Incontri in città con il poeta Bruno Tognolini.
I due giorni che i volontari del Centroletture “Huck Finn” di Somma Vesuviana e i docenti dell’I.C. “D’Aosta” di Ottaviano, hanno trascorso insieme a Bruno Tognolini, poeta e cantastorie, hanno ridestato la passione educativa e cittadina, spingendola a fidarsi dei mari aperti, dell’incontro generoso con i bambini e i ragazzi, a non temere di richiamare a profezie educative un territorio difficile come quello dell’entroterra napoletano.
In tempi di dure contrapposizioni politiche per le elezioni amministrative imminenti, la città ha fatto i conti con la poesia; le centinaia di persone presenti hanno potuto constatare che se il mondo sta fermo, il cuore si muove e proprio per questo avverte quanto l’uso sbadato delle parole, lo slogan stupido, il comizio godereccio e rabberciato, siano smascherati da parole di cui avevamo dimenticato il suono. La poesia in fondo traccia strade di impegno ancora inesplorato e ci conduce a sperimentare ancora modi nuovi per assolvere all’impegno di seminare sapienze e richiami interiori.
Bruno Tognolini, folletto sardo dai capelli bianchi e grigi, quasi uno hobbit di terre letterarie vicine a noi eppure sconosciute, spiritello shakespeariano che ancora abita boschi pieni di ombre e di luci, ci ha insegnato a fidarci. Durante i tre incontri che abbiamo avuto con lui, infatti, ha proposto un gioco dello spirito: riconsiderare l’esistenza a partire dalla leggerezza della poesia; ripudiare la pesantezza delle promesse, le frasi d’onore, gli impegni roboanti. Fidarsi dei volti che ridono e non delle facce digrignati dai manifesti.
Una poesia addensata intorno alle filastrocche della memoria, alle rime delle emozioni, ai versi arrabbiati di chi, come i bambini, ancora non riesce ad elaborare un pensiero critico, diventa strumento politico per difendersi dal luridume imperante, proprio in un periodo, quale quello elettorale, che dovrebbe chiarire i panorami, aiutare ad essere puntuali e ad esplorare i territori del futuro di una città.
La serata che ha visto gli adulti ascoltarlo, in una sala gremitissima, è stata piena di operose suggestioni, quasi un laboratorio di pensieri e di reciproche narrazioni: dalle “chimerine”, ricomposizioni divertentissime di modi dire e di frasi latine, alla rivisitazione ritmata di testi danteschi, fino alla visita originalissima alla corte palermitana di Federico II, con la rilettura di Cielo D’Alcamo: Rosa fresca aulentissima ch’apari inver’ la state, le donne ti disiano… Se i politici fossero stati presenti, avrebbero potuto prendere appunti (sono sicuro che sappiano farlo) e forse avrebbero ipotizzato immaginari più sereni sul futuro delle nostre cittadine.
La pervasività della rabbia, che in alcune formazioni politiche si distingue con tanta tristezza e invade la vita quotidiana di noi prossimi e miseri elettori, è un sintomo di irriflessività, di carenza di pensieri, di abitudini inveterate a non programmare. Basterebbe avere il coraggio di confessare il proprio disagio, di rimediare alla povertà di linguaggio e di affidarsi ai tanti cittadini che invece avrebbero tante cose da dire per rasserenarsi e trovare grazia nella bellezza della progettazione, nella sosta attenta dell’analisi e nella soddisfazione di una sintesi politica che è quasi sempre reciprocità e dialogo.
Come ha detto il poeta, ieri l’altro, ai bambini e ai ragazzi corsi ad ascoltarlo: rabbia, rabbia / fiato di sabbia/ sangue di gioco/ fiore di fuoco …. Consuma tutto/ lasciamo il cuore / pulito e asciutto.
(Fonte foto: Rete Internet)

