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Terra dei Fuochi, confiscato il tesoro dell’ecomafia: 222 milioni di euro tolti ai Pellini di Acerra 

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Tredici anni dopo l’arresto e due anni dopo la condanna definitiva per disastro ambientale immane nella Terra dei Fuochi la seconda sezione del tribunale misure di prevenzione di Napoli ha dato il via alla confisca del tesoro dei Pellini, i Re Mida del traffico di rifiuti nel Napoletano. 250 fabbricati, 4 aziende, 68 appezzamenti di terreno, 50 tra auto, moto di lusso e autoveicoli industriali, 49 rapporti bancari e 3 elicotteri: beni per 222 milioni di euro intestati ai fratelli di Acerra Cuono, Giovanni e Salvatore Pellini, quest’ultimo ex maresciallo del nucleo informativo dei carabinieri di Napoli, i soli imprenditori napoletani dello smaltimento dei rifiuti condannati in via definitiva per disastro ambientale aggravato. Il tesoro, frutto dei proventi dello scarico di rifiuti tossici provenienti dal nord Italia nel territorio della provincia di Napoli, era stato fatto sequestrare dalla Dda partenopea agli inizi del 2017. Quindi è iniziata la battaglia giudiziaria che ha portato alla confisca. I beni appena passati allo Stato erano intestati anche a mogli e suoceri dei Pellini. Ma ci sono ancora sospetti sull’esistenza di altri patrimoni rimasti nascosti. Comunque i trafficanti di rifiuti si fidavano poco dei prestanome. Preferivano gestire in famiglia l’ingente patrimonio venuto allo scoperto con l’inchiesta fiscale sviluppatasi parallelamente a quella penale. Milioni quasi tutti reinvestiti nella maniera più classica, nel mattone. Case, case e ancora case, ville, palazzi. Anche nelle località turistiche più rinomate: 8 appartamenti a San Felice Circeo, 10 ville a Santa Maria del Cedro, una villa di oltre 800 metri quadrati coperti ad Agropoli e 10 case a Tortora, nei pressi di Praia a Mare. Per non parlare dei tre grandi appartamenti di Roma: due in viale Medaglie d’Oro, alle spalle del Vaticano, e uno in piazza Cinecittà. Ma è l’elenco degli alloggi residenziali confiscati ad Acerra che sembra infinito. Oltre alle tre, enormi, ville in cui tuttora vivono le rispettive famiglie dei fratelli Pellini ci sono altri 144 appartamenti intestati a loro e alle mogli, in gran parte affittati. Altri 14 si trovano a Caserta e 6 a Pomigliano, sul centrale corso Vittorio Emanuele. Ci sono pure una pasticceria a Marigliano e un distributore di benzina a Ceprano, provincia di Frosinone. I terreni agricoli sono immensi e moltissimi. Cingono tutta la parte occidentale e settentrionale di Acerra: località Lenza Schiavone, Lenza Fusaro, Sagliano, Tappia, Ponte di Napoli, vicino alla clinica Villa dei Fiori. Tra i beni confiscati anche 4 aziende di smaltimento. La più grande è l’ATR. Si trova a poca distanza dall’inceneritore. La confisca non ha però chiuso questa brutta pagina di storia del Napoletano. E’ stata infatti rinviata al 26 settembre l’udienza del tribunale di sorveglianza durante la quale si dovrà decidere se far tornare in carcere o meno i Pellini, usciti di prigione l’anno scorso, dopo soltanto dieci mesi in cella e nonostante i 7 anni di reclusione inflitti dal tribunale. < E’ stato compiuto un altro atto di giustizia nei confronti di tutti coloro che hanno patito le conseguenze dello scarico di rifiuti tossici – commenta intanto, a proposito della confisca, Alessandro Cannavacciuolo, ambientalista e principale accusatore al processo dei Pellini – ora però bisogna ancora giocare le partite del corretto utilizzo dei beni confiscati e del ritorno in carcere dei condannati >. E’ però sferzante la replica di uno dei tre condannati per disastro ambientale. < Dalle nostre case non andremo via – risponde Giovanni Pellini –  ricorreremo in appello contro la confisca. Comunque noi non abbiamo ancora ricevuto nessuna notifica. Non sappiamo nulla…>.