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Smart Cities. Ovvero, come migliorare la qualità della vita

L’Urban Social Forum ha richiamato l’idea che l’uso sociale dell’innovazione tecnologica favorirà il miglioramento della vita urbana.

Con il l’organizzazione dell’Urban Social Forum dedicato ai temi del Diritto alla Città e della Difesa dei Beni Comuni mi sembra sia stata scritta una bella pagina della cronaca di questi mesi. Ad un’agghiacciante serie di delitti, di scandali politici e di manifestazioni incredibili di immorali comportamenti, si sono contrapposti discussioni, pensieri partecipati e proposte concrete per superare i modelli di sviluppo dominanti.

Napoli e le nostre cittadine rappresentano proprio uno di questi percorsi in cui il diritto ad abitare viene costantemente messo in dubbio e il senso dei luoghi di cittadinanza o anche solo della collettività sono duramente rinnegati, ogni giorno. Chiunque può sperimentare lo sconcerto di una città dimentica di se stessa; basta recarsi per commissioni o per lavoro o per impegni nel caos informe e deturpato della metropoli per percepire una comunità alla ricerca di un vano momento di riposo. E non è tanto il correre furioso, l’agitazione compulsiva, il traffico, che sconvolgono, quanto il fatto che stia scomparendo la coscienza di un inferno quotidiano. É così anche nelle cittadine dell’hinterland come la nostra.

I protagonisti della vita quotidiana non sono più i ragazzi che vanno a scuola, gli anziani che discutono, i commerci, il lavoro, tutti elementi – specchio di un’identità consapevole, quanto gli oggetti del consumo dietro cui la maggioranza inebetita dirige le proprie azioni: le automobili, idoli immobili destinati a dare l’idea del movimento, le case deturpate e rese testimoni angoscianti di deserti e di silenzi umani, le strade che non conducono più da qualche parte, ma sono esse stesse documento di assenza di mete e percorsi.

Il forum ha cercato di fare un po’ di luce su questi aspetti, interrogando la città e le sue istituzioni da una prospettiva educativa. La percezione dei problemi deve coniugarsi immancabilmente con le strategie educative, altrimenti si rischia di concedere al nostro estetismo l’alibi dell’impegno, senza aver cura invece dell’imperativo pedagogico della partecipazione. Non a caso da più parti si è invocato un programma di azione fondato sull’inclusione e sulle intelligenze che vivono nelle città, ma non hanno la possibilità di emergere.

La consapevolezza, che cresce sempre più, della necessità di una città intelligente, le cosiddette smart cities, può diventare uno spiraglio adatto a permettere il passaggio di una corrente, che coniughi tecnologia e umanesimo e offra l’esempio di una comunità intelligente, cioè pensante. La liberazione definitiva dalle idee moderniste di riqualificazione etica, che usava come unico strumento la buona volontà di pochi, condurrà ad aprirsi invece ad una reale innovazione sociale, dovuta all’impegno di preparare i cittadini a migliorare la qualità della vita mediante l’uso sociale e non violento delle nuove tecnologie.

Questo mi pare un risultato profetico del Social forum: aver infranto il tabù che l’attività di miglioramento della vita urbana debba prescindere da metodiche di tecnologia sostenibile e di aver richiamato al contrario l’idea che proprio l’innovazione tecnologica può creare spazi aperti alla reciprocità, invece che piazze di egoismi informatici e di virtuali contraddizioni.
Infine un’idea assai profonda diffusa dai lavori del Forum è senz’altro quella attinente alla comunicazione delle idee creative, come strada principale per il riassetto urbano.

É difficile immaginare che il bisogno di relazione umana, esistente dietro il proliferare dei fenomeni di comunicazione di massa possa ricondurre ad un percettibile miglioramento dell’uso degli spazi, eppure se ci pensiamo attentamente, comprendiamo subito che più ci si orienta alla valorizzazione del pensiero collettivo più le decisioni sono influenti sul piano istituzionale e servono a dirigere le azioni dei titolari della gestione delle risorse.
(Fonte foto: Rete Internet)

CORRELATO, UN ARTICOLO DEL PROF. AMATO LAMBERTI DEL 2 MAGGIO SCORSO

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