Ieri, alla Regione, il capo delle relazioni industriali Fiat, Pietro De Biasi, ha parlato della possibilità di ricollocare gli operai ex Ergom nel nuovo polo delle auto di lusso, ad Airola.
Si apre uno spiraglio, si fa avanti un gruppo industriale forte, che potrebbe risolvere almeno in parte il calvario in cui si trovano da anni i tanti cassintegrati dell’indotto di Pomigliano.
La speranza è rappresentata dal gruppo Adler, l’azienda multinazionale con quartier generale a Ottaviano e che ha appena inaugurato il polo delle auto di lusso ad Airola, provincia di Benevento: scocche ultramoderne in carbonio per la carrozzeria dell’Alfa Romeo 4 C, bolide in produzione alla Maserati di Modena. E’una speranza concreta nel buio di questo mercato italiano in crisi cosmica. La notizia è stata annunciata ieri da Pietro Di Biasi, responsabile delle relazioni industriali del Lingotto, durante l’incontro sul futuro della Marelli di Poggioreale, componenti per auto, uno degli ultimi grandi impianti metalmeccanici di Napoli (con la Whirpool e l’Ansaldo), ormai in agonia. Qui stanno lavorando a rotazione 60 addetti per turno. E per soli quattro giorni al mese.
Il vertice di ieri con Di Biasi è stato presieduto dall’assessore regionale al lavoro, Severino Nappi. Al tavolo del confronto c’era un esponente dell’Adler, l’azienda di Paolo Scudieri. Presenti i sindacati firmatari dell’accordo Panda, Fim, Uilm e Fismic. La riunione è durata un paio d’ore, mentre sotto il palazzo che ospita gli uffici dell’assessorato al Lavoro, al centro direzionale, un centinaio di addetti dell’impianto di via De Roberto aspettavano notizie. C’erano anche i Cobas, che hanno contestato tutti anche per la situazione in cui versano i 316 operai del reparto logistico Fiat di Nola, a zero ore. Ma Di Biasi ha fatto stilare un verbale in cui si parla di “ricollocazione per tutti: a Pomigliano al ritmo di 150 addetti all’anno”, di “ricollocazione all’Adler di Airola”, realizzata anche grazie allo sforzo della Regione Campania, che ha erogato 75 milioni di finanziamenti.
Ma le buone notizie non sono bastate ai lavoratori di Poggioreale. Gli operai in presidio non hanno considerato sufficienti le novità perché “ non ci sono garanzie sul futuro della fabbrica napoletana ” e hanno chiesto ai sindacalisti di non firmare il verbale d’incontro, che non è stato sottoscritto. “Il piano non esiste – stigmatizza Vincenzo Chianese, della Fiom – vogliono ricollocare altrove perché evidentemente intendono chiudere Napoli”. La protesta, dunque, continua. Stamattina manifestazione unitaria, Fim-Fiom-Uilm-Fismic, davanti allo stabilimento di via De Roberto, con picchetto al cancello per bloccare l’impianto. Oggi i sindacati chiederanno, attraverso un comunicato, a tutti i parlamentari napoletani, di partecipare lunedi all’assemblea aperta, che si terrà sempre sul perimetro della fabbrica.
“Sono state verbalizzate cose importanti – dice Peppe Raso, della Fismic – ma ci saremmo aspettati qualche dettaglio in più: necessario esplicitare meglio il piano”. L’assessore Nappi ha fatto capire che a giugno ci sarà un nuovo incontro e che in quella sede non è esclusa la possibilità di un prolungamento della cassa, in scadenza a luglio. “Sì, ci sono spiragli positivi – conferma Michele Liberti, della Fim – ma non abbiamo ritenuto sufficienti le spiegazioni per Poggioreale”. “ Non si può dire che sia stato un incontro negativo del tutto ma il futuro della Marelli ex Ergom non si conosce”, ribadisce Crescenzo Auriemma, della Uilm. Dunque, tensioni che si rinnovano sullo sfondo della tregua armata tra Fiat e Fiom.
Ieri i primi 4 dei 19 metalmeccanici della Cgil espulsi a febbraio dalla fabbrica di Pomigliano sono rientrati come collaudatori: vetture da provare all’esterno dell’impianto. “E’ stata una giornata di lavoro normale – racconta Mario Di Costanzo, uno dei 19 – ma noi avevamo svolto una formazione per stare nelle produzioni”.

