Salvatore Tramontano parla del suo gesto verso l’azienda automobilistica. Ecco il video.
Da più di due anni a questa parte, cioè da quando è iniziata la produzione della Panda, è il primo operaio della Fiat di Pomigliano che ha trovato il coraggio di protestare apertamente contro Marchionne all’interno della grande fabbrica automobilistica. Salvatore Tramontano, 37 anni, ieri mattina si è presentato al cancello dello stabilimento indossando una maglietta, cuore spezzato davanti e dietro, che riporta una scritta molto polemica, un pensiero in rima chiaramente dedicato all’amministratore delegato del Lingotto: “Sei anni fa mi hai mollato e di me non ti è mai importato, in terra straniera te ne sei andato ed a me il cuore hai spezzato”. Salvatore era stato messo in cassa integrazione a zero ore nel 2008. Dopo sei anni è stato richiamato per la prima volta al lavoro in questi giorni e quindi invitato a presentarsi ieri per il corso di formazione.
L’operaio è rimasto indignato dall’operazione “cuore infranto” messa a segno alcuni giorni fa dalla Fiat, l’impacchettamento col cellophane delle auto straniere dei dipendenti parcheggiate nei piazzali delle fabbriche italiane del gruppo. “La mia macchina non me la possono impacchettare perchè non ce l’ho più. Avevo una Renault – racconta Salvatore – me la sono dovuta togliere per motivi economici, da quando sono andato in cassa integrazione”. Salvatore Tramontano non è sposato. Alla soglia dei 40 anni vive ancora con i suoi genitori. Era stato assunto nel 2000 come addetto ai carrelli ma è finito in cassa integrazione nel 2008. E’ stato iscritto al sindacato Slai Cobas dal 2003 al 2005.
“Poi ho revocato l’iscrizione per una scelta mia”, chiarisce. Tramontano è stato richiamato dalla Fiat dopo il recente accordo sindacale che ha introdotto i contratti di solidarietà per circa 2mila dei 4500 addetti di Pomigliano. Uno strumento che darà la possibilità ai lavoratori coinvolti di entrare in fabbrica con una media di cinque giorni al mese e per una paga più elevata di quella della cassa integrazione. ” Ma per me – eccepisce la tuta blu – è come se fossi stato lo stesso preso in giro. Non posso accettare che lui (Marchionne ndr) parli di Italia quando ci sono tutti questi operai italiani in condizioni di così grande sofferenza e quando esporta tutte le produzioni all’estero.
Inoltre – conclude Tramontano – è stata una provocazione chiamarmi ora, proprio di Venerdì Santo”. A Salvatore Tramontano l’azienda ha detto che doveva entrare ieri in fabbrica per restarvi dalle 8 alle 17. Ordine eseguito. Ma non si sa quando vi farà ritorno.
(>Fonte foto: www.ansa.it)

