Gli operai silurati da Marchionne hanno manifestato davanti alla Maserati. L’ad del Lingotto spera nella riapertura della trattativa sul rinnovo del contratto dei metalmeccanici e lancia un appello alla Fiom. Ma Renzi non ha partecipato alla kermesse.
Hanno percorso quasi 900 chilometri in auto, fino alla Maserati di Grugliasco, l’unico stabilimento automobilistico italiano che non soffre il morso della cassa integrazione.
I quattro operai del reparto logistico di Nola e un loro compagno della Fiat di Pomigliano, licenziati la settimana scorsa per aver inscenato il suicidio e il successivo funerale di Marchionne, stamattina si sono piazzati davanti all’impianto piemontese per far puntare di nuovo i riflettori sul caso che li coinvolge. Con loro c’erano anche gli attivisti della Maserati aderenti all’Usb, l’Unione dei Sindacati di Base. Ai cancelli sventolavano pure le bandiere della Fiom, che rivendica un tavolo di trattativa alla pari con la Fiat e quindi la contestuale fine della pratica dei tavoli separati, pratica che prevede i sindacati firmatari del contratto dell’auto sempre in prima fila nei faccia a faccia con l’azienda e i metalmeccanici della Cgil sempre relegati in secondo piano.
“Spero che la Fiom firmi il contratto e che possa sedersi al tavolo con tutti”, l’appello lanciato dall’ad italo canadese in visita nella fabbrica delle auto di lusso del gruppo. Visita a cui avrebbe dovuto partecipare anche il presidente del Consiglio Matteo Renzi. Ma il capo del governo ha dato forfait a causa di una serie di impegni parlamentari. “Spero anche – ha aggiunto Marchionne – che in rinnovo del contratto dei metalmeccanici possa essere chiuso prima della fine dell’estate”. Un’apertura, questa, ai sindacati firmatari dell’accordo Panda e del conseguente contratto dell’auto, che hanno abbandonato il tavolo del confronto due settimane fa a causa dell’inconsistenza degli aumenti salariali offerti dalla Fiat.



