Il progetto si propone di costruire un nuovo rapporto tra scuola e territorio ed i vari livelli del discorso culturale. Il progetto ha per tema il Rinascimento. Il banchetto rinascimentale nel Palazzo Medici. I vini di Luigi de’ Medici.
Giovedì 18 dicembre, nelle sale dell’Isis “Luigi de’ Medici”, è stato presentato il progetto “Magister Archeo Chef”, promosso dal Polo Qualità di Napoli. Il prof. Gennaro Pascale, Dirigente dell’Istituto, e la dott.ssa Angela Orabona, responsabile del Polo Qualità , hanno illustrato gli obiettivi del progetto, che si propone di costruire un complesso discorso culturale in cui il piano enogastronomico aiuta a stabilire nessi e relazioni tra l’archeologia, la storia, l’antropologia, l’arte, l’economia.
La dott.ssa Orabona ha con vivacità oratoria ricordato che il progetto mira a inserire nel curricolo scolastico metodi e temi tali che gli allievi vengano sollecitati ad acquisire conoscenze e a sviluppare competenze e abilità . E’ un progetto ambizioso, che alle scuole coinvolte propone di riconsiderare in una nuova prospettiva l’uso della tecnologia dell’informazione e dei mezzi di comunicazione e dà , inoltre, l’opportunità di sperimentare quelle pratiche di finanziamento che vanno sotto il nome di crowdfunding: insomma, si mira a costruire un rapporto assolutamente originale tra la scuola e il territorio.
L’Isis “de’ Medici” parteciperà , con istituti di altri Comuni, alla sezione del progetto dedicata al Rinascimento. Nel maggio 2015, a conclusione del percorso didattico, il Palazzo Medici ospiterà una manifestazione in cui tutti potranno valutare e apprezzare i risultati concreti delle attività connesse a quel percorso: rinomati chef e gli alunni dell’Istituto Alberghiero prepareranno e imbandiranno un pranzo rinascimentale, altri alunni leggeranno passi di scritti del Rinascimento, racconteranno storie di vario taglio sull’epoca, sui luoghi e sui territori legati alle sedi dei quattro istituti che partecipano al progetto, e attraverso questi territori disegneranno, e illustreranno, un percorso ” turistico”.
Un ruolo significativo svolgeranno, nella manifestazione, i costumi, diciamo così, d’epoca: gli esperti del Polo Qualità ricostruiranno gli arredi, i servizi da cucina e da tavola, e l’ abbigliamento con precisione filologica. E così il progetto servirà anche a proporre notevoli spunti di riflessione e di meditazione e agli altri Istituti scolastici di Ottaviano e agli amministratori della città , i quali si ricorderanno, per improvvisa illuminazione, che sono ottavianesi uno dei più importanti pasticcieri italiani, un esperto restauratore di opere d’arte che è anche raffinato disegnatore di costumi storici, e uno dei Maestri italiani della ricostruzione “virtuale” delle vicende della storia.
Il prestigio sempre più luminoso dell’Isis “Luigi de’ Medici” e il Palazzo che appartenne a un ramo dei Medici di Firenze hanno fatto sì che Ottaviano venisse inserita nella parte del progetto dedicata al Rinascimento. I Medici di Ottajano non hanno lasciato tracce significative nella storia della gastronomia: tra l’altro, pare che nessuno dei principi sia stato incline alle raffinatezze della tavola, fatta forse eccezione per Giuseppe III, il fratello del Cavalier Luigi. Secondo “l’inventario dei beni” stilato dopo la morte di Luigi de’ Medici la sua cantina custodiva 48 bottiglie di Porto, 150 di Stella, 282 di Madera, 13 di Alicante, 23 di “Ermitaggio”, 12 di “Grande Ermitaggio”, 45 di Champagne, “ma di seconda qualità ”. Tra i molti “servizi” di coppe e bicchieri, c’erano calici per lo champagne, bicchieri per il Bordeaux e per il Madera, tazze per il “pongio” e “60 bicchieri sciacquabocche con le bacinelle”: insomma, tutto ciò che serviva per i banchetti “diplomatici”.
Non c’erano, nella cantina della residenza napoletana del cavalier Luigi, i vini dei vigneti vesuviani, che costituivano, da sempre, la parte più significativa del patrimonio della famiglia: quei vini, pur carichi di storia, non erano ancora adatti ai pranzi ufficiali della nobiltà e dei potenti. Perciò, al prediletto pronipote Giuseppe il Cavaliere lasciò non solo il suo immenso patrimonio, ma anche il compito di far sì che i vini vesuviani diventassero degni delle tavole importanti. Luigi de’ Medici morì nel 1830: diciotto anni dopo Vincenzo Semmola riconosceva pubblicamente che Giuseppe IV Medici, principe di Ottajano, aveva svolto quel compito in modo magnifico.
(>Foto: J. Beuckelaer, Venditrice di ortaggi, 1564)





