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LA STORIA IN PILLOLE. 1949: L’ITALIA ENTRA NELLA NATO

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Nell”Italia di questo periodo si accende lo scontro politico tra comunisti e anticomunisti. Intanto, mentre si chiude la prima metà del secolo, sullo scenario si affaccia la “Questione contadina”.
Di Ciro Raia

Il clima politico si fa sempre più teso, specie da quando l”Italia, nel 1949, ha deciso di aderire alla NATO (North Atlantic Treaty Organization). Il trattato impegna gli Stati Uniti ed una decina di paesi europei –tra cui, appunto, l”Italia- a darsi un”organizzazione militare integrata ed a prestare aiuto al paese alleato eventualmente aggredito dall”Unione Sovietica.

L”adesione dell”Italia provoca un grande dibattito parlamentare. I partiti di sinistra accusano De Gasperi di voler mettere il paese al servizio degli americani. I democristiani ed il loro leader si difendono, dicendo di voler salvaguardare la penisola dalla minacciosa politica estera di Stalin. Alla fine del mese di marzo dello stesso 1949, col voto a maggioranza del parlamento, l”Italia entra nell”Alleanza atlantica. Tra coloro che esprimono voto contrario si segnalano alcuni deputati della sinistra democristiana e buona parte di quelli del PSLI.

I parlamentari di maggioranza dissidenti temono che possa interrompersi definitivamente la possibilità di dialogare con le sinistre. Ma temono anche che l”opinione pubblica, a solo quattro anni dalla fine della guerra, non digerisca la necessità di dover sottoscrivere un nuovo patto militare. Ad alimentare il fuoco della contrapposizione sociale e politica si mette anche la Chiesa. Il 12 luglio 1949, infatti, un decreto del Sant”Uffizio commina la scomunica a quanti professano l”ideologia comunista.

In altre parole i comunisti non sono ammessi ai Sacramenti Cristiani, perchè “il comunismo è materialista e anticristiano. I capi comunisti, sebbene a volte sostengono a parole di non essere contrari alla Religione, di fatto sia nella dottrina sia nelle azioni si dimostrano ostili a Dio, alla vera Religione e alla Chiesa di Cristo”.

Intanto, nelle regioni meridionali –e non solo- un forte movimento di contadini chiede la distribuzione delle terre e dei latifondi abbandonati. Il ministro degli Interni, il democristiano Mario Scelba, ordina alla polizia di intervenire duramente; negli scontri muoiono alcuni dimostranti.

È quanto avviene nella cittadina calabrese di Melissa, dove, il 24 ottobre 1949, le forze dell”ordine sparano sui contadini che cercano di occupare le terre abbandonate del fondo Fragalà. Oltre a numerosi feriti, perdono la vita tre agricoltori, due ragazzi di 15 e 19 anni ed una giovane donna. La repressione del governo genera la solidarietà di tutti i lavoratori, che, si coalizzano e chiedono il rispetto dei propri diritti. Nuove manifestazioni operaie in varie città d”Italia, però, sono affogate nel sangue; gli spari dei celerini lasciano, infatti, sul selciato altre nove morti. Non si contano, poi, gli arrestati: oltre un migliaio.

È un drammatico momento per tutta la nazione, che, il 4 maggio 1949, era già stata segnata da un lutto nazionale: l”aereo, che riportava in patria la gloriosa squadra di calcio del Torino, si era schiantato, a causa della fitta nebbia, contro la collina di Superga, alle porte del capoluogo piemontese (foto). I giocatori, che avevano vinto consecutivamente gli ultimi 5 scudetti, tornavano da una partita amichevole giocata in Portogallo. La catastrofe del FIAT G-212 aveva cancellato i nomi di atleti le cui azioni di gioco erano state tante volte descritte alla radio dalla voce di un giovane cronista siciliano, Nicolò Carosio.

Un”immensa e commossa folla aveva partecipato ai funerali; come in un campo di calcio erano allineate le bare di Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Grezar, Rigamonti, Castigliano, Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Ossola. Ricordando i giocatori del grande Torino, Davide Lajolo aveva scritto: “Vi ricordiamo non soltanto noi che vi abbiamo conosciuti e vi siamo stati amici e sostenitori sempre, ma vi ricorderanno tutti coloro che credono nella giovinezza e nella vita”.

La prima metà del secolo si chiude, così, con l”ingresso, faticoso, drammatico, dei contadini nella storia contemporanea e col riconoscimento della loro cultura da parte degli intellettuali. È Ernesto De Martino, un antropologo, ad accendere il dibattito intorno alla “questione contadina”, riconoscendo non solo l”azione politica messa in moto dalle masse popolari ma anche tutta la cultura (magia, superstizioni, miti, tradizioni, credenze, rimedi) di cui quelle masse sono depositarie e portatrici.

(Fonte foto: Rete Internet)

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