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Molti pensano che è così abituato da generazioni, il napoletano, ai ritardi dei mezzi pubblici che probabilmente la rassegnazione ce l’ha nel dna. Al massimo protesta con cartelli ironici e divertenti: “Save the Circumvesuviana”, “Adotta un pendolare”. A tal punto è rassegnato, pensano. E non si rendono conto che l’esasperazione della gente ha raggiunto un livello di non ritorno.

Non se ne rende conto il presidente dell’Eav che sta per rimetterci il posto, nonostante lo scudo protettivo di cui gode. L’abbiamo sentito dire, non molti mesi fa, alla Camera di Commercio, che il bilancio con i numeri in successione era “una c…..ta”, rispetto a un bilancio sociale che ha come riscontro la soddisfazione degli utenti. Attorniato dai suoi fedelissimi, in un venerdì nero per i trasporti a Napoli e dintorni.

Gli utenti, pendolari, turisti, viaggiatori occasionali, capiscono bene le difficoltà, i debiti, la mancanza di risorse, il turn-over limitato, la burocrazia e quant’altro E però quello che non sopportano è che l’emergenza possa diventare la normalità dietro la quale nascondere inefficienze, abusi, furbate.

Se gli utenti avessero voce in capitolo! I turisti, per esempio, che si spostano in città attraverso le stazioni metro più belle del mondo, o sui treni che toccano incantevoli località dall’area flegrea alla penisola sorrentina. Gli basterebbe avere se non treni e autobus in orario e puliti, almeno che qualcuno bloccasse i borseggiatori (il personale e i pendolari li conoscono tutti); gli basterebbe che le indicazioni delle fermate sui display dei treni e degli autobus fossero quelle giuste e non tutte sbagliate o di un’altra linea.

I pendolari, che vanno a lavorare o a scuola e poi tornano a casa, vorrebbero avere se non più treni e autobus, in orario e puliti, e con l’aria condizionata, almeno un po’ di sicurezza. Non essere costretti a scendere in stazioni “impresenziate”. E lasciare autobus e vagoni nelle mani di baby gang o violenti, che li vandalizzano e, qualche volta, incendiano.

Tutti vorrebbero una comunicazione tempestiva e precisa. Per gli utenti è la cosa più importante. In momenti di difficoltà dovrebbero aumentare le informazioni: da noi succede il contrario. In momenti tranquilli i comunicati abbondano; come la situazione si ingarbuglia le informazioni si diradano fino a che si spengono pannelli luminosi e altoparlanti. A volte annunciatori improvvisati farfugliano notizie senza senso o ridicole. I giornali sono rimasti colpiti dall’annuncio del ritardo “non quantificabile”. Ma gli utenti hanno sentito anche di peggio.

L’altro giorno nella stazione Toledo, affollatissima di turisti e cittadini in attesa da un bel po’, una ineffabile voce ha detto più volte che il treno per Garibaldi viaggiava “con diversi minuti di ritardo sull’orario previsto”. E ogni volta la gente, in più lingue, si chiedeva: “E qual è l’orario previsto?”.  La settimana scorsa alle 12.59 nella stazione Napoli Garibaldi l’altoparlante ha diffuso la notizia, ai viaggiatori che lo stavano aspettando, che il treno per San Giorgio delle 12.43 era soppresso. Alle 12.59! E che dire dell’Anm che a ogni piè sospinto scrive “irregolarità sulla linea”, quasi una frase magica che racchiude tutto, dalle calamità naturali a ogni tipo di disservizio.

Ancora, gli utenti dei servizi pubblici tengono molto a un equilibrato e professionale rapporto tra gli addetti e i viaggiatori. A fronte di molti impiegati civili, educati e competenti, ce ne sono diversi che mancano dei requisiti essenziali per potersi interfacciare con il pubblico. E spesso le Aziende li mettono nei posti meno adatti come alla vigilanza dei tornelli, considerando tali ruoli marginali. Senza rendersi conto invece che essi dovrebbero svolgere una funzione importante in un primo orientamento dei viaggiatori.

Un’ultima osservazione dalla parte degli utenti, che riguarda addetti e comunicazione insieme. Un contratto di lavoro non deve lasciare niente al caso. Tanto meno che un servizio pubblico possa essere lasciato alla discrezionalità o buona volontà di un dipendente a fare lo straordinario. Devono esserci delle alternative ai cosiddetti “ricatti” di piccoli gruppi di lavoratori. Lo sciopero, poi, è un diritto che deve essere garantito. Sempre.

Sarebbe opportuno che, soprattutto nei trasporti, le aziende comunicassero dopo ogni sciopero il numero degli addetti che hanno aderito, divisi per profilo. Così sparirebbe definitivamente il dubbio che pochi lavoratori possano bloccare un servizio pubblico per migliaia di cittadini. Lo si dovrebbe fare per la trasparenza, per il rispetto che si deve da lavoratori a lavoratori, da cittadini a cittadini. Utopia!

C’è da giurare che, per tutta questa serie di banali motivi, e non per altro, i trasporti d’ira dei napoletani presto saranno incontrollabili.