Come oggi riporta «Il Mattino» nel servizio di Melina Chiapparino, all’istituto Luca Pacioli di Sant’Anastasia i litigi ripetuti tra due alunne della stessa classe sono degenerati in un episodio che, per ora, è oggetto di indagine della Polizia ed è stato sottoposto al Provveditorato.
La storia è quella di una diciassettenne (Il Mattino la chiama Alessia, ma è un nome di fantasia) che sta combattendo contro una grave forma di melanoma, sottoponendosi a cure pesanti e invasive. La ragazza ha ripreso la scuola a settembre, al Pacioli. Nella stessa classe c’è anche una coetanea, la chiameremo – ma non è questo il suo nome – Nadia. Tra le due ragazze, che sono entrambe di Sant’Anastasia, pare che anche lo scorso anno le frizioni non siano mai mancate. Ma la rivalità degenera ben presto. Mercoledì 26 settembre scoppia una lite, ma i docenti riescono a calmare le acque. Il giorno dopo – giovedì 27 – stando a quanto poi denunciato alla Polizia dai genitori di «Alessia», la ragazza viene aggredita da Nadia. Il referto medico, firmato dagli operatori sanitari dell’Ospedale del Mare dove poco dopo la giovane è stata accompagnata, racconta della frattura di un dito della mano sinistra, di un fortissimo stato di agitazione psicomotoria, di graffi ed ecchimosi in varie parti del corpo, di offese e di parole che lasciano il segno in chi contro una malattia sta già lottando: «Devi morire». Ed è tutto nella denuncia firmata dai genitori, venti pagine che sono state indirizzate anche al Provveditorato scolastico della Campania.
Si parla di «bullismo», di aggressioni ripetute, di insulti, di scherni, di frasi che sarebbero andate a toccare Alessia nel profondo, minando la già fragile resistenza di una ragazza che sta combattendo contro il cancro. Si parla, nel minuzioso racconto dei genitori, di episodi che stanno provocando gravissimi disagi. Il papà, intervistato da «Il Mattino», si riferisce alla figlia come «presa di mira da una compagna che la insulta, la minaccia, la colpisce fisicamente». Se così fosse, l’aggressione del 27 settembre scorso, consumatasi sia tra le mura scolastiche che fuori dall’istituto, sarebbe solo l’ultima goccia. E i familiari di Alessia hanno deciso di dire basta e di denunciare. «Temiamo per la salute psicologica di nostra figlia e pretendiamo più collaborazione dalla scuola».
La decisione di denunciare non è soltanto una drastica presa di posizione per tutelare la ragazza, i genitori – di fatto – stanno chiedendo aiuto. Racconta, il papà, di aver tentato il dialogo con il personale scolastico, dal preside ai docenti, ma – così sostiene – senza risultati. Un consiglio straordinario si è tenuto a scuola lunedì scorso, ma non si ha notizia di provvedimenti capaci di convincere Alessia a tornare a scuola.
Nell’intervista rilasciata al «Mattino» e pubblicata oggi, la cronista autrice del servizio riporta anche la versione del preside, il prof. Antonio De Michele. Lui ha convocato le famiglie coinvolte, lui ha mobilitato il Consiglio di Istituto. Ed ha ribadito la sua disponibilità, e quella di tutto il personale docente, nei confronti di Alessia e di tutti i ragazzi. Ma, dalle colonne del quotidiano, l’appello di De Michele è chiaro: rivendica l’operato della scuola, chiedendo alla famiglia di ritirare la denuncia e racconta che già due volte aveva deciso di recarsi personalmente nella classe di Alessia e Nadia. Venuto a conoscenza degli screzi tra le due ragazze, si era confrontato con loro e con i docenti.
«Quando la scuola mette in campo un percorso per far fronte ad una situazione critica, non dovrebbero esserci interferenze, occorre la collaborazione di tutti». Aggiunge, il preside, un altro particolare: ossia che, fuori da scuola, la madre di Alessia avrebbe aggredito a sua volta la compagna di classe della figlia ritenuta «bulla».
«Ritirando la denuncia, con il dialogo e il confronto, sarebbe più facile fare rete. Non lasceremo che la situazione degeneri ancora, i genitori possono contare su di me e sui docenti» – aggiunge il preside De Michele, augurandosi di vedere presto Alessia tornare a scuola.



