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Indotto Fiat, schiarita sui licenziamenti

Firmato un verbale dalla Tiberina e dai sindacati con cui si prevede l’utilizzo della cassa integrazione al posto della procedura di mobilità. Domani l’assemblea in fabbrica.

Schiarita sulla vertenza relativa ai licenziamenti nell’indotto Fiat. La Tiberina e i sindacati hanno firmato un verbale che prevede il ritiro della procedura di mobilità e, in alternativa, la cassa integrazione in deroga per i 50 dei 91 operai individuati in esubero strutturale. L’impegno delle parti, trascritto in un documento, sarà sottoposto domani, mercoledì, al giudizio dei lavoratori dello stabilimento in cui si costruiscono prodotti e sottoprodotti per i telai delle Panda realizzate nell’attigua Fiat di Pomigliano, la grande fabbrica distante appena duecento metri. Lo spiraglio che si è aperto sta intanto facendo tornare un po’di serenità negli ambienti metalmeccanici del polo industriale campano. A ogni modo non sembra per il momento farsi strada la proposta della Fiom, puntata sui contratti di solidarietà.

Uno strumento, questo, che ha l’effetto di far rimanere tutti i dipendenti in attività ma con un salario ridotto in proporzione agli esuberi quantificati. Invece un ulteriore periodo di cassa integrazione sembra la soluzione che si stia profilando. La Tiberina di Pomigliano è l’unico dei 16 impianti italiani dell’azienda di Umbertide, provincia di Perugia, ad attraversare una fase di crisi produttiva. Le commesse affidate a questo sito dalla Fiat sono poche. Da qui la volontà dei responsabili dell’impresa umbra di dare il via, agli inizi di gennaio, al taglio di più della metà dell’organico dello stabilimento napoletano. A quel punto, il 23 gennaio, gli operai si sono asserragliati nella mensa dello stabilimento. Le produzioni sono rimaste bloccate fino al pomeriggio di martedì 28 gennaio, quando la situazione nella fabbrica si è normalizzata con la riapertura dei cancelli e la ripresa della attività grazie alla mediazione della prefettura di Napoli.

La mattina di lunedì 27 gennaio gli operai avevano ricevuto la brutta sorpresa di ritrovarsi davanti allo stabilimento chiuso. Poco dopo l’azienda aveva anche comunicato la cassa integrazione a zero ore per tutti i dipendenti, a tempo indeterminato. Ma poi l’azienda perugina si è impegnata a valutare “la possibilità di utilizzare ammortizzatori alternativi alla procedura di licenziamento” avviata per 50 dei 91 addetti. Ammortizzatori sociali che saranno esclusivamente puntati al salvataggio del personale, altrimenti da estromettere in via definitiva. In quell’occasione si era parlato dell’avvio dei contratti di solidarietà. Una soluzione, questa della solidarietà, da tempo caldeggiata dalla Fiom ma che non è ritenuta “adeguata” da altri ambienti politici, sindacali e imprenditoriali. Ora, dunque, spunta l’ipotesi cassa in deroga. Sulle modalità di esecuzione della cig e su questo stesso ammortizzatore sociale discuteranno domani in fabbrica sindacati e lavoratori.

Dopo ci sarà un altro confronto tra le organizzazioni di categoria e l’azienda. Per adesso non si sa se l’accordo possa essere considerato cosa già fatta. Molto dipenderà dall’assemblea di stabilimento. La situazione nel polo industriale di Pomigliano è incandescente. Venerdì scorso i Cobas del Comitato cassintegrati e licenziati Fiat hanno piazzato un picchetto sul varco principale dello stabilimento automobilistico. Tre giorni prima un cassintegrato del reparto logistico di Nola, attivista dello Slai Cobas, Pino De Crescenzo, 43 anni, due figli, si era tolto la vita impiccandosi nella sua abitazione di Afragola.
(Fonte foto: Rete internet)

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