenziati della Fiat, i Cobas Mimmo Mignano, Marco Cusano, Antonio Montella e Andrea Tortora, avevano occupato l’ufficio del vescovo, accusato di aver chiesto di votare si al referendum del 2010 sull’accordo Panda e di non avere assunto una posizione netta a favore di tutti i cassintegrati del settore.
Quindi, all’alba successiva, il tentativo di picchetto ai cancelli della Fiat da parte di Fiom, Cobas e Slai Cobas. Tentativo culminato con un brutto parapiglia tra Cobas e carabinieri. Sul posto si è poi recato il vescovo Depalma, accolto dai dirigenti locali di polizia e carabinieri. Ma quando il prelato è giunto al varco principale d’accesso non c’erano più manifestanti, neppure l’ombra di un operaio. Intanto nella lettera polemica contro la Chiesa locale Figliuolo aggiusta un po’ il tiro col prelato per poi gettare la croce, ed è proprio il caso di dirlo, sui giornalisti scrivendo che “la scelta del vescovo di essere dalla parte dei violenti e prevaricatori è stata involontaria e causata dalle mistificazioni veicolate da alcuni organi di informazione che hanno volutamente travisato la realtà dei fatti", omettendo che "era stato sottoscritto un accordo sindacale tra azienda e legittimi rappresentanti dei lavoratori".
Infine Figliuolo ha invitato Depalma a visitare la Fiat di Pomigliano. Ma la lettera del dirigente della grande fabbrica ha provocato le ire immediate di Massimiliano Manfredi, deputato del Pd, che parla di “un attacco inaudito da parte della Fiat verso monsignor Depalma, un attacco che offende l’intera comunità nolana”. Mentre Salvatore Velardi, della Cgil territoriale, è caustico: “E’ un attacco volgare, gratuito e mistificatore”.

