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Ieri volantinaggio davanti alla fabbrica di Pomigliano del segretario della Fiom, Maurizio Landini. Intanto i legali del sindacato mettono in mora la newco: “assumete i nostri iscritti”. Lettera anonima a don Gambardella, il prete degli operai.

Il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, che distribuisce volantini davanti al cancello della Fiat di Pomigliano. Il massimo dirigente del sindacato metalmeccanico più importante del Paese che tenta di convincere di persona gli operai che in questo momento stanno lavorando a «essere solidali con i tanti colleghi rimasti in cassa integrazione (sono migliaia) e con i militanti discriminati dall’azienda». L’episodio si è consumato nell’impietosa calura del primo pomeriggio di ieri e lascia pensare che ormai le stanno provando proprio tutte i metalmeccanici della Cgil pur di rientrare nella grande fabbrica, nello stabilimento automobilistico da cui l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, li aveva cacciati prima con l’accordo separato di due anni fa e poi, in via definitiva, col contratto nazionale dell’auto, scattato appena nel gennaio scorso.

La recente sentenza del tribunale di Roma, che ha stabilito il rientro immediato al lavoro di 145 dipendenti di Pomigliano, cassintegrati da tempo e iscritti al sindacato del no alla Fiat, sta facendo rinvigorire le speranze mai sopite di un ripristino dello status quo ante, quando cioè la Fiom era il sindacato più rappresentativo dell’intera galassia nazionale automobilistica. Sempre ieri, in mattinata, cioè poco prima del volantinaggio di Landini, uno degli avvocati della Fiom, Raffaele Ferrara, ha spiegato davanti ad alcune centinaia di iscritti e simpatizzanti della sinistra politica e sindacale, adunati nella biblioteca di Pomigliano, l’ultima iniziativa legale in ordine di tempo volta a piegare le resistenze del Lingotto: la messa in mora dell’azienda. Che è stata spiegata in poche ma significative battute.

«La Fiat non vuole eseguire la sentenza del Tribunale di Roma? Dovete firmare una lettera di messa in mora della società nella quale vi dichiarate disponibili a lavorare da subito», l’invito rivolto da Ferrara agli operai iscritti alla Fiom. Detto e fatto. Gli operai si sono messi in fila nel salone della biblioteca per andare a firmare la missiva. Ma non senza aver prima ascoltato l’intervento al microfono di Maurizio Landini. « Il governo non può stare a guardare – l’appello del segretario – altrove la crisi dell’industria automobilistica è stata risolta con gli aiuti pubblici e con precise strategie politiche».

Ecco la ricetta del sindacalista per smuovere le stagnanti acque di un settore nazionale ormai quasi alla paralisi: l’intervento del governo, i contratti di solidarietà, la cassa integrazione a rotazione e l’attuazione di una politica economica volta a favorire l’ingresso nel nostro Paese di altre aziende automobilistiche. « La riforma dell’articolo 18 non è servita e non servirà a nulla: bisogna rompere il monopolio dell’industria italiana dell’auto », il convincimento di Landini. Preoccupazioni condensate in questa frase che sollecita scongiuri: «Se non torneranno al lavoro tutti i 5000 lavoratori, Pomigliano chiuderà ». Quindi il volantinaggio al varco numero due, il varco operai. Un’iniziativa effettuata proprio mentre i tecnici della Mazda hanno visitato per tutto il giorno i nuovi, ultratecnologici impianti della newco.

Ma sull’arrivo della casa nipponica a Pomigliano la Fiat mantiene un rigoroso riserbo. «Sicuramente – commenta Luigi Mercogliano, segretario regionale della Fismic – l’evento legato alla Mazda può solo far pensare a cose positive ma, in ogni caso, la diversificazione delle produzioni costituisce una delle risposte più efficaci a questa tremenda crisi di mercato». Ma la giornata sindacale di Pomigliano si è chiusa con la notizia di un episodio non proprio piacevole: una lettera anonima, un “invito” a non occuparsi delle vicende Fiat. La missiva è stata fatta recapitare a mezzo posta nelle mani di don Peppino Gambardella, parroco della chiesa madre di Pomigliano, la parrocchia più grande e importante della città. Da sempre il sacerdote esprime posizioni di esplicito appoggio alle lotte operaie che si consumano nel polo industriale. Ultimamente don Peppino ha definito Maurizio Landini «un uomo giusto».

Poco dopo, l’arrivo delle lettera anonima. L’episodio è stato reso noto dallo stesso Gambardella, che ieri ne ha parlato proprio con il segretario della Fiom, davanti ai cancelli della Fiat. «Preoccupati della gente che si allontana dalla fede ma non occuparti dei lavoratori. Firmato: un assiduo lettore di giornali», il contenuto sintetico del messaggio scritto a mano, in bella calligrafia e con un linguaggio forbito. «E’ stato sicuramente scritto da una persona culturalmente preparata – spiega Gambardella – ma io non drammatizzerei». «Se si riassumono i lavoratori iscritti alla Fiom la Fiat ne riceverà un danno economico e per rifarsi dovrà aumentare i costi della nuova Panda», la posizione espressa dallo sconosciuto lettore di giornali.

«E’ il disappunto di una persona – commenta ancora don Peppino – che non ammette che i preti si occupino di problemi sociali. Ma Gesù ha parlato alle persone che sono più in difficoltà: sono i malati che hanno bisogno del medico e non i sani. E Sono contento – conclude il sacerdote – di trovarmi da questa parte».
(Fonte foto: Pino Neri)