La maggioranza consiliare dovrà assumere decisioni nel breve periodo circa la gestione del patrimonio comunale derivante dagli abusi edilizi.
Ancora una volta le "case e similari" rappresentano uno scoglio duro da superare per il Borgomastro Guadagno e la sua maggioranza. Dopo la spaccatura interna dovuta all’approvazione "emendata" di Sviluppo Italia e dell’ERS, ancora oggetti da definire, oggi si sta discutendo sulla questione spinosa degli abusi edilizi diventati patrimonio comunale.
Il BURC della Regione Campania n. 24 del 7 maggio 2013 all’articolo 65 ha dato le indicazioni ai comuni su come regolamentare la materia. "… Per favorire il raggiungimento degli obbiettivi di cui all’art. 7 della legge regionale 28 del dicembre 2009 n. 19 (Misure urgenti per il rilancio economico, riqualificazione del patrimonio esistente, prevenzione del rischio sismico e semplificazione amministrativa), gli immobili acquisiti al patrimonio dei comuni possono essere destinati prioritariamente ad alloggi di edilizia residenziale pubblica (ERP), di edilizia residenziale sociale (ERS) (in base alla legge 22 ottobre 1971, n. 865 … e sue modificazioni …), nonché ai programmi di valorizzazione immobiliare anche con l’assegnazione in locazione degli immobili destinati ad uso diverso da quello abitativo, o a programmi di dismissione immobiliare.
In quest’ultimo caso il prezzo di vendita di detti immobili, stimato in euro per metro quadrato, non può essere inferiore al doppio del prezzo fissato per gli alloggi di edilizia residenziale pubblica. I comuni stabiliscono, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, e nel rispetto delle norme vigenti in materia di housing sociale di edilizia pubblica riguardanti i criteri di assegnazione degli alloggi, i criteri di assegnazione degli immobili in questione, riconoscendo precedenza a coloro che, al tempo dell’acquisizione occupavano il cespite, previa verifica che gli stessi non dispongono di altra idonea soluzione abitativa, nonché procedure di un piano di dismissione degli stessi …”.
Ricordiamo ai lettori che chi ha commesso un abuso edilizio e non ha provveduto al condono (fino al 2003) o all’abbattimento (successivamente), per legge non è più proprietario né del manufatto abusivo né dell’area su cui esso insiste. In altre parole la costruzione abusiva è diventata di proprietà del comune. E quindi tocca al comune, in questo caso ai suoi rappresentanti nell’assise comunale, esprimersi sul suo destino. In definitiva, le ipotesi previste dalle attuali normative sono:
1. Abbattimento dei manufatti abusivi.
2. Acquisizione degli stessi (già acquisiti per legge) a patrimonio comunale e destinazione ad alloggi o ad altri usi di pubblica utilità.
3. Dismissione immobiliare, cioè vendita.
Sarebbe interessante conoscere con esattezza l’entità del fenomeno, cioè quanti sono i manufatti abusivi e di quale tipologia sono, anche perché nel calderone viene inserito di tutto, dalle verande alle baracche, dai capannoni industriali agli ampliamenti delle stanze, dalle mansarde alle tettoie, dai palazzi alle ville, ecc… L’argomento è scottante come il sole d’estate a mezzogiorno ed è oggetto di discussioni fibrillanti filosofiche, gestionali e risolutive. Ma, soprattutto, deve essere presa una decisione in fretta, cioè entro il 7 agosto prossimo.
La prima ipotesi, quella più "giusta" da un punto di vista ideologico e legale, perché sanerebbe l’illegalità commessa, ed umano, perché tutelerebbe chi non ha commesso abusi, è di difficile attuazione in un periodo di crisi economica e non solo per i costi di abbattimento che sono a carico di coloro, che hanno compiuto l’abuso. Anche perché, spesso, soprattutto in alcune culture politiche e alle nostre latitudini, alla parola abuso viene affiancata una specifica che lo motiva e, quasi, lo giustifica. Cioè, è stato coniato il termine di "abuso di necessità". Questo termine è in contrasto con le regole, la legalità, ed è un ossimoro. Ma, ciò nonostante, è di moda e rende la "cosa" più umana, più accettabile, quasi più legale e quindi "ti perdono e ti condono", anche perché, secondo qualche esponente della maggioranza " … le situazioni abusive non sono tutte uguali, ma sono diverse l’una dall’altra e dovrebbero essere affrontate una per volta … ", quindi con una prevista disparità di giudizio e trattamento.
La seconda ipotesi, che potrebbe essere la più "attuabile" per evitare sprechi di risorse, è di difficile effettuazione perché recuperare un immobile, magari non terminato, e adattarlo, riqualificarlo, renderlo a norma e pubblicamente utile è costoso e dispendioso e, con i tempi che corrono, nessun comune ha le risorse necessarie disponibili. Senza tener conto poi della "rabbia" e della "contrarietà" dell’abusante che si vede portar via il "suo" manufatto. Sì, il suo manufatto. Perché non è entrata ancora in vigore la cultura della perdita definitiva del possesso del bene! Si spera sempre in un recupero di Berlusconiana memoria.
La terza ipotesi, quella appunto "Silviana", cioè la dismissione (o vendita, o condono) è la più facile da attuare perché accontenta un po’ tutti, salvando capra e cavoli, soprattutto " … se c’è di mezzo qualche conflitto di interessi, diretto o indiretto, sia nella politica di maggioranza, sia in quella di opposizione …", cioè in chi amministra il paese e deve decidere, come ha dichiarato l’assessore al ramo, Gianluca Pipolo, al quale abbiamo anche chiesto se l’amministrazione conosce l’entità del problema, cioè se c’è stato da parte dell’Ufficio Tecnico Comunale un censimento degli abusi. Questa la risposta di Pipolo: "… l’ufficio tecnico ha l’elenco degli abusi ma non ce l’ha ancora comunicato … non sappiamo nello specifico quanti e quali sono gli abusi … infatti il nostro capogruppo (PD) Domenico Viola lo ha chiesto ufficialmente …".
I dubbi si diradano, invece, sugli eventuali compratori delle probabili dismissioni. La cosa più probabile è che, per la maggior parte, si tratti di quelli che hanno commesso l’abuso, anche perché sarà difficile trovare acquirenti di beni costruiti illegalmente ma col sudore della fronte, da cittadini onesti ai quali lo stato ha "scippato" e poi ha rivenduto. A proposito di vendita, per le casse comunali e per chi acquista c’è una bella differenza in soldoni se l’immobile viene dichiarato di pubblica utilità e destinato ad edilizia residenziale pubblica o ad edilizia residenziale sociale. Il primo caso è a favore di chi "vende" (il comune), il secondo di chi "acquista" (quelli che hanno commesso gli abusi).
In definitiva, un bel problema per il Borgomastro e i "suoi consiglieri" che in questi giorni stanno studiando la soluzione con tanto di pareri tecnici e legali. Le discussioni politiche nel merito sono aperte, anche se i Bookmakers inglesi danno come più accreditata la terza ipotesi, cioè quella Berlusconiana del "Condono Edilizio"… (Silvio docet! Evviva colui che ha avuto il coraggio di dare il significato giusto alle parole!). Ma la sinistra non era contraria ai condoni? Sì. Forse. Una volta. Quando, nonostante il consociativismo, era chiaro chi fosse al governo del paese ed erano chiare le distanze tra i due poli. E non, come da alcuni anni a questa parte, con la confusione dei governi di "larghe intese" fatti per il bene del paese.
Quindi, appuntamento con scadenza (perentoria?) al 7 agosto prossimo, quando il Borgomastro di Volla e i "suoi" Consiglieri Comunali decideranno il destino dei manufatti abusivi Vollesi. Non vorremmo essere nei loro panni, anche se chi si candida alla guida di un paese deve avere il coraggio di prendersi le sue responsabilità politiche e non.



