Il mito del minotauro è l’esatta rappresentazione del nostro quotidiano. Dalle grotte in cui sono racchiuse le nostre brutture si esce solo grazie all’uso delle intelligenze.
Di Michele Montella
Ricordate il minotauro? Feroce ed orrida bestia nata dall’amore immondo tra Parsifae, moglie di Minosse, re di Creta e un bianco toro lasciato libero da Ercole? Il re non ha la forza di ucciderlo, perchè la bestia è pur sempre figlio della donna che lui ama infinitamente e allora chiama Dedalo, famoso architetto, a sua volta gravato da una storia crudele, e gli chiede di costruire un labirinto, una città impenetrabile, in cui chiunque si fosse avventurato non avrebbe più trovato la via d’uscita.
Chi siamo noi nella parabola amara di questo trio di infelici?
Siamo Minosse, ricco amante e felice re, che ha fondato la sua vita sulla mitezza del potere e la giustizia di leggi magnifiche? O siamo forse Parsifae, figli della luce e del sole, a cui Giove ispira un amore contro natura, istintivo e animalesco? O, infine, siamo il Minotauro in parte uomini e in parte bestie, che nel mescolio passionale della carne ci sfamiamo uccidendo altri uomini e altre donne?
Il potente e terribile mito, concluso con la prigionia di Dedalo nello stesso labirinto da lui costruito, è la rappresentazione immediata e plastica della nostra quotidianità: potremmo essere sovrani cittadini e miti costruttori di leggi giuste e invece diventiamo folla senza nome, che acclama vergognosi politicanti del nulla; accettiamo la luce non per guardare in trasparenza la storia, che pur ha tante evoluzioni positive, ma per guardare con più attenzione penose infedeltà e lussuriosi tentativi di allontanare la vecchiaia e la morte; rinchiudiamo le nostre brutture in occulte grotte infernali, senza il coraggio di affrontarle e di purificarcene.
Come se ne può uscire?
Un’ antica tradizione ebraica vede nella manna del libro dell’Esodo un differente sapore per ogni ebreo, che nel faticoso cammino nel deserto se ne cibava: latte per il bambino, pane per il giovane e miele per il vecchio.
La città del labirinto può riservarci sorprese se accettiamo che l’intelligenza possa aprire spiragli e diventare cibo per tutti. Il sogno illuminista di migliorare il mondo attraverso l’uso delle intelligenze di cui siamo dotati non è ancora finito. Ne sono sicuro.
(Fonte foto: Rete Internet)

