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Disabili e malati gravi. Tutti in bilico sul filo della vita

L’assistenza materiale per handicap e patologie gravi nei confini di uno Stato che ottuso come un mulo, taglia sempre di più la spesa sociale.

Sono migliaia, o forse milioni, le famiglie che quotidianamente lottano contro l’handicap nel privato perimetro domestico. Una battaglia, la loro, fatta di silenzi e mancanza di risorse. Padri e madri che, in tutti i modi, cercano di far sentire la propria voce che però rimane puntualmente inascoltata.

La copertura economica per l’assistenza materiale dei disabili gravi, ogni anno, viene vista sulla bilancia dello Stato come un qualcosa dal peso insostenibile. Una bilancia che, malgrado la criticità di svariate patologie(non solo l’handicap), si tenta di far pendere comunque dal lato opposto. Dal lato che nega in ogni caso gli aiuti indispensabili.
In passato, in anni non così lontani, si è discusso di testamento biologico, di eutanasia e accanimento terapeutico. Argomenti etici, questi qui, che coinvolgendo fattori come il credo ed il rapporto tra Stato e Chiesa, vengono puntualmente scansati per non ledere la sovranità morale e spirituale di qualcuno.

Eppure, proprio pochi giorni fa, nei tg di tutte le reti televisive, sono rimbalzate le immagini delle associazioni che tutelano le persone affette da SLA scese in piazza per manifestare, con metodi che avrebbero potuto nuocere alla loro stessa salute, per riappropriarsi di alcuni diritti fondamentali. Una protesta sacrosanta, nata dal fatto che, nella nuova legge di stabilità, i finanziamenti per l’assistenza alle patologie gravi, veniva del tutto azzerata. Lasciando, di fatto, milioni di persone senza nessuna possibilità di andare avanti.

Ma nel trovarsi di fronte a tutto questo squallido teatrino messo su dalle istituzioni, che non perdono mai l’occasione per umiliare i propri cittadini, ci si dovrebbe interrogare sulla validità del concetto di “vita a tutti i costi”, su questa argomentazione che viene tirata fuori da chi vuole fronteggiare il diritto personale ad una “fine vita” dignitosa. Ragionamento che, non sostenuto da strutture organizzative e finanziarie adeguate, finisce poi per privare dei requisiti minimi di sopravvivenza milioni di individui. Individui che, di fatto, vengono abbandonati ad una mera tortura.

Oggi, invece, la politica dallo scarso coraggio, si interroga sui matrimoni tra omosessuali e sul diritto o meno delle coppie gay di ottenere bambini in adozione (battaglie sociali del tutto legittime). L’agenda etica, però, quella che dovrebbe occupare uno spazio di primaria importanza in ogni civile democrazia, viene ormai relegata nell’ombra e nell’indifferenza. Tutto questo, mentre c’è chi tenta di arrivare a fine giornata nella speranza che i propri familiari non lo abbandonino mai.

Su questo argomento: principi generali del sistema integrato di interventi e servizi sociali Art. 1. La Repubblica assicura alle persone e alle famiglie un sistema integrato di interventi e servizi sociali, promuove interventi per garantire la qualità della vita, pari opportunità, non discriminazione e diritti di cittadinanza, previene, elimina o riduce le condizioni di disabilità, di bisogno e di disagio individuale e familiare, derivanti da inadeguatezza di reddito, difficoltà sociali e condizioni di non autonomia, in coerenza con gli articoli 2, 3 e 38 della Costituzione.

Continuate a scrivere alla nostra casella di posta, abbiamo tutta l’intenzione di raccogliere la vostra indignazione (mobasta2012@gmail.com)
(Fonte foto: Rete Internet)

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