Richieste di recupero da parte della società di gestione dell’acqua che vanno da 80 a 500 euro. Intanto dodici centri a est di Napoli tentano la carta del ricorso alla presidenza della Repubblica.
Riunioni e confronti si stanno moltiplicando nella giurisdizione dei 76 comuni delle province di Napoli e Salerno in cui la Gori gestisce le reti idriche e fognarie. Un milione e mezzo di abitanti prevalentemente messi in ginocchio dalla crisi più spietata dal Dopoguerra.
508mila famiglie, questo il numero degli utenti residenziali della spa controllata dalla romana Acea, che da quasi tre mesi stanno ricevendo bollette che variano, a seconda dei casi, da un minimo di 80 a un massimo di 500 euro. Recuperi voluti un po’da tutti gli enti sovraordinati, governo e regione Campania in testa. E qualche sindaco dell’ambito di riferimento ha pure detto di si alle nuove gabelle. Molti altri, invece, si sono opposti.
E’ stato il caso, per esempio, dei primi cittadini di dodici comuni del Nolano e del Vesuviano interno, che ieri (qualcuno non c’era preferendo inviare un assessore delegato) si sono riuniti nel municipio di Brusciano. Con i rappresentanti della municipalità bruscianese (il sindaco Giosy Romano) c’erano quelli di Camposano, Casamarciano, Castello di Cisterna, Cimitile, Comiziano, Liveri, Mariglianella, Massa di Somma, Nola, Ottaviano, San Vitaliano, Sant’Anastasia, San Paolo Belsito, Saviano, Scisciano, Somma Vesuviana e Visciano.
Alla fine le amministrazioni di questi popolosi centri dell’hinterland napoletano hanno deciso di promuovere un ricorso al Capo dello Stato contro la delibera numero 43 del 30 giugno del 2004 e le successive decise dall’Ente d’Ambito Sarnese Vesuviano (la Regione ), provvedimenti dai quali è scaturito l’aumento tariffario richiesto dalla Gori. Annunciata anche l’apertura di uno sportello per l’utenza presso i singoli comuni.
(Fonte foto: Ufficio stampa Comune di Brusciano)

