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Con questa intervista ilmediano.it avvia degli approfondimenti sul Parco del Vesuvio, incontrando le autorità chiamate a gestire e tutelare il territorio del vulcano più famoso del mondo.

Il complesso vulcanico del Somma-Vesuvio è un unicum che il mondo ci invidia, sembra però che gli unici a non accorgersi dell”inestimabile valore presente sul territorio, siano proprio i residenti, che tra abusivismo edilizio, discariche e altri scempi, di vario genere ed entità, deturpano un bene altrimenti fruibile, anche e soprattutto dal punto di vista economico.
Per questo è nostra intenzione incominciare un cammino conoscitivo di una realtà territoriale tanto preziosa, proprio attraverso l”incontro con quelle autorità che sono preposte alla sua gestione e alla sua tutela.

Abbiamo incontrato in questi giorni il Direttore dell”Ente Parco del Vesuvio, Matteo Rinaldi, col quale ci siamo intrattenuti in una piacevole e interessante discussione sulle tematiche del Parco.

La presenza del Vulcano, per quanto grande e immensa dal punto di vista storico e naturalistico, rischia di passare inosservata ai più, se non fosse per i sussulti provocati, di tanto in tanto, dai media, per ricordarci che viviamo ancora all”ombra di un vulcano attivo. Ci sembra che, dall”istituzione del Parco, la distanza tra la gente e il vulcano più famoso al mondo non si sia ridotta, abbiamo l”impressione che nonostante iniziative di vario genere, il Vesuvio e l”Ente che lo rappresenta, restino una sorta di cattedrale nel deserto.
“È molto difficile percepire nella vita quotidiana le tematiche che un ente parco affronta rispetto al sentire comune del cittadino, perchè per migliorare l”ascolto il parco deve arrivare anche al singolo utente, colui che realmente vive e fruisce delle attività dell”ente predisposto e ne pubblicizza l”operato. Non basta infatti lavorare in un ente, facendo cose pregevoli se poi queste attività non pervengono alla conoscenza dell”utenza, risultando così nulle rispetto al lavoro effettivamente svolto. Sembrando così, agli occhi dei più, un ente tra i tanti, inutile. Quest”aspetto lo abbiamo curato tantissimo e ci adoperiamo perchè tutto quello che facciamo deve essere portato alla conoscenza di tutti. Poi, se ci sono delle critiche da fare, dei suggerimenti da dare, questo non può che migliorare il nostro lavoro.

Purtroppo tutto questo non è semplice da realizzare, poichè il cittadino non vede nel parco il centro del mondo e il ruolo che ci è stato assegnato sembra essere contrario alle nostre reali intenzioni, siamo visti come quelli che in un verso o nell”altro richiediamo il rispetto della legalità, delle norme, della tutela di quei valori che non sempre vengono ben compresi, come la tutela della natura, dove ci accusano di proteggere “il fiorellino e l”uccelletto”, mentre “il cittadino muore di fame” perchè non può fare quello di cui necessita. Quindi, da tutto questo si può facilmente intendere che i compiti di un ente parco sono più particolari rispetto a quelli di un altro ente locale. Dobbiamo far rispettare le norme in modo da far avvicinare il cittadino ai contenuti di quelle norme, lavoro assai difficile in verità. Lavoro che andrebbe affrontato in sinergia con tutte le altre pubbliche amministrazioni, che nei fatti però mantenendo una certa diplomazia lasciano a noi l”incombenza dell”agire. Le porto un esempio emblematico per meglio capire la nostra situazione.

Abbiamo avuto accesso ai fondi pubblici europei dal 2000 al 2006, c”erano delle misure chiamate Aiuti alle Imprese, in cui bisognava dare dei fondi seguendo determinate tematiche, determinati progetti, particolari contenuti, a quelle imprese che giovani o consolidate volenterose di migliorare la loro capacità di penetrazione nel mercato. La norma prevedeva che potevano essere beneficiari di questi contributi i residenti nei territori dei comuni del Parco. È successo, che le domande presentate dalle aziende site nel territorio del Parco sono state da noi vagliate al massimo della loro legalità, selezionandole rigidamente e scartando quelle che non rientravano nei parametri richiesti dalla normativa. Per i comuni esterni all”areale del Parco invece, dove la selezione era affidata ad altri enti pubblici, la valutazione dei requisiti è risultata quasi sempre favorevole e molte ditte hanno potuto accedere all”erogazione, creando una disparità tra chi stava dentro e chi stava fuori del Parco, il contrario di quanto la legge voleva ottenere, invertendo il meccanismo”.

Gli enti specifici delle altre pubbliche amministrazioni non hanno lavorato come avrebbero dovuto?
“Non abbiamo fatto un”indagine precisa però si è verificata questa disparità. Per cui tornando alla domanda principale va detto che abbiamo fatto molti progetti soprattutto rivolti alle scuole, è chiaro che è settore che porterà dei frutti, diciamo tra vent”anni, non prima. Ecco perchè sembra che ci sia una distanza tra l”Ente Parco e i cittadini. Purtroppo non c”è neanche un”unità di visione tra il Parco, i comuni e i cittadini, sembra che in questo lavoro solitario gli altri non ci vengano incontro, probabilmente perchè risulta anche un po” spiacevole dire di no a un cittadino, un sindaco non può dire sempre no.

E anche in questo senso stiamo tentando di recuperare questa vicinanza con una serie di interventi che possono migliorare la recettività sul territorio, migliorarne la fruibilità, allo scopo di creare opportunità di sviluppo sostenibile e di lavoro. Cerchiamo di sviluppare quelle attività compatibili col territorio del Parco in modo da riavvicinare il settore produttivo, quello degli operatori economici, che ricavando un reddito, dovrebbero difendere la natura del reddito e diventare nostri sostenitori. Ci rendiamo conto che il processo è lento e che non abbiamo ancora raggiunto l”obiettivo a pieno e che è necessario continuare a lavorare”.

La sentieristica, con i suoi undici itinerari, attrezzati con opere di ingegneria naturalistica e con un percorso per disabili, ha segnato, a suo tempo, un passo fondamentale per un corretta fruibilità della natura vesuviana. Oggi però, lo stato di buona parte dei sentieri è di dissesto e abbandono, in alcuni tratti risulta pericoloso, in altri la natura fa il suo corso e si riappropria delle strutture. Inoltre, là dove la Montagna è facilmente raggiungibile, quel che lascia il meglio dell”inciviltà locale è sotto gli occhi di tutti.
“Tempo fa ci fu un grande impulso alla costituzione e alla messa in essere della sentieristica, vi era una particolare condizione favorevole, c”erano dei fondi del Ministero dell”Ambiente, devoluti in favore di una stabilizzazione di una cooperativa (che si occupasse della manutenzione dei sentieri ndr). Oggi questa situazione non c”è più, siamo rimasti senza lavoratori e senza risorse. Ci siamo comunque barcamenati e abbiamo inserito una parte di questi sentieri nelle programmazioni regionali.

Va comunque detto che abbiamo già sistemato il sentiero del Gran Cono, l”abbiamo messo in sicurezza, con staccionate nuove, sistemato le pericolose frane a monte del sentiero e creato un”alternativa all”ascensione al Cono attraverso la strada Matrone. Abbiamo anche rinnovato tutta la tabellonistica dei sentieri: proprio in questi giorni si stanno completando i lavori. Là dove troviamo delle difficoltà e dove stiamo cercando di trovare una soluzione sono quei sentieri costruiti sui passaggi di uso pubblico e che non sono zona di proprietà dell”Ente. Su questi abbiamo una certa difficoltà tecnico-amministrativa per intervenire”.

Avete avuto esplicite riserve da parte dei proprietari dei fondi?
“È difficile intervenire per noi se non dimostriamo che il bene è nostro, siamo un ente pubblico e dobbiamo render conto di come spendiamo il denaro, non possiamo spendere i danari su un bene che non è il nostro. Con qualcuno dei proprietari abbiamo incominciato ad affrontare questa problematica e la stiamo inserendo nella nuova programmazione, unica fonte finanziaria a disposizione, quella dei fondi europei 2007-2013. Stiamo trovando, a mo” di campione un paio di sentieri, in via di definizione per il possesso pubblico, per poi risistemarli. Successivamente, qualora se ne offrisse la possibilità, trovarvi una forma di gestione. In riserva (Alto Tirone ndr) è facile la gestione, sui sentieri liberi ci sono purtroppo ancora molte difficoltà. Ovviamente auspicherei anche l”intervento dei comuni interessati, per sobbarcarsi l”onere dei lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria che però non creeranno reddito diretto essendo strade di pubblico accesso.

Il Parco non può più farlo da solo, bisogna trovare delle forme concordate per agire. Un”altra tecnica che stiamo adoperando è quella dell”eliminazione sui sentieri di tutti quegli oggetti che possono indurre il visitatore a lasciare rifiuti. Non ci può essere un sistema di raccolta dei rifiuti su quei percorsi, senza una possibilità diretta di gestione e controllo, dove nessun imprenditore si adopererà nel raccogliere lucrativamente i rifiuti ivi depositati. I rifiuti del resto non si abbandonano, se li porti, te li riporti indietro”.

Infine vorrei chiederle ragguagli sullo stato attuale della discarica di Terzigno e del sito di stoccaggio provvisorio dell”Ammendola-Formisano. Può dirci a che punto siamo con le due gravi questioni?
“Sulla discarica di Terzigno abbiamo potuto fare ben poco, pur essendoci impegnati molto, pur avendo espresso tutti i pareri possibili contrari, la normativa era blindata. Hanno derogato tutta la normativa, non lasciandoci più competenze a riguardo. La discarica rimarrà attiva fino al suo riempimento. Io personalmente, ma anche l”intero Consiglio Direttivo non abbiamo condiviso tutto questo. Nel momento in cui entreranno in funzione le discariche programmate potranno forse procedere alle bonifiche di aree come l”Ammendola-Formisano. E noi saremo attenti a caldeggiare questa opportunità: eliminare, dall”area Parco, tutte le discariche impiantate nella lunga stagione dell”emergenza rifiuti”.
(Fonte foto: Rete Internet)