Per chi fosse convinto che le ultime disposizioni regionali avessero bonificato la discarica Ammendola & Formisano, ecco una breve cronaca dello stato delle cose.
L’Ammendola Formisano continua a stupirci per le sue anomalie e soprattutto per il suo stato di abbandono. Ci siamo nuovamente recati, sabato scorso sulle Lave Novelle, là dove tra i depositi vulcanici e una natura temporaneamente sommessa, spicca la trentennale collinetta di rifiuti dell’Ammendola & Formisano.
Risalendo via Filaro, anch’essa nel comune di Ercolano, ci accoglie, come al solito, un’antologia di rifiuti che contempla il vecchio e il nuovo, il tecnologico e il comunemente domestico, una frustante visione della nostra disimpegnata quotidianità, il tutto esclusivamente illegale e amorale come sempre. I rifiuti, visti nei mesi passati stanno ancora lì, in certi casi li troviamo bruciati, in altri, addirittura aumentati. Sappiamo bene che questi luoghi non sono altro che una valvola di sfogo per chi non può, ma soprattutto per chi non vuole affidarsi a uno stato, che nelle sue diramazioni e nelle sue più o meno degne declinazioni, è praticamente assente.
Nella concavità a valle della discarica spicca ancora la macchia verdognola del sito di stoccaggio del 2008; quelle che mancano sono le cosiddette ecoballe del 2001-03, inviate ad avvelenare le già martoriate terre di Acerra, poiché come già specificammoerano piene di rifiuti speciali e pericolosi.
Un’altra sorpresa ci ha accolto nei pressi del sito di stoccaggio, definito ancora provvisorio da qualcuno, ed è quella di un’idrovora che sembrava pescare in quella che apparentemente pareva acqua, nei pressi del pozzetto di captazione e la riversava in un canale della vicina collinetta e che da questa andava a riversarsi nei terreni circostanti dove veniva assorbita dalla porosità del terreno. La cisterna poi, quella che ufficialmente raccoglie il percolato del sito di stoccaggio, sembrava piena ma non tracimava come riscontrato in passato, anche se il segno di questa azione era evidente per la striscia scura di corrosione che spicca nettamente sul verde della vernice del grosso recipiente.
Tutt’attorno dei ragazzotti con le loro moto da cross scorrazzano tra i liquami, s’incrociano pericolosamente con alcuni cavallerizzi che sembravano anch’essi prediligere le amenità della discarica. In questo contesto, tre alieni, muniti di mascherina e con le buste di plastica attorno alle scarpe si muovono sotto gli sguardi talvolta di scherno, più spesso d’indifferenza di questi.
Ora non sappiamo dirvi cosa ci fosse in quell’acqua ristagnante e pompata da quell’idrovora, potremmo pensare che possa essere ciò che è fluito da una falla della “geomembrana” del sito di stoccaggio, o magari semplicemente acqua piovana che ristagna sulla precedente impermeabilizzazione del terreno, prevista per un più ampio stoccaggio nel sito 2001-2003, non possiamo dirlo, anche perché non abbiamo i mezzi per analizzare quelle acque ma ci poniamo lo stesso la domanda: perché prelevare quell’acqua piovana con l’idrovora e riversarla comunque lungo i terreni circostanti?
E soprattutto, se tutto quello che fuoriesce dal sito di stoccaggio è acqua piovana, come ormai si sostiene, ciò vuol dire che i teloni che l’avvolgono, non sono impermeabili o sono deteriorati! E ancora: perché, se quello che percola è acqua piovana, il comune di Ercolano continua a spendere migliaia di euro per il suo trasporto? Ai posteri (si spera!) l’ardua sentenza.
Come notizia dell’ultim’ora, veniamo a sapere che una gran massa di amianto, presente in via Filaro, una delle vie che conducono alla discarica dell’Ammendola & Formisano, è stato prelevata. Vogliamo cogliere questo particolare non trascurabile come un elemento positivo e foriero di nuove azioni e nuovi controlli su un territorio, ancora dalle molteplici potenzialità, ma ancora lasciato a se stesso e a chi pensa di farne ciò che vuole.






