Grazie all’intervento del tribunale di Bologna, un alunno ha potuto finalmente ottenere un operatore ABA che lo seguisse nel sue ore scolastiche.
La vicenda ha avuto il suo inizio diversi mesi fa, quando i genitori di un alunno affetto da autismo si erano rivolti al Tribunale di Bologna in quanto l’ASL gli aveva negato il diritto ad ottenere 3 ore mensili per un supervisore specializzato nel metodo ABA-VB con certificazione BCBA. Ma grazie all’intervento del Tribunale, l’ASL bolognese si è vista respingere il ricorso che aveva avanzato in seguito al reclamo dei genitori dell’alunno.
L’aspetto interessante della sentenza, però, sta nelle sue vere motivazioni: accertato nel caso concreto che lo stesso ha prodotto risultati significativi, recita la sentenza, non ha nessun senso logico, né tantomeno terapeutico, avvalersi di un diverso metodo. In pratica, seguendo una logica assoluta, il tribunale ha riconosciuto la validità del metodo ABA che aveva prodotto sul ragazzino importanti risultati, e che una eventuale sospensione di tale attività, avrebbe determinato un grave danno alla continuità didattica e sociale dell’alunno.
Inoltre, essendo ABA un dei principali metodi riconosciuti dall’Istituto Superiore della Sanità per il trattamento dei soggetti autistici, il giudice non ha fatto altro che applicare una norma in vigore compresa perfino nella Linea guida n. 21 e distribuita dallo stesso Istituto superiore della Sanità a tutti i plessi scolastici.
Seppur con soddisfazione, questa sentenza va presa per quello che è, ovvero un caso unico e isolato. Tenuto conto però del crescente numero di alunni con autismo presenti nelle scuole, è viva la speranza che questa sentenza abbia aperto il campo ad un qualcosa che possa diventare ben presto prassi all’interno del progetto scolastico.
(Fonte foto: Rete Internet)
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