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VingustandoItalia, l’Ager Falernus produce il leggendario vino degli Imperatori

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Il mitico Falernum, il vino più apprezzato, ricercato, osannato e  costoso del mondo antico.

In Campania si produce il vino più noto, più apprezzato e più costoso dell’antichità.  Leggendario per eccellenza, straordinaria sintesi della storia e cultura enologica della provincia di Caserta: il Falerno. Questo vino, potremmo addirittura definirlo l’erede del vino degli imperatori romani, il mitico Falernum, il vino più apprezzato, ricercato, osannato e ovviamente costoso del mondo antico. Gran parte dei poeti e scrittori latini, da Plinio a Marziale, da Orazio a Cicerone sino a Catullo ne hanno decantato ed esaltato le qualità. Silvio Italico fa discendere la nascita di questo vino direttamente dal dio Bacco, che volle premiare l’ospitalità e la generosità di un vecchio contadino di nome Falerno facendo nascere sulle pendici del Monte Massico “viti lussureggianti”. Nessun vino è stato mai famoso quanto il Falerno, esso si può considerare il primo D.O.C. della storia enologica mondiale. Oggi è senza dubbio una delle perle dell’enologia italiana. Il Falerno rappresentava l’eccellenza tra tutti i vini prodotti allora nei vasti territori dell’Impero, per il quale si era ben disposti a pagare cifre elevate per poterlo bere durante banchetti e cerimonie, come attestato dai filosofi e scrittori dell’epoca. Il poeta latino Marziale specificava: “se vuoi bere del vino spenderai un sesterzio, del buon vino te ne costerà due, ma se vorrai il magico Falerno dovrai essere pronto a pagarne sei”. Il Falerno, infatti, è il vino servito nei banchetti degli imperatori; inoltre era presente tra le provviste che seguivano eserciti e generali nelle grandi imprese espansionistiche dell’antica Roma. Sempre il poeta Marziale lo definiva il migliore vino ai suoi tempi conosciuto chiamandolo Immortale Falernum. Il Falerno di oggi non è quello di una volta: quel vigneto attraverso i secoli si è esaurito e i metodi di vinificazione e conservazione sono molto diversi. Sicuramente però è un vino ottimo come quello antico. Questo vino è caratterizzato da sentori fruttati e floreali con note speziate. Al gusto è morbido, dotato di una buona persistenza aromatica e di un sapore travolgente, sentori di frutta rossa matura e finale persistente. A questo vino si accompagna spesse un piatto nato dalla fantasia contadina che tentava di unire il gusto alla necessità di non sprecare alcuna parte degli animali macellati, la busecchia è uno di quegli antichi piatti. Si tratta, infatti, della mammella delle vacche da latte. E’ un piatto che si può ritrovare un po’ in tutta la Campania. Ma come si cucina? La mammella viene tagliata in pezzi di circa 500 grammi e poi bollita in acqua salata. A questo punto la busecchia è pronta per essere tagliata in piccoli pezzetti di circa 2-3 centimetri e poi cucinata alla pizzaiola oppure come base per il ragù o semplicemente condita con olio, limone e sale per essere gustata fredda. Io la preferisco come base per il ragù con un bel rigatone, innaffiando poi il piatto con il nostro immortale Falerno del massico rosso, sempre nel rispetto delle tre T” Tipicità, Tradizione e Territorio. E ricordando la frase Johann Wolfgang von Goethe: “La vita è troppo breve per bere vini mediocri”.