Il “Presepe Vivente” organizzato dalla comunità parrocchiale di San Giovanni e San Lorenzo: la magia dei luoghi e del silenzio. La “focara” di Fontenovella: il fuoco diventa luce grazie ai canti della tradizione.
Il tempo che immediatamente precede e segue la fine dell’anno è da sempre un tempo magico, carico di simboli: il Bambino che salverà il mondo nasce in una grotta da una Vergine, il 25 dicembre, forse perchè il solstizio d’inverno è la vittoria della vita sulla morte, della luce solare sulle tenebre, e poi l’omaggio dei Magi, il Presepe, e il Presepe vivente, che è invito all’ imitazione di Cristo.
Non per caso è ancora diffusa la credenza che i segni che si manifestano tra il 31 dicembre e il primo dell’anno indichino le tendenze dell’anno che inizia. Per fortuna i segni si possono leggere in tutti i modi: per gli ottimisti la neve e il vento siberiano del 31 hanno seppellito il 2014, anno terribile, e il cielo terso e luminoso del 1° gennaio ci ha detto che l’anno nuovo non sarà come quello che se ne è andato. Il fuoco, la luce e il silenzio sono protagonisti assoluti di questo tempo magico: il fuoco riscalda e distrugge, bisogna trattarlo con cautela, è necessario liberarlo dai valori nefasti.
Il 24 dicembre gli amici dell’ Associazione “Fonte Nova ” hanno rinnovato la tradizionale “focara” di Fontenovella, che – ci racconta la presidente, Tilde Schiavone – viene preparata la mattina dai giovani, con i “sarcinelli” offerti dai contadini. Il “fuoco” diventa un luogo fisico e un luogo dell’anima: i cittadini, dopo aver partecipato alla Messa di mezzanotte, fanno circolo, si stringono l’uno all’altro, si scambiano gli auguri, trovano la forza per gustare, ancora, i dolci della tradizione (>foto). E si brinda. Fino agli anni ’60 la “focara” veniva accesa verso le 20.00: si cantava e si ballava e poi si entrava in chiesa, per la funzione religiosa. In seguito, il rito del cenone lungo ha cambiato gli orari della tradizione.
Quest’ anno la “focara” è stata trasformata tutta in luce dai canti classici della tradizione natalizia: due chitarre, un flauto, nacchere, percussioni, e una ventina di cantori schierati sulle scale antistanti l’ ottocentesca fontana di piazza Francesco e Chiara d’ Assisi (>vedi foto) hanno suonato e intonato passi struggenti della “Cantata dei pastori”, il “Tu scendi dalle stelle”, e – novità assoluta – la “leggenda dei lupini”, che venne rielaborata dal Maestro De Simone per l’interpretazione mirabile di Concetta Barra. Quella notte del 24 dicembre a Fontenovella tale era la suggestione dettata dalla musica e dalle emozioni della gente che a un certo punto sembrava di percepire l’odore dell’ incenso con cui – narra la “leggenda” – fu ricompensato il pino per la protezione concessa alla Sacra Famiglia: protezione negata precedentemente dai lupini: che perciò vennero maledetti.
Ancora una volta gli amici di “Fonte Nova” hanno fornito uno splendido esempio di come le tradizioni si salvano solo se vengono interpretate, con saggio equilibrio, nella prospettiva dei tempi nuovi. E così è per il Presepe Vivente che il 3 gennaio (>vedi locandina ) la Comunità Parrocchiale di San Giovanni e di San Lorenzo allestirà a Ottaviano, nel centro storico tra Piazza San Giovanni e via Carmine. L’iniziativa, promossa anni fa dal parroco don Antonio Fasulo, e , tra gli altri, da Vincenzo Caldarelli e da Peppe Miranda, è diventata già tradizione, per il fascino dei luoghi, per il concorso dei visitatori, e soprattutto perchè alla sua organizzazione e alla “recita” provvede tutta la comunità parrocchiale, con un entusiasmo, che è proprio “una focara” simbolica e che per noi Ottavianesi, specie in questo momento, è di grande conforto.
E mi pare che proprio questo aspetto abbiano voluto sottolineare, nel Presepe Vivente di quest’anno, Padre Savino, parroco di San Giovanni e di San Lorenzo, Vincenzo Caldarelli e tutti quelli che hanno profuso nella preparazione dell’evento energia, tempo, spirito creativo, e la forza preziosa della fede. Dicevo della magia dei luoghi, della fantastica potenza del silenzio, che fluisce dai muri antichi, avvolge le postazioni, e si impone, come un monito alla riflessione, agli attori e ai visitatori. Su questo silenzio mistico tornerò nel prossimo articolo.
(>Foto: Caravaggio, Natività. 1605-160)

