Prima pubblicazione della nuova rubrica curata da Angelo Golino “Voci e Visioni”
Spopolamento ed emigrazione: Riflessioni e interrogativi per forze politiche e candidati.
Di novembre eccezionalmente. Domenica 23 e Lunedì 24 i cittadini della Campania eleggeranno la loro nuova guida politico- amministrativa; Presidente e Consiglio che guideranno le sorti della seconda regione italiana per numero di abitanti e probabilmente prima per ricchezza del Mezzogiorno.
Da qualche giorno si conoscono ufficialmente sfidanti, coalizioni e liste per ciascuna delle province/circoscrizioni della Campania; ma quali realmente i veri e più gravi problemi che di qui a cinque anni dovranno veder ‘combattere’ i nuovi eletti?
Tra questi, purtroppo non pochi, ci piace inserirne uno che non sempre è in cima alle agende di partiti e movimenti politici e che da una parte potrebbe apparire secondario o magari subalterno ad altri per altro verso è problematica che invece porta con sé tutta una serie di debolezze all’economia, alla società, nella fattispecie della Campania, ma in generale di grandi aree geografiche dell’intero sud, e non solo; spopolamento ed emigrazione, o invertendo i termini lungo una traiettoria causa effetti emigrazione e spopolamento.
Quali le ragioni profonde, quali gli ostacoli a una concreta inversione di rotta? La questione denatalità è seria preoccupazione da anni dell’Italia tutta, a questa in troppe aree del Paese si affianca il fenomeno spopolamento che non può che aggravarne gli effetti sulla società tutta.
Ogni anno migliaia di cittadini, per gran parte giovani, abbandonano le proprie realtà per emigrare e spesso per non far più ritorno alle proprie comunità di orginine.
Per anni si è parlato di desertificazione di borghi e delle aree interne, generazioni di abitanti che si vedevano dimezzare perché da aree in genere più complesse e difficili in fatto di risorse tantissimi giovani abbandonavano alla volta di aree metropolitane quasi sempre del nord in vista di sbocchi occupazionali, di un futuro con migliori prospettive di crescita, di qualità di vita spesso viste come maggiormente a misura d’uomo.
In tanti, tantissimi, in troppi casi si tratta di ricchezza umana persa per sempre da interi quartieri, da paesi e città che alla luce del fenomeno massiccio vedevano impoverite le proprie economie di crescita. Oggi il fenomeno è, se possibile, ancora più rilevante e spesso sono mutate le ragioni di mobilità e soprattutto non più legate alle aree interne ma è fenomeno che riguarda persino città, grandi o piccole che siano, dai capoluoghi ai paesoni di provincia.
Non più sole ragioni lavorative, non più solamente prospettive di studio e formazione; talvolta pur all’aumentare di prospettive occupazionali e formative locali si sceglie di spostarsi altrove con probabilità alta di non far più ritorno.
L’interrogativo alle forze politiche tutte: come si intende combattere, far fronte o anche solo studiare a fondo questo fenomeno socio culturale che sempre più incide sul tessuto antropologico dei nostri territori? Soluzioni e studi specifici sono parte dei vari programmi politici? Si ritiene si debba e si possa fare qualcosa già nell’immediato o si pensa invece sia questo un fatto storico di ciclicità economica per il quale nulla di concreto può essere concepito e che quindi va solo visto dipanarsi nei suoi effetti concreti?
Angelo Golino


