Patto sottoscritto ieri. La riduzione dell’orario partirà dal primo aprile e riguarderà 1948 dei circa 4500 addetti. Ma è ancora in alto mare la situazione degli oltre mille cassintegrati della Marelli di Poggioreale e del Wcl di Nola.
Ieri è stata messa la parola fine al regime di cassa integrazione a zero ore nella Fiat di Pomigliano, dopo quattro anni consecutivi di utilizzo della cigs. Con l’accordo sul contratto di solidarietà, sottoscritto ieri, s’inaugura infatti una nuova stagione occupazionale per il comparto automobilistico campano.
E così Pomigliano, ancora una volta dopo il patto del giugno 2010 e il conseguente nuovo contratto collettivo aziendale, sperimenta le innovazioni introdotte in questo settore. Fino a ieri il contratto di solidarietà non era stato mai adottato dal settore automotive del Lingotto. Nella galassia Agnelli soltanto la Cnh di Brescia (trattori e veicoli industriali), guidata anch’essa da Sergio Marchionne, aveva aperto le porte all’ammortizzatore sociale alternativo alla cig. L’accordo, firmato dai dirigenti dello stabilimento e dai sindacati firmatari del contratto dell’auto, Fim, Uilm, Fismic e Ugl, sarà operativo da martedì 1 aprile nell’impianto partenopeo.
Il contratto di solidarietà fa prefigurare una media oscillante tra i 4 e gli 8 giorni di lavoro al mese per 1948 dei circa 4500 addetti della grande fabbrica coinvolti nel programma puntato alla riduzione dell’orario. Ma il risultato più importante strappato con l’introduzione della solidarietà è di aver migliorato il salario (la media è di 300 euro in più pro capite) di chi finora non è stato utilizzato rimanendo in cassa integrazione a zero ore. A ogni modo resta da un minimo di due giorni al mese a un massimo di otto, con una media variabile tra i quattro e i cinque giorni di attività mensile, l’ammontare del cartellino delle attività consentito dai contratti di solidarietà nell’attuale situazione di mercato che coinvolge le produzioni di Pomigliano.
Dal documento d’accordo appena sottoscritto nella fabbrica della Panda emergono le cifre del numero temporaneo di esuberi individuati – 1149 – di addetti che saranno sottoposti al regime di solidarietà – 1948 – e della percentuale media di riduzione oraria da applicare in proporzione alle eccedenze, che è del 59,40 %, cioè poco più di mezzo punto in meno rispetto al tetto massimo consentito dalla legge che regola quest’ammortizzatore sociale. Tetto massimo che per legge non può oltrepassare la soglia del 60 %.
Ma a partire da martedì prossimo e fino a tutto il mese di aprile si prevede che, per motivi organizzativi, ci saranno degli squilibri notevoli nell’impiego di quelli che ormai si possono definire, se non altro in base al cambio di ammortizzatore sociale, ex cassintegrati a zero ore (sono circa 1400 quelli della Fiat di Pomigliano). “Un risultato concreto e positivo è stato comunque raggiunto: la cassa integrazione è alle spalle”, commenta nel frattempo Felice Mercogliano, della segreteria nazionale Fismic.
“Coinvolgeremo i lavoratori: la prossima settimana terremo l’assemblea nella Fiat di Pomigliano”, preannuncia poi Giuseppe Terracciano, segretario generale della Fim-Cisl. Ma restano le tensioni. La Fiom sta criticando la decisione della Fiat di non sottoporre al regime di solidarietà tutti i 4500 addetti di Pomigliano, “cosa che – contesta – avrebbe consentito una più equa ripartizione della sofferenza dovuta all’inattività”.
Stessa critica sta avanzando lo Slai Cobas. Ieri sera nella sala del consiglio comunale di Pomigliano si è svolta un’assemblea pubblica proprio per protestare “contro questa sperequazione e contro l’abbandono in cui versano non solo i lavoratori inattivi di Pomigliano ma soprattutto i cassintegrati della Marelli di Poggioreale e del reparto logistico di Nola”. All’assemblea hanno partecipato, tra gli altri, in segno di solidarietà, Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera dei Deputati, e il vicesindaco di Napoli, Tommaso Sodano.

