L’aereo Madrid-Città del Messico ha problemi con il carrello e cerca un aeroporto libero dove effettuare l’atterraggio d’emergenza. Il pericolo scatena gli istinti dei personaggi, in un film sregolato e divertente.
Dalla Mancha alla Madrid folle degli anni Ottanta, Pedro Almodóvar non è cambiato molto. Lo spirito spregiudicato è rimasto lo stesso nel tempo, quello spirito che ne ha fatto uno dei protagonisti della Movida Madrileña, movimento culturale e sociale che segnava la svolta per un Paese pronto ad uscire dalla dittatura di Franco e a mostrare al mondo la sua indole creativa e la voglia di divertirsi.
Nelle opere dello spagnolo ritornano paesaggi, luoghi, relazioni. La sua cinepresa ha ritratto quel sottobosco underground di cui egli stesso era un esponente di spicco nella Madrid del dopo Franco, con una preferenza per le figure marginali ed eccessive. Il cosmo almodovariano è femminile e basato sul melodramma; le trovate grottesche hanno il compito di ammorbidire i toni da soap opera sudamericana, insieme con un’ironia benevola verso i più deboli. Gli esclusi e i diversi si sostengono in un mondo nel quale l’elemento maschile spesso rappresenta la stupidità dell’autorità (pubblica e privata), priva di fantasia e compassione.
La donna tradita, il marito menefreghista, lo “sciupafemmine”, l’amica libertina, il poliziotto incapace. I personaggi e gli intrecci di Almodóvar non superano la decina. Lontano dall’essere un limite, questo universo narrativo ben delimitato esprime la volontà di raccontare un mondo preciso.
E’ una Spagna matriarcale, tradizionalista, popolata da vecchie religiose e giovani donne che si struggono per amori perduti, che fanno fatica a sopravvivere tra padri, mariti e figli inetti. Su questa base Almodóvar ha rappresentato il mondo “nuovo”, quello delle trasgressioni, degli omosessuali, della liberazione del sesso. Non c’è contraddizione: la nuova Spagna “punk”, ancora giovane e priva di punti di riferimento, trova rifugio e sicurezza nella Spagna di paese, tra famiglia e preghiere.
Questo abbraccio tra i due mondi è il marchio di fabbrica del cinema di Almodovar degli anni Ottanta e la ragione del suo grande successo. Le opere successive a quel decennio propongono uno stile più lineare e ricercato. Personaggi e situazioni si ripetono e gli eccessi non mancano, ma il regista trova un equilibrio tra sobrietà ed esagerazione. Tutto su mia madre, Volver e Parla con lei – probabilmente le opere più famose e riuscite di Almodovar – rappresentano l’apice di questa nuova maturità narrativa.
Dalla critica e dallo stesso Almodovar, Gli amanti passeggeri è stato presentato come un ritorno alla commedia sfrenata delle origini. A leggere il plot verrebbe da essere d’accordo; un volo in avaria sui cieli della Spagna è il teatro di una carrellata di personaggi bizzarri, che si confrontano sulle reciproche paure e i propri desideri inconfessabili. L’ambientazione “pop” – un aereo coloratissimo con tanto di sfrenati steward omosessuali – fa da sfondo a gag basate essenzialmente sul sesso. In controluce troviamo la Spagna della crisi economica e di una generale depressione sociale, così diversa da quella vitale e irrequieta che aveva segnato l’alba del Paese dopo la fine del franchismo.
Inutile nasconderlo, Gli amanti passeggeri è un Almodovar minore, come è logico attendersi dopo 35 anni di carriera (l’esordio è del 1978). Ci sono trovate divertenti, gag efficaci ed altre (forse in maggioranza) poco riuscite. Il film è spensierato e senza pretese ed è ingiusto collegarlo agli esordi degli anni Ottanta. Don Pedro, con il suo cinema, è stato uno dei principali testimoni del sovrapporsi tra due culture in un momento critico della storia nazionale; i suoi primi film non erano politici in senso stretto, ma offrivano tra le esagerazioni uno sguardo su un momento di grande cambiamento culturale e sociale.
Almodovar ha avuto sempre la leggerezza e l’ironia dalla sua, ma volente o nolente ci ha regalato opere “pesanti” a più livelli, nelle quali era possibile leggere la storia di un Paese in transizione con forti contraddizioni. Gli amanti passeggeri conserva la soavità del tocco, ma resta fisicamente e mentalmente distante dalla terra – Madrid, la Mancha, Barcellona che sia – e dai suoi problemi più robusti. Il film va per aria leggero leggero, intrattiene, non pesa, scappa via lasciandoci poco. Gli almodovariani di ferro lo guarderanno con un sorriso benevolo, consapevoli che l’ispirazione dei grandi non dura per sempre; magari, dopo la visione, correranno a rivedersi per l’ennesima volta i capolavori passati. Tutto quello che verrà è puro divertissement, Almodovar e il suo cinema l’immortalità l’hanno ampiamente guadagnata.
Regia di Pedro Almodovar, con Antonio de la Torre, Hugo Silva, Miguel Angel Silvestre, Laya Martí, Javier Cámara, Carlos Areces, Raúl Arévalo
Genere: commedia
Durata: 90 minuti
Uscita nelle sale: 21 marzo 2013
Voto:6/10

