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Acerra, palazzo “gonfiato”, il comune: ripristinare lo stato dei luoghi

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L’edificio, adibito a uffici, presenterebbe volumi in eccesso rispetto a quelli concessi dalla licenza. L’ente ha ordinato l’abbattimento delle opere abusive. La proprietà è riconducibile ai fratelli Pellini, condannati per traffico di rifiuti.

Il palazzo, in stile moderno, si trova in via Calzolaio, pieno centro di Acerra, di fronte a un asilo del comune e accanto a una scuola media. All’interno alcuni uffici e al piano porticato vari negozi. Tutto qui. Ma è nel mirino degli ambientalisti, Alessandro Cannavacciuolo in testa. Sostengono che il cemento con cui è stato realizzato sarebbe zeppo di rifiuti tossici.

Un’accusa, messa nero su bianco all’interno di una denuncia consegnata alla procura di Nola, che però non è stata suffragata da prove. L’indagine è stata aperta dalla magistratura ma non se ne sa più nulla. Intanto l’ufficio tecnico del comune interviene nella vicenda, dopo che Cannavacciuolo, due anni fa, aveva presentato, sempre in procura, una serie di esposti relativi alle difformità urbanistiche.

Risultato: l’ufficio tecnico ha emanato un’ordinanza di ripristino dello stato dei luoghi. L’edificio di via Calzolaio, secondo i tecnici comunali, presenta vari abusi: dalle volumetrie in eccesso, alla tromba delle scale, all’altezza, alla distanza dalla scuola media Caporale. ” Il ripristino dello stato dei luoghi – spiega Cannavacciuolo, che ha reso noto il provvedimento comunale – prevede l’eliminazione dei pilastri, per cui l’edificio dovrà praticamente essere abbattuto “. La scadenza dell’ordinanza è fissata al 24 febbraio, termine entro il quale i proprietari dovranno ripristinare lo stato dei luoghi.

Proprietari che, al momento dell’emanazione dell’ordinanza, sono le consorti dei fratelli Pellini, gli imprenditori dello smaltimento nonchè costruttori, condannati a marzo in primo grado dal tribunale di Napoli per traffico illecito di rifiuti. A ogni modo non si sa come andrà a finire questo nuovo conflitto tra i Pellini e lo Stato. In caso di mancata ottemperanza, da parte dei titolari della licenza del palazzo, dell’ordinanza comunale allora dovrà essere il comune a demolire il manufatto in danno ai proprietari . ” Io a quel punto – l’idea di Cannavacciuolo – opterei per la confisca del bene e il conseguente abbattimento completo dell’edificio, destinando l’area a verde attrezzato”.

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