Un gruppo di ecologisti ha sporto denuncia ai carabinieri: “Gli edifici che ospitano la ditta nu contengono rifiuti tossici”.
Non si sa da dove Alessandro Cannavacciuolo e Antonio Montesarchio trovino il coraggio di affermare certe cose, vicende la cui descrizione fa accapponare la pelle. Certo è che ieri Alessandro, figlio dei pastori le cui greggi furono sterminate dalla diossina, e Antonio, operaio in cassa integrazione del mostro chimico Montefibre, ora disattivo, si sono recati per l’ennesima volta dai carabinieri a sporgere denuncia contro il gruppo Pellini. Il gruppo Pellini è un’azienda di smaltimento dei rifiuti i cui titolari, tre fratelli (uno è un carabiniere sospeso dall’Arma) condannati in primo grado, a marzo, per traffico di rifiuti, sono considerati dalla popolazione locale molto ricchi e, soprattutto, molto influenti.
Fatto sta che Cannavacciuolo e Montesarchio nella stazione di Acerra hanno scritto nero su bianco quanto segue: “Secondo nostre fonte confidenziali erano di colore rosso le fondamenta dell’Atr, la ditta di smaltimento della holding Pellini, che ora, nella zona Asi, ospita i camion della Falzarano, l’impresa cittadina di nettezza urbana. Fondamenta e platea di colore rosso, fatte cioè con cemento mescolato a rifiuti tossici. Poi, sempre secondo le stesse fonti, questo cemento tossico è stato coperto con cemento “buono”, composto cioè da materiali a norma”. Nella denuncia gli ambientalisti citano un episodio raccontato dai carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Roma e poi trascritto nei documenti del processo Carosello Ultimo Atto, il processo che ha portato alla condanna in primo grado, a sei anni di reclusione, dei fratelli acerrani.
“Durante un appostamento – si scrive nell’atto giudiziario – vedemmo un camion proveniente dalla contrada Schiavone scaricare sostanze di colore grigiastro in un terreno adiacente all’Italambiente, in zona Asi di Acerra e lì portarono altri cumuli dello stesso colore che poi furono scaricati nel terreno riconducibile ai signori Pellini “. Fin qui gli atti”.
Verosimilmente – scrivono nella denuncia Cannavacciuolo e Montesarchio – quel terreno è lo stesso dove poi è stato realizzato l’Atr, per cui – sostengono i due ambientalisti, quel sito è praticamente una bomba ecologica “. Accuse, ovviamente, tutte da provare. Adesso la parola spetta alle forze dell’ordine, alle autorità sanitarie, ambientali e alla magistratura. Il cui lavoro potrebbe confermare o smentire la denuncia dei due ecologisti locali.

