Mazzata su occupazione e produzioni nell’impianto di Frattamaggiore, un tempo definito la fabbrica più “giapponese” di Napoli.
Dalla metalmeccanica alla grande distribuzione commerciale la mappa dei focolai di crisi sembra non avere fine. E ora la classica mazzata sull’occupazione e sulle produzioni colpisce uno dei più importanti patrimoni tecnologici napoletani, con cento licenziamenti alla Novatel di Frattamaggiore, comune alla porta nord di Napoli.
Adesso ingegneri, tecnici e operai sono in pericolo, rischiano di restare senza soldi e senza posto. Cervelli e manodopera specializzata che realizzano le schede elettroniche da installare nei treni dell’alta velocità o nei sistemi di controllo delle più sofisticate sale operatorie di tutto il mondo. La Novatel, azienda partenopea doc, ha avviato la procedura di mobilità esattamente per 97 dei 149 addetti complessivi. Il confronto, organizzato tra sindacati e azienda per martedi prossimo, negli uffici della società, si preannuncia particolarmente difficile. I lavoratori ammettono che un calo del mercato ci sia effettivamente. Ma lamentano pure una gestione industriale inadeguata. Le maestranze infatti sostengono che da tempo qui gli stipendi si paghino a singhiozzo, a “rate”, ogni settimana.
L’ultima rata erogata è quella relativa ai primi sette giorni di ottobre. Da allora non è entrato più niente nelle tasche dei dipendenti. Che ogni tanto hanno pure tentato timide proteste, piazzando presidi e striscioni davanti alla cancellata dell’azienda. Frasi esplicite, messe rosso su bianco: “Novatel: 150 famiglie senza stipendio e senza futuro”. Il mercato di quest’azienda dell’elettronica di precisione è particolarmente complesso. Novatel fornisce i grandi produttori e distributori di schede e programmi, che a loro volta lavorano per conto di chiunque, dappertutto. Tra i clienti anche l’Ansaldo, il colosso nazionale dei trasporti ferroviari. Ma il tempo stringe. La procedura di mobilità scadrà alla fine di dicembre.
C’è chi ipotizza un accordo fibalizzato a ottenere la cassa integrazione in deroga. Cosa che in ogni caso costituirebbe la fine di un sogno realizzato quindici dalla famiglia De Feo, che con il crollo della telefonia fissa ha poi ceduto praticamente tutto, Novatel compresa. E’stato dopo questa fase traumatica che sono iniziati i problemi per il polo napotelano dell’elettronica dei contatti, delle comumicazioni e delle telecomunicazioni. Tutti nella Novatel di Frattamaggiore conservano un ottimo ricordo dei De Feo.
“Ci chiamavano i giapponesi di Napoli – rammenta un dipendente dell’azienda di Frattamaggiore, trasferita dalla sede storica di Arzano – perché abbiamo sempre realizzato produzioni elettroniche altamente competitive, ma in un ambiente di lavoro rilassato e in cui si rispettavano regole e contratto”. I presagi più cupi fanno pensare a una smobilitazione del polo elettronico di Fratta, allo smatellamento definitivo. Sarebbe un colpo durissimo al già molto provato tessuto economico napoletano. Nel settore metalemccanico è la grande industria manifatturiera Fiat a far registrare qui i numeri più elevati della sofferenza, con i cassintegrati della Marelli ex Ergom di Poggioreale (720), quelli del Wcl di Nola (316) e della grande fabbrica automobilistica di Pomigliano (1400).
Nel frattempo si attendono decisioni sui 250 licenziamenti annunciati dalla Unicoop Tirreno per gli ipermercati Ipercoop di Afragola, Quarto e Avellino e per il supermercato di Napoli-Arenaccia.
(Fonte foto: Rete Internet)





