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lunedì, Ottobre 25, 2021

VinGustandoItalia, un viaggio tra il chianti e le osterie fiorentine

 

Per mezza Toscana si spazia un fiumicel che nasce in Falterona, e cento miglia di corso nol sazia

 

 

Finalmente si riparte! Dopo questa maledetta pandemia si ritorna pian piano alla normalità. Ho approfittato subito per ricominciare le mie scorribande alla ricerca di luoghi che fanno ricordare la tradizione, i sapori dimenticati, i colori ed i profumi di un tempo. Sono ritornato nella splendida Toscana, per ripercorrere le vie del Chianti. Ammirare la perfezione dei casolari toscani, costeggiare i vigneti che producono uno dei vini più buoni del mondo e rendersi conto che l’Italia è davvero un Paese bellissimo. Questo è quello che vi attende sulle Vie del Chianti e questo quello che vivrete se percorrerete a piedi i suoi itinerari. Il mio scopo principale è stato quello di esplorare e meglio conoscere in primis il Chianti, meraviglioso angolo di Toscana, con la consapevolezza che camminare è sinonimo di benessere fisico e mentale. Camminare lentamente è vedere i poggi da un’altra angolazione, al di là della solita strada asfaltata che si percorre distrattamente ogni giorno. Mi sono recato alle mistiche sorgenti dell’Arno tra il Falterona e il Lago degli Idoli, nel Parco delle Foreste Casentinesi alla scoperta di luoghi suggestivi legati ad antiche leggende. Il Sommo Poeta scriveva “Per mezza Toscana si spazia un fiumicel che nasce in Falterona, e cento miglia di corso nol sazia. Di sovr’esso rech’io questa persona: dirvi ch’i’ sia, saria parlare indarno, ché ’l nome mio ancor molto non suona”. Le sorgenti dell’Arno, sono note anche come Capo d’Arno, che Dante Alighieri cita nella sua “Commedia Divina” e alla vicina conca delle Ciliegeta, dal 1838 più nota come Lago degli Idoli per i tantissimi reperti etruschi che vi sono stati ritrovati. Questi luoghi, oltre alle bellezze naturalistiche e panoramiche offrono il fascino di alti interessi storici, archeologici e letterari. Si, ma dopo tanto camminare, la fame ha iniziato a prendere il sopravvento ed allora ci siamo fermati in una tipica osteria toscana, molto intima, caratteristica e suggestiva. Sembrava di essere a casa propria, tanto che appena arrivati, abbiamo trovato la tavola imbandita di stuzzichini e leccornie. Crostini, un’insalata di porro, grana e aceto balsamico: ottima! Pinzimonio, formaggi, ciccioli secchi, poi il titolare ci ha portato della pancetta appena cotta sulla brace: squisita! Noi abbiamo preso anche un tagliere di salumi. Abbiamo saltato i primi per passare direttamente alla “regina del locale” la mitica fiorentina!!! Credo non esistano aggettivi per descrivere una simile prelibatezza: morbida e saporita! Prima di servirla, ci cosparge il piatto con sale grosso, olio e pepe. Noi ne abbiamo prese 2 saranno state alte circa 6 cm, sembrava di mangiare del burro, tanto erano tenere! Ci siamo fatti portare anche i 2 ossi e ce li siamo spolpati come dei veri carnivori.

Il tutto accompagnato da un ottimo Chianti classico riserva. Un abbinamento sublime! Siamo stati divinamente. Il proprietario era una persona molto cordiale, simpatica e affabile, il classico toscano con la battuta e la barzelletta pronta. Poi mi ha incuriosito una foto appesa al muro che riprendeva un carro trainato da buoi pieno di fiaschi di vino. Allora chiedo al proprietario cosa raffigurasse e lui mi racconta la storia del Carro Matto. Un vero e proprio carro trainato da due mucche chianine caricato con centinaia di fiaschi di vino Chianti della Rufina. Infatti, fin dai tempi antichi i contadini solevano venire a Firenze per celebrare la vendemmia ed offrire il loro vino ai signori della città. Il vino poi veniva benedetto dalle autorità religiose e poi offerto anche alla gente comune. Ogni anno alla fine di settembre, i turisti che si trovano in città hanno la possibilità di assistere all’arrivo del Carro Matto in centro a Firenze dalla limitrofa area di produzione del Chianti denominata Chianti Rufina. Il Carro Matto giunge trainato da una coppia di buoi bianchi ed accompagnato da una sfilata in costumi storici con tanto di tamburi, sbandieratori ed addirittura un cannone! Questa manifestazione ha lo scopo di celebrare la centenaria tradizione toscana della produzione di vino ma, allo stesso tempo, è volta a ricreare l’arrivo del vino in città. Sin dal XIV secolo, il vino veniva imbottigliato e conservato in bottiglie di vetro dette fiasco per la loro particolare linea rotonda a forma di pera ed il collo allungato. Sono proprio quei famosi fiaschi tondeggianti che sono divenuti, nel tempo, l’emblema del vino toscano nel mondo. Contengono esattamente 3/4 di litro di vino ed erano prodotti nel cuore di Firenze: l’angolo tra via Condotta e via dei Calzaiuoli era conosciuto come “Canto dei Fiascai” proprio perchè lì si trovavano molti laboratori e magazzini degli artigiani fiorentini. Il “fiascaio” – o colui che produceva i fiaschi, appunto – realizzava sia la bottiglia di vetro che lo strato di paglia intrecciato intorno alla metà bassa e volto sia a proteggere la bottiglia da eventuali rotture, sia a fungere da isolamento termico per mantenere intatte le qualità del vino. Mentre le bottiglie di vetro venivano realizzate a Firenze città, il vino veniva prodotto fuori, nella campagna circostante ed il Carro Matto mostra come le bottiglie un tempo venissero magistralmente impilate in una piramide per esser trasportate in sicurezza laddove venivano riempite. Sul Carro ci sono oltre 2000 bottiglie ed oggi, come allora, solo poche persone sono in grado di creare questo capolavoro di architettura artigianale! Ecco che il Carro Matto ricrea il momento dell’arrivo in città dalla campagna del carro con le bottiglie piene del vino della nuova annata, accolto con lo stesso entusiasmo ed allegria di allora. Una bellissima storia quella del Carro Matto, che ci fa comprendere come la nostra Italia sia pregna di cultura, storia e tradizione. Mi sento proprio fortunato ad essere nato nella nazione più bella del mondo, l’Italia.

 

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