Le recenti dichiarazioni del Presidente della Repubblica ci fanno riflettere sul potere della politica in una democrazia che soffre e vede tutti noi scoraggiati. Intanto Napoli paga prezzi troppo alti.
In questi giorni si parla tanto di corruzione politica e dei tentativi di creare decreti per ovviare al problema. In più contributi, è possibile leggere che in seguito ai fatti della regione Lazio, è stato scoperto il vaso di Pandora. In realtà, il vaso è sempre stato aperto e sotto gli occhi di tutti.
Un servizio di Report, un programma della rai, ha creato ultimamente un montaggio, elencando la gran parte dei politici che vantano nel portfolio delle loro attività, condanne giudiziarie e varie storie di illegalità. Ne sono tanti. Troppi. La Campania non è da meno a questo tipo di contaminazioni politiche. Già Amato Lamberti, tra i più alti studiosi delle illegalità campane, analizzò più volte i comuni sciolti per infiltrazioni mafiose e denunciò quanto la fonte del marcio sociale meridionale, stia proprio nell’incapacità della politica di rispettare quel minimo di correttezza civica, tale da stabilire un’equa distribuzione delle opportunità e un ampliamento trasparente delle risorse per il benessere comune.
Allora come oggi, la situazione nazionale ci ricorda quanto a subire i danni più pesanti sono le persone comuni. A pagare sono quelle persone che vorrebbero investire nel loro futuro con un capitale ormai introvabile: l’entusiasmo. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha detto ultimamente che “I tanti fenomeni di degrado del costume e di scivolamento nell’illegalità, insieme ad annose inefficienze istituzionali ed amministrative, provocano un fuorviante rifiuto della politica” (ansa). Una sfiducia morale però, che non è frutto di una mancata volontà della cittadinanza, bensì nasce da uno stato di eccessiva immobilità della condizione penosa in cui verte la politica nazionale.
Questa cultura della sfiducia diffusa nel popolo italiano, probabilmente non potrà mai mutarsi se per prima la politica non esegue un mea culpa vero, deciso, coadiuvato da provvedimenti giudiziari diretti, immediati e definitivi. La democrazia, che consente la partecipazione politica ai corrotti, è la stessa democrazia che soffoca il benessere collettivo attraverso i danni creati dalla casta politica. Se la democrazia fosse personificabile, allora sarebbe una vecchia regina, una vecchia rappresentante del popolo, garante dei più deboli, a cui è stato tolto tutto il potere dai suoi stretti fedeli, zittita in nome di una libertà abusata, in nome dei sistemi giudiziari lenti e spesso non definitivi, in nome di una felicità e di una ricchezza di cui stanno godendo solo poche persone.
Se ci abbiamo messo secoli per portare al potere questa regina, negli ultimi anni la politica la sta detronizzando. La crisi economica insieme con la crisi dei valori e la crisi delle opportunità, sono quelle emergenze che, come sempre, in campo nazionale diventano motivo di disagio pubblico, mentre nella nostra regione diventano fattori di abitudine con cui già conviviamo pubblicamente da chissà ormai quanto tempo. In questa riflessione occupiamoci della nostra regione: terra storicamente vittima di un sistema politico fin troppo corrotto. Il rifiuto della politica, qui si traduce in un profondo senso di schifo collettivo, poiché annesso a una cultura della violenza, in cui, al di là di momentanei provvedimenti di natura demagogica, vige l’assenza di un vero e proprio sistema unico per contrastare le illegalità, che esse siano camorra, micro e macro criminalità, evasione fiscale, abusivismo edilizio, e chi più ne ha più ne metta.
Il lettore, il cittadino, è stanco di ascoltare retoriche. Un senso di stanchezza che deve essere colmato dai provvedimenti. Il cittadino ha bisogno di vedere fatti e ha bisogno di credere che esistano dei provvedimenti che blocchino tutti i politici inutili. A Napoli poi, c’è qualcosa di più di un “rifiuto della politica” come citava il Presidente Napolitano, a Napoli c’è un rifiuto della fiducia, dell’entusiasmo, dell’ottimismo. A Napoli ci sono i ragazzi che vanno via dalla città, e quelli che ci restano spesso sono così avviliti da rischiare l’inevitabile, cioè arrendersi alle illegalità, all’evasione fiscale e al lavoro in nero, perché è quella l’unica realtà consentita. Quanto può fare la politica per ovviare a questi disagi?
Può fare tanto, perché la politica ha il potere di gestire molte amministrazioni locali, ha il potere di creare nuovi sistemi di pensiero, potrebbe proporre alla cittadinanza un pugno di ferro contro una miseria e una povertà d’intenti, stati di degrado, ormai insostenibili. La politica può incentivare con favoritismi e pubblicità quelle aziende che assumono giovani, può rendere felici più persone e non solo quelli del lungomare Caracciolo. Per quanto importante sia una bella passeggiata in bicicletta non si può di certo dimenticare che a Napoli la gente fa dignitosamente la fila alla Caritas, che non riesce a pagare le bollette alla fine del mese, che ha bisogno anche di politiche ambientali migliori perché annaspa in un inquinamento asfissiante.
Il sistema politico, sembra non notare che il più grande ammortizzatore sociale ormai è soltanto la famiglia, in cui spesso si aiutano figli disoccupati, o con basso reddito, nipoti da crescere, e ragazzi da sostenere poiché vorrebbero studiare. Per molte cose bisognerebbe riferirsi non solo ad un’etica della legalità, bensì ad un etica della responsabilità, in cui ognuno faccia bene il proprio dovere, politici compresi. Paolo Borsellino in una dichiarazione pubblica disse: “A fine mese, quando ricevo lo stipendio, faccio l’esame di coscienza e mi chiedo se me lo sono guadagnato”. Etica della responsabilità.
Un’etica che possa creare una sinergia tra tutti i governatori campani, analizzando una consapevolezza: la situazione è diventata insostenibile, ed è quindi necessario riunire tutti i sindaci e tutti coloro che hanno idee attorno ad un tavolo, estirpare i collusi da qualsiasi attività amministrativa e attuare dal più piccolo dei provvedimenti al più grande, affinché l’etica della responsabilità si trasformi in un’etica della sicurezza. Uno stato di sicurezza emotivo ormai estinto nella maggior parte dei cittadini.
Se la democrazia fosse personificabile, non solo sarebbe una vecchia regina addolorata per la sorte dei propri cittadini e circondata da sciacalli, ma sarebbe anche la stessa che con un filo di voce si metterebbe a combattere con la popolazione, ringiovanendo così pian piano, e tornando a gridare una sola parola verso una politica ridicola e inutile: “Vergogna!”.



