Riceviamo e pubblichiamo
“Siamo chiamati a votare alla svelta un atto che cambia la forma dello Stato e stabilisce che la Repubblica non è più una ma comincia a spaccarsi in due, con diritti diversi a seconda del codice postale. Il governo ci riprova con l’Autonomia differenziata nonostante la sentenza della Corte Costituzione non solo abbia smontato la legge Calderoli, ma abbia anche elaborato una griglia di valori e parametri costituzionali entro cui calare l’autonomia. La Corte impone che la norma vada vista nel quadro del sistema costituzionale, che si fonda sul concetto di unità e indivisibilità della Repubblica, trova il suo pilastro nella persona umana, costruisce intorno ad essa un’armatura di diritti fondamentali assistita dal principio di eguaglianza. Le autonomie in sostanza sono dunque un mezzo, mai un fine. Stiamo esaminando quattro intese che sono quattro fotocopie. Stessa materia, stesse funzioni, stesse parole per regioni con popolazione, economia e territorio completamente diversi”.
Così la deputata Carmela Auriemma, vice presidente del gruppo M5s e coordinatrice provinciale napoletana nella dichiarazione di voto di ieri sulla preintesa sull’autonomia differenziata tra governo e Regione Lombardia.
“Se questo regionalismo è differenziato solo nel nome, allora la sentenza della Corte è stata calpestata e lo hanno detto l’Ufficio Parlamentare di Bilancio, la Banca d’Italia e persino la Ragioneria Generale dello Stato. Non serve nemmeno guardare al Sud per dimostrare che queste intese non reggono: basta guardare le quattro regioni richiedenti. La Liguria risulta inadempiente sui Lea, ferma a 219 punti, mentre il Veneto ne totalizza 288, il Piemonte 270, la Lombardia 257. Sulla mobilità sanitaria, Lombardia e Veneto attraggono pazienti e risorse mentre Piemonte e Liguria li perdono. Il Nord che si vuole “liberare dai lacci dello Stato” cammina sulle gambe dei ragazzi meridionali che ha attirato via dalle loro terre. E se questa autonomia passa, quel sussidio Sud-Nord si consoliderà per legge, mentre nessuno spiega cosa succederà tra dieci anni, quando quei giovani, invecchiando anche loro, avranno bisogno degli stessi servizi che oggi si vogliono frammentare regione per regione. Non c’è solo una questione meridionale, c’è anche una questione settentrionale. Il M5S chiede il ritiro di queste intese che sono la fine dell’idea che un cittadino valga come ogni altro cittadino, che nasca a Palermo o a Bergamo. Chiediamo che si proceda prima alla definizione seria dei Lep, come impone la Costituzione, e non dopo e quando le competenze sono già state trasferite e i diritti già smontati”, ha concluso






