Si è tenuto lo scorso sabato, 6 giugno, presso l’Istituto “Oasi dei bambini” di Somma Vesuviana, il saggio di fine anno. I piccoli alunni, guidati dalle bravissime maestre, hanno portato in scena un riadattamento di Mary Poppins, la celebre tata nata dalla penna di P. L. Travers e divenuta icona dell’immaginario collettivo grazie all’omonimo film Disney. Attraverso musiche, coreografie e recitazione, i bambini hanno accompagnato il pubblico di genitori e adulti presenti nel mondo della famiglia Banks, tra momenti creativi e preziosi insegnamenti educativi.
Educare significa imporre regole oppure insegnare a guardare il mondo con meraviglia? Nella pedagogia contemporanea l’educazione è intesa come un processo di crescita, in cui autonomia e creatività occupano un ruolo centrale. Non si tratta più di seguire rigide regole imposte dall’adulto – come spesso accadeva in passato -, ma di ricercare un equilibrio tra guida educativa e libertà di scoperta. Quest’idea nasce e si sviluppa tra fine Ottocento e inizio Novecento, grazie a diversi grandi pedagogisti.
Jean-Jacques Rousseau (Ginevra, 28 giugno 1712 – Ermenonville, 2 luglio 1778) è uno dei primi a rivoluzionare il concetto di infanzia. Nel suo libro Émile ou De l’éducation (Emilio o dell’educazione, pubblicato nel 1762), suggerisce di seguire la natura stessa del bambino, che deve sentirsi libero e non costretto. Definito il “pedagogista del Romanticismo”, Friedrich Fröbel (Oberweißbach, 21 aprile 1782 – Marienthal, 21 giugno 1852), fondatore del “kindergarten” (giardino d’infanzia: corrispondente all’odierna scuola dell’infanzia), invece, ha puntato sulla creatività e il gioco, come ruoli cardine, suggerendo un ambiente educativo, dove l’insegnate ha il compito di stimolare e non di imporre. Fröbel introdusse anche materiali didattici chiamati doni (palle, cubi, forme geometriche) per aiutare a sviluppare manualità e comprendere lo spazio.
Una delle più conosciute e apprezzate figure legate al mondo dell’infanzia è da sempre Maria Montessori (Chiaravalle, 31 agosto 1870 – Noordwijk, 6 maggio 1952) che, ancora oggi, è punto di riferimento importantissimo. Ha portato avanti una pedagogia scientifica, con la radicata convinzione che l’adulto abbia il compito di guidare, cercando di “accendere” nei bambini curiosità e autonomia. Ancora una volta, dunque, le rigide regole del passato sono surclassate da un’idea più dinamica, in cui i piccoli sono protagonisti del proprio apprendimento e i grandi assumono il ruolo di guida, capace di accompagnarli.
“Ci vorrebbe un libro…” che ci insegni a guardare all’educazione non soltanto come disciplina, ma anche scoperta e immaginazione; un libro che ci ricordi che crescere significa imparare a vedere il mondo con attenzione e occhi nuovi, senza perdere la “meraviglia” di fronte alle cose. I libri che raccontano la storia di Mary Poppins sono perfetti per instillare questo concetto nelle giovani menti e anche negli adulti. Molte persone conoscono la celebre tata per l’omonimo film Disney del 1964, ma prima è nata dalla penna di P. L. Travers, con un testo per ragazzi pubblicato nel 1934. In realtà, il primo di una serie di otto romanzi.
Dietro gli ombrelli volanti e i viaggi fantastici si nasconde una riflessione profonda: i bambini imparano non perché vengono costretti, ma perché coinvolti, incuriositi e, soprattutto, “visti” e ascoltati. Mary Poppins stimola l’immaginazione come componente fondamentale dello sviluppo. Un’idea carica di significato, in un’epoca in cui i nostri figli crescono tra schermi, impegni e ritmi sempre più serrati. Un messaggio che è stato portato in scena dagli alunni della scuola “Oasi dei Bambini” di Somma Vesuviana, in occasione del saggio di fine anno.
Lo spettacolo ha condotto i bambini e i loro genitori proprio nel meraviglioso e suggestivo mondo di Mary Poppins, una tata senza tempo che arriva nella famiglia Banks con un nuovo modo di osservare la realtà. Una figura che, come ha spiegato la coordinatrice didattica, Rita Marrano, «unisce disciplina e immaginazione, regole e gioco, autorevolezza e dolcezza, diventando un modello educativo capace di integrare elementi apparentemente opposti. Il progetto ha promosso uno stile educativo basato su dialogo ed empatia.»
Nella trasposizione Disney, accanto a Mary Poppins, un ruolo significativo è quello di Bert, personaggio simbolo della creatività e della leggerezza. Nei romanzi originali di P. L. Travers, è uno dei migliori amici di Mary ed è conosciuto soprattutto come The Matchman (il venditore di fiammiferi), pur svolgendo anche altri mestieri, come artista di strada e musicista ambulante. Compare in diverse avventure e ha un rapporto di grande familiarità sia con la tata che con i piccoli Banks. Tuttavia, ha un ruolo meno centrale rispetto al film Disney del 1964. E’, infatti, nella trasposizione cinematografica che diventa una sorta di coprotagonista, narratore e guida dello spettatore.
Tuttofare dall’animo artistico, capace di trasformare la realtà attraverso il disegno, il gioco e la fantasia, accompagna i bambini e la stessa Mary in un mondo fatto di immaginazione, in cui anche le situazioni più semplici possono diventare occasione di scoperta. Ed è proprio ispirandosi a questo personaggio che gli alunni dell’“Oasi dei bambini” hanno portato sul palcoscenico il mondo dell’arte e della creatività.
«Un’attenzione particolare è stata dedicata all’arte e alla creatività – ha aggiunto la coordinatrice Marrano – i bambini hanno potuto esprimersi attraverso attività grafiche, pittoriche e manipolative, sviluppando il pensiero simbolico, la capacità espressiva e uno sguardo curioso sulla realtà.»
Il percorso portato avanti da tutto il corpo docenti ha voluto, quindi, offrire un’esperienza educativa, nella convinzione che, come insegna Mary Poppins, anche nelle attività quotidiane sia possibile trovare il lato positivo, trasformando l’apprendimento in qualcosa di divertente da fare con gli altri. Uno spettacolo che è stato un momento di festa e il preludio perfetto di un intero anno di crescita, vissuto attraverso il linguaggio della fantasia e dell’emozione.
«La storia è stata scelta come simbolo del percorso educativo annuale, – ha commentato la direttrice Palma Sampolo – l’intento è favorire nei bambini una crescita armonica, attenta non solo allo sviluppo individuale, ma anche alle relazioni familiari e ai cambiamenti della società contemporanea.»
Fondamentale, in questo cammino, è stata la guida di tutte le maestre, che con competenza e passione hanno accompagnato i bambini nella preparazione dello spettacolo e, soprattutto, durante l’anno. Un’educazione la loro, che sceglie di ispirare, lasciando tracce durature nel tempo. Sul palco, i bambini hanno dato forma al mondo di Mary Poppins, restituendo con spontaneità e gioia questi valori. In quei sorrisi, nei gesti e negli sguardi, ha preso vita il senso più autentico del progetto: crescere insieme, imparando a scoprire il mondo con curiosità e fiducia.
Perché come scriveva Gianni Rodari ne “Il libro degli errori” pubblicato nel 1964: “Vale la pena che un bambino impari piangendo quello che può imparare ridendo?” Una domanda che sembra attraversare anche le pagine di Mary Poppins, dove l’educazione passa attraverso gioco e scoperta.






