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Inceneritore di Acerra: blocco senza fine. E’ rischio emergenza rifiuti

Il vescovo Di Donna dopo aver pronunciato l’anatema contro il termovalorizzatore si dissocia dalla protesta. Ma le mamme coraggio insistono: “E’ stato costretto a dirlo”. Intanto l’A2a si rivolge alla magistratura.

Le mamme coraggio, gli studenti, i militanti dei comitati ambientalisti proseguono testardamente a bloccare il varco d’ingresso dell’inceneritore. Nella notte tra ieri e oggi hanno montato una tenda mentre si danno il cambio per consentire alle forze “fresche” di tenere in scacco il grande quanto odiato impianto. Ormai i picchetti si protraggono da domenica sera. Stamane sono giunti in soccorso dei manifestanti gli studenti del Liceo Alfonso Maria de’ Liguori, circa mille ragazzi che hanno dato manforte al cordone che impedisce l’accesso dei camion carichi di rifiuti.

Tensione sempre alle stelle, dunque. Oggi, a più riprese, chi stava bloccando ha temuto le cariche della polizia. Che però non ci sono state. I poliziotti si sono limitati a osservare, anche se ogni tanto è parso che si stessero preparando ad attaccare il picchetto. Intanto c’è molta amarezza nel fronte ambientalista. Il primo ad essere amareggiato è il vescovo di Acerra, che dopo l’omelia anti inceneritore, pronunciata nel cimitero della città durante la commemorazione dei defunti, è stato accusato dai soloni dei media nazionali di aver innescato nella popolazione un effetto a catena difficilmente arrestabile. Accuse pesanti che non si sono fermate nemmeno quando monsignor Antonio Di Donna ha comunicato, ieri sera, di essersi ” dissociato da una protesta, da un estremismo che mira a paralizzare il termovalorizzatore “.

“Il vescovo doveva dire quello che ha detto – la replica di chi stamane si è ritrovato nel piazzale dell’impianto – dopo quelle parole così pesanti pronunciate il 2 novembre avrà certamente subito una serie di pressioni che soltanto con un comunicato del genere poteva alleggerire”. “Il vescovo è ancora con noi: continueremo i blocchi “, hanno aggiunto le “mamme coraggio”, magliette bianche e scritta rossa.

” E’ una scritta che indica un ruolo preciso, quello di mamme che devono difendere i loro bambini “, specificano queste donne davvero caparbie, decise. Sullo sfondo delle loro urla s’intravede, a pochi centimetri dal cancello dell’inceneritore, la sagoma di un sindaco, quello di Acerra, Raffaele Lettieri, che ha tutta l’aria di essere tra due fuochi, tra una popolazione locale che ne ha le tasche piene dell’impianto brucia rifiuti e una politica regionale che non intende cedere di un passo, che vuole garantire a tutti i costi il più o meno regolare andamento del ciclo della “monnezza”. Oggi pomeriggio l’A2a, la società milanese che gestisce il termovalorizzatore, ha comunicato che di questo passo non potrà più reggere.

Il forno della struttura è infatti quasi vuoto. C’è il rischio di un blocco delle macchine. L’A2a dice anche di aver denunciato alla magistratura l’interruzione del pubblico servizio provocata dalla protesta. E corre voce che l’assessore regionale all’ambiente, Giovanni Romano, domani, nel corso del tavolo tecnico organizzato in Regione sulla vertenza, possa anche lui rivolgersi ai giudici per richiedere lo sgombero ad horas dei varchi. Si vedrà. Resta il fatto che il picchetto da lì non si smuove. ” Non ce ne andiamo – la tigna dei manifestanti – dobbiamo far chiudere questo mostro, anche a costo di una nuova emergenza rifiuti “. Ormai la sensazione è che la questione del trasferimento ad Acerra delle eco balle di Coda di Volpe, in provincia di Salerno, sia stata solo un pretesto per puntare dritto contro il termovalorizzatore. Gli acerrani, e non solo, attribuiscono a questa struttura l’escalation di tumori che sta flagellando da alcuni anni il territorio. ” Non posso più vivere così – racconta una mamma – con la paura continua che i miei figli possano ammalarsi “. ” Non è possibile – aggiunge Davide, uno degli studenti più agguerriti – che negli ultimi tempi alcuni professori e altrettanti studenti della mia scuola siano morti di cancro.

Io parlo spesso con altri studenti di Roma, di Firenze. Mi dicono che nelle loro scuole non succede affatto quello che sta succedendo nella mia “. Nel picchetto anti inceneritore ci sono i parenti dei bambini uccisi dal male che non dà scampo. ” Continueremo la lotta fino in fondo “, promette Pina Leanza, mamma della piccola Tonia , bambina di Acerra uccisa dal cancro. ” Sono qui per mia sorella, non me ne andrò “, conclude Susanna Maisto, sorella di Enza, la ragazzina di 14 anni che prima di morire si fece fotografare in un letto d’ospedale con in pugno una scritta che suonò come uno slogan per tutta la Terra dei Fuochi: ” Acerra non deve morire”.

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