La manifestazione di Napoli per dire NO a tutte le mafie non ha toccato le vere questioni: la mala pianta cresce perchè ci sono connivenze, complicità, interessi, istituzioni deboli. Di Amato Lamberti.
Quella del 21 marzo 2009 è stata una grande manifestazione. A Napoli sono arrivati decine di migliaia di ragazze e ragazzi, forse più di centomila, da tutta Italia e, in particolare, da tutto il Mezzogiorno, per dire NO alla mafia, a tutte le mafie che avvelenano il nostro Paese e stringono come in una morsa il Mezzogiorno, condizionandone lo sviluppo, la pratica della democrazia, la trasparenza delle amministrazioni, la qualità della vita, gli stessi rapporti tra le persone.
Naturalmente c”erano anche politici di tutti gli schieramenti, sindaci accompagnati dai labari dei loro Comuni, amministratori di ogni livello, comunali, provinciali, regionali, ma anche quelli di comunità montane, di ASL, di Parchi nazionali e regionali, delle Agenzie di protezione ambientale: insomma, tutti i livelli di governo politico del territorio erano ampiamente rappresentati. Naturalmente erano in prima fila, reggendo anche lunghi striscioni, quasi a significare che quella manifestazione, quella folla strabocchevole di ragazze e ragazzi, con i loro cartelli e le parole d”ordine cantate ed urlate, fosse lì per loro, per sostenere la dura battaglia quotidiana delle istituzioni e delle amministrazioni contro i poteri criminali.
Naturalmente sappiamo bene che non è così: sappiamo bene che la forza dei poteri criminali dipende dalla debolezza delle istituzioni; dalla permeabilità delle amministrazioni pubbliche; dalle connivenze e dalle complicità, anche solo silenziose, di quanti avrebbero il compito di fare argine all”espansione e alla penetrazione degli interessi mafiosi nella amministrazione come nella gestione della spesa pubblica; dalla corruttibilità di quelli che dovrebbero essere i servitori dello Stato e che, invece, sono gli infiltrati della mafia nei gangli vitali delle amministrazioni e delle istituzioni pubbliche. Naturalmente, come sempre, di queste cose la manifestazione, bellissima, partecipata, ricca di tensione emotiva, non ha parlato.
Centinaia erano gli striscioni, migliaia erano i cartelli, innalzati per dire NO ai poteri criminali, NO alla mafia, per testimoniare la forza della memoria dei martiri della lotta alle mafie, ma, mentre l”interminabile e coloratissimo corteo mi sfilava davanti, mi sono reso conto che la mafia sembrava non avesse un volto, anzi aveva solo il volto dei criminali assassini: il volto del male, il volto del demonio, che fa il male perchè quella è la sua essenza. Ma la mafia uccide, corrompe, intimidisce, per denaro e per potere. Il suo scopo non è il male per il male, ma il governo del territorio e di tutte le opportunità di sviluppo e di vita presenti e future, insieme, ma non prima, all”accumulazione della ricchezza.
La mafia non potrebbe mai raggiungere i suoi veri obiettivi senza la complicità partecipe, l”arruolamento nelle sue fila, di coloro che dovrebbero essere i servitori dello Stato, dal senatore, al deputato, al sindaco, ai consiglieri e assessori di ogni livello, al dirigente, al funzionario, come pure ai professionisti di ogni settore, dall”avvocato al commercialista. Senza innervamento nella società e nelle stesse articolazioni dello Stato la mafia non esisterebbe neppure. Sarebbe ridotta, come purtroppo alcuni continuano a pensarla, a una o più bande di delinquenti che fanno lavori criminali, come il traffico di droga, solo per procurarsi denaro da spendere a piene mani, e per ottenerlo sono disposti ad uccidere chiunque tenti di fermarli.
In questo caso sì, sarebbe solo problema di Forze dell”ordine e Magistratura. Ma non è così. La mafia è una questione politica; chiama in causa l”assetto e l”organizzazione dello Stato italiano nel Mezzogiorno, in particolare, ma non solo. Far finta che il problema sia altrove, significa solo fare un favore alla Mafia, come dimostra l”allegra partecipazione alla manifestazione del 21 marzo a Napoli di tanti amministratori di Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose.






