Il termovalorizzatore di Acerra rende sempre più inquieti. Ci chiediamo perchè la salute della gente debba essere sacrificata a vantaggio di persone e politici senza scrupoli. Di don Aniello Tortora
Leggo dai giornali che giovedì 26 marzo sarà inaugurato l”inceneritore di Acerra. Sarà il secondo in Italia (su 50) e, in progress, quando arriverà a pieno regime, sarà capace di smaltire 200/300 tonnellate di rifiuti al giorno. Non tocca certo a me, nè alla Chiesa, dare soluzioni o indicazioni tecniche ai problemi. Tocca alla politica e agli esperti. Ma quando è in gioco la salvaguardia dell”ambiente, la salute della gente, la dignità delle persone, il pericolo del saccheggio di un territorio svenduto per speculazioni economiche, in una parola, quando non si persegue il “Bene Comune”, la Chiesa ha il diritto-dovere di intervenire sul piano etico-valoriale.
La Chiesa di Nola ha continuamente “gridato”, attraverso il Vescovo e l”Ufficio diocesano problemi sociali e lavoro, giustizia e pace, salvaguardia del creato, contro le ingiustizie. Ha partecipato, sin dall”inizio dell”emergenza rifiuti alle sofferenze della nostra gente causate anche dalla questione ambientale. Penso qui ai tanti interventi a favore della chiusura delle discariche a Paenzano 1 e 2 (Schiava di Tufino), a Boscofangone, a Marigliano:.
Qui è in pericolo la nostra salute, bene preziosissimo donatoci dal buon Dio. Tra le province di Napoli e Caserta (nel cosiddetto “triangolo della morte Acerra-Marigliano-Nola”), dove vivono oltre mezzo milione di persone, si muore di più per determinati tipi di cancro. Nel 2004 fu realizzato uno studio sull”argomento per The Lancet Oncology , una delle prime riviste scientifiche al mondo, dal ricercatore nolano del Cnr di Pisa Alfredo Mazza. È stato dimostrato che l”aumento del cancro è conseguenza diretta dello smaltimento illegale dei rifiuti nelle discariche abusive della zona.
Sostanze cancerogene e radioattive dopo decenni sottoterra riemergono nella catena alimentare sottoforma di sali di ammonio, alluminio, piombo, mercurio e diossina. Questi dati confermano quello che la gente comune dice , da anni, ogni giorno: “In ogni famiglia abbiamo un malato, se non addirittura un morto, di tumore”. Anch”io, come parroco, posso confermare questo dato. Anche un”indagine dell”Istituto superiore della Sanità ha confermato che l”asse Aversa, Acerra, Giugliano, dove vengono sversati illegalmente rifiuti tossici e urbani, riconferma un significativo eccesso di tumori al polmone, fegato, vescica, rene e stomaco.
Esiste, è così dimostrato, una relazione accertata tra l”emergenza rifiuti campana e il rischio salute per i cittadini.
La Chiesa, insieme ai comitati per la salute, ha sempre denunciato con coraggio le scelte scellerate, piovute dall”alto, che mortificano continuamente il nostro territorio, che, non a caso, è stato definito “la pattumiera ufficiale della Campania e la discarica abusiva dell”Italia ricca e industriale“.
Questa nostra terra, un tempo “Campania felix“, è diventata lo sversatoio privato delle ecomafie nazionali: una camorra feroce e senza scrupoli ha pilotato indisturbata un mostruoso traffico di rifiuti tossici dal Nord al Sud.
Ma, per questo stato di cose, ci sono delle responsabilità ben precise: prima le autorità regionali e poi i vari Commissariamenti governativi straordinari hanno reso, con le loro scelte “politiche” ancora più drammatica una situazione ambientale già altamente compromessa.
Anche il silenzio o la complicità delle amministrazioni locali (che qualche volta si sono svendute per il classico piatto di lenticchie), hanno creato sfiducia tra la popolazione e reso le nostre zone sempre più a rischio diossina, con la costante crescita delle patologie tumorali e delle vie respiratorie.
Ancora oggi, dopo tantissimi anni di emergenza infinita continuiamo a chiederci perchè la salute della gente debba essere sacrificata al totem del dio denaro e del profitto economico, che sarà solo a beneficio di gente senza scrupoli, della criminalità organizzata, dei soliti “colletti bianchi” che lavorano dietro le quinte e di politici che da questa situazione traggono solo vantaggi elettorali.
Ci chiediamo, ancora, perchè non si favorisca sempre di più la raccolta differenziata, che potrebbe risolvere più del 50% del problema e perchè a pagare debbano essere sempre le stesse zone, salvaguardando le zone “ricche e turistiche” della nostra regione che, paradossalmente, poco si impegnano a riciclare i rifiuti.
A pagare, se si continua così, sarà sempre e solo la povera gente e il futuro dei nostri ragazzi sarà ancora di più in serio pericolo.
Alla vigilia dell”apertura dell”inceneritore mi faccio alcune domande:
perchè è stato scelto proprio il “triangolo della morte” per localizzare l”inceneritore, quando tutta la zona andava bonificata? Perchè le discariche non sono messe in sicurezza? Perchè non si fa un monitoraggio serio sulla situazione ambientale reale del nostro territorio? Dove saranno smaltite le scorie e le ceneri sottili dell”incenerimento dei rifiuti? Quale sarà l”impatto ambientale? Quanta altra diossina in più dovremo ancora sopportare sulle nostre terre? L”inceneritore, che deve produrre energia elettrica, brucerà solo CDR (combustibile derivato rifiuti) o anche il “tal quale” e i rifiuti tossici? Chi controllerà il controllore? Quali rischi camorra nella gestione dell”impianto?
Al Giubileo dei lavoratori della terra Giovanni Paolo II così diceva: “Se il mondo della tecnica più raffinata non si riconcilia con il linguaggio semplice della natura in un salutare equilibrio, la vita dell”uomo correrà rischi sempre maggiori di cui già ora vediamo avvisaglie preoccupanti“.
Insieme, vincendo la rassegnazione ed esercitando la cittadinanza attiva, vogliamo continuare a difendere a denti stretti questa nostra terra, con forza denunciare le “strutture di peccato” che impediscono il vero sviluppo di uno dei territori più belli e fertili della Campania. Insieme vogliamo assicurare a noi e, particolarmente alle nuove generazioni, solo una vita “normale”.
E la Chiesa, come sempre, sarà in prima linea.




