Grazie alle nuove commesse dello stabilimento lucano tornano a Pomigliano dalla cassa integrazione 91 addetti di un impianto dell’indotto. Il segretario regionale della Cgil: “E’ la dimostrazione che la ripresa non dipende dal Jobs Act”.
Produzioni che si potenziano alla Fiat di Melfi e una piccola fabbrica dell’indotto che quindi riapre i battenti, che oltrepassa il tunnel facendo rientrare dalla cassa integrazione i suoi 91 addetti. Succede alla Tiberina di Pomigliano, indotto dei componenti metallici per auto e processi produttivi. L’azienda di Umbertide, in Umbria, ha anche annunciato l’assunzione a Pomigliano di altri 10 operai con contratto interinale.
A questo punto si può affermare che la piccola Tiberina volge le spalle al recente passato. Un passato fatto di proteste, di operai che per reagire alla cassa integrazione e alle discriminazioni si arrampicano sul tetto del capannone dello stabilimento, dislocato accanto alla Fiat di Pomigliano. Intanto Franco Tavella, segretario regionale della Cgil, commenta così: “Il rientro di 91 operai dalla cassa integrazione e l’assunzione di 10 nuove unità alla Tiberina di Pomigliano rappresentano una buona notizia: in una situazione di drammatica crisi il richiamo dalla cig non può che essere accolto come un segnale di speranza che ci auguriamo si estenda a tutto il settore dell’automotive”.
Per Tavella l’operazione è ovviamente positiva, dunque. Ma il sindacalista precisa, senza usare mezzi termini. “La ripresa del lavoro negli stabilimenti di Melfi e Cassino – chiarisce il massimo dirigente regionale del più grande sindacato italiano – dimostra che sono gli investimenti a produrre lavoro e a favorire la ripresa produttiva ed economica. Per cui – la stoccata di Tavella – immaginare che lo stesso risultato si possa ottenere solo attraverso iniziative legislative, che magari riducono i diritti dei lavoratori, è un’illusione ed un depistaggio rispetto alla grave crisi occupazionale ed economica che interessa il Paese e la Campania”.
Il riferimento è anche al comunicato fatto emanare in settimana dall’amministratore delegato di Fca, Sergio Marchionne. Un messaggio attraverso cui si lascia chiaramente intendere che le nuove mille assunzioni annunciate a Melfi saranno vincolate all’approvazione definitiva del Jobs Act, ma nello spirito della piena libertà di licenziare, anche collettivamente, ogni volta che le produzioni e le condizioni economiche lo giustificherebbero.

