L’operazione che ha portato alla scoperta della zecca clandestina. Le fiamme gialle spiegano cos’è accaduto a Casalnuovo e come riconoscere le monete false da un euro vendute ai commercianti a prezzo conveniente.
“Abbiamo arginato in tempo la consegna ai commercianti delle monete e delle banconote false: i quantitativi immessi finora nel mercato sono irrisori”. Gli avventori possono stare tranquilli: secondo gli investigatori della Guardia di Finanza non c’è da allarmarsi più di tanto a causa dell’operazione che ha portato all’arresto dei due falsari e al sequestro della zecca clandestina di Casalnuovo.
“Siamo intervenuti – aggiungono gli operatori delle fiamme gialle – proprio quando i truffatori stavano per mettere a segno la consegna più consistente di danaro falsificato”. Per metter a segno il blitz nella zecca illegale di via San Marco sono stati impiegati venti finanzieri provenienti dalla compagnia di Nola, diretta dal capitano Luca Gelormino, e da quella di Casalnuovo, diretta dal capitano Giuseppe Di Stasio. A ogni modo non è difficile riconoscere le monete da un euro prodotte nel laboratorio clandestino. Questo perché le monete false presentano dei cerchietti concentrici su entrambe le facce, frutto della lavorazione attraverso le presse, attrezzature che lasciano sul metallo queste piccole incisioni.
I cerchietti concentrici non sono presenti sulle monete originali. Inoltre sono complesse le leghe metalliche usate per la realizzazione delle monete da un euro legali. Per fabbricare quelle trovate a Casalnuovo sono stati invece impiegati soltanto ottone e ferro. Più difficile è il discorso legato al ritrovamento nella zecca clandestina delle banconote da 100 euro. In questo caso si tratta di falsificazioni ben eseguite. “Il cliché metallico usato per lo stampo delle banconote da 100 euro era di buona fattura – spiegano ancora gli investigatori – noi pensiamo che a realizzarlo sia stato uno molto abile, forse il fabbro che abbiamo arrestato. Comunque i cittadini possono stare tranquilli – puntualizzano i finanzieri – per fortuna abbiamo bloccato in tempo la diffusione di queste banconote”.
Durante le indagini, che non sono concluse, sono stati individuati anche i commerciati con i quali i falsari sono entrati in contatto. Era infatti nei bar della zona che le monete taroccate viaggiavano più velocemente. “Ma in giro non ce ne sono più tante”, rassicurano le fiamme gialle. Erano anni che in Campania non si scopriva una zecca clandestina specializzata nella fabbricazione di monete. L’ultima operazione di questo tipo è stata messa a segno nel Casertano. Intanto la tecnologia sta facendo passi da gigante. Oggi con una buona stampante e un buono scanner si può realizzare una banconota più o meno verosimile, cosa che ha per esempio determinato la modifica della banconota da cinque euro.
Ma il fenomeno è limitato. La tecnologia ha migliorato le macchine dei falsari ma anche i sistemi di sicurezza. Piuttosto elevate, infine, le pene questi reati: condanne fino a 12 anni.

