PERstradaPERcaso, Ospedale del Mare, Ciro Notaro: “Ho incontrato Angeli in Corsia”
Per una storia delle terre vesuviane a metà dell’’800: i bilanci di Ottajano, di Sant’Anastasia e di Boscoreale
I documenti illustrano in modo chiaro le condizioni della società vesuviana tra il 1850 e il 1860: da una parte le famiglie dei galantuomini che attraverso l’intreccio di parentele e di società di capitali controllavano l’economia del territorio, dall’altra gli umili stretti nella morsa della povertà, dell’ignoranza e della assoluta estraneità al governo non dico della cosa pubblica, ma del loro stesso destino. In mezzo c’era il ceto fragile degli artigiani e dei mercanti, degli operai specializzati, molto pochi, in verità, i cui progetti venivano sistematicamente bloccati dall’ immobilità finanziaria. Non c’erano sportelli bancari, nel territorio, all’arrivo di Garibaldi: i capitali giravano solo all’interno delle caste dei galantuomini, e ne uscivano solo sotto le forme del prestito usuraio. L’economia dell’usura pervase tutta la società vesuviana almeno fino al 1880, e intrecciò in inestricabili grovigli gli interessi della classe agiata con quelli della delinquenza organizzata. Correda l’articolo l’immagine di “Mercatini”, un quadro di Gustavo Pisani.
Nel 1850 ll Sindaco di Ottajano, dopo aver sottoposto la minuta della sua relazione alla tortura di correzioni più volte corrette, disegnò, della società ottajanese, un’immagine che non corrispondeva in nessun punto a quella elaborata pochi mesi prima dal cancelliere comunale Achille Procida su richiesta del S. Intendente Capece Minutolo. Divenne manifesta la solida ricchezza di canapari liquoristi sensali bottari dettaglieri di cuoiame. Di costoro, 15 avevano un capitale di 1000 ducati, 34 di 400 ducati. Ad Antonio Caravaglios il sindaco attribuì prima 4000 ducati e poi 2000, e indicò come primo della lista, con 5000 ducati, Raffaele Saggese Matafone, bottaro, sensale del vino, proprietario terriero e pubblico appaltatore, a cui il brigante Vincenzo Barone, pochi giorni prima di morire, avrebbe tentato di estorcere 1000 ducati. Noi sappiamo che molti nomi e più cospicue sostanze sfuggirono alla memoria del Sindaco; ma era colpa della fretta. Non si poteva pretendere – si lamentò il Primo Cittadino- che due giorni di lavoro bastassero a preparare accuratamente una statistica tanto nuova e complessa.
Il bilancio comunale di Sant’Anastasia per il 1858 è sulla base di duc.4758. L’appalto della farina per il 1859/60 va a Michele Viola per l’annuo estaglio di duc.2250; a Giovanni Fisco, potente appaltatore, va quello della neve per duc.78. Il 25 luglio ’59 il capitano comandante del Reale Stabilimento dell’Albergo dei Poveri di Madonna dell’Arco denuncia all’Intendente gli imbrogli dell’appaltatore della neve. Il “birbone venditore” non solo pretende grana 2 a rotolo invece che grana 1,5, come prevede il contratto, ma nelle ore più calde del giorno fa mancare la neve, unico sollievo per gli infelici vecchi “tutti infermi”: invece, i venditori di sorbetti vengono regolarmente riforniti. Il capitano accusa il sindaco di avere “una convivenza (sic)” con il Fusco. Giovanni Barone è il fittaiuolo del dazio sui salumi e salami per annui duc.1105. Egli vorrebbe far pagare il dazio “sul pesce stocco e baccalare quando siano ammollati”, ma i baccalajuoli si oppongono. Francesco Scafuto e alcuni membri delle famiglie Carotenuto e Piccolo chiedono che sia “sdaziato” dall’appaltatore il prodotto che essi vendono fuori di Sant’Anastasia.
Nel 1860 il bilancio di Boscoreale è sulla base di duc 3200: i maggiori introiti vengono dai dazi sullo scannaggio (duc.240), sul vino (duc.566), sulla farina (duc.1675), sulla neve (duc.90). Il fittaiuolo del dazio sul vino è Angelantonio Carbone, garantito da Michele Oliva. Il Sottointendente di Castellammare annulla la gara d’appalto della neve per il ’61, che Luigi Faiello si è aggiudicato senza avere concorrenti, e ottiene da Valentino Varone di Lettere un’offerta di duc.85, costringendo il Faiello ad offrire duc.90 per conquistare l’appalto. Ma l’alto funzionario non può impedire che Pietro Paolo Vitiello non solo rimetta le mani sul dazio delle farine già tenuto l’anno precedente, ma conquisti anche quello sul vino, con un ribasso di 100 ducati rispetto al passato. Nel 1847 si tenne la gara per l’affitto del dazio della farina per il comune di Ottajano. Concorsero per l’aggiudicazione Vincenzo Giova, Giuseppe Giordano e Fortunato Saggese.
L’ appalto venne assegnato al Giova, garantito da due potentissimi capi di fazione: Fortunato Saggese, del Centro Abitato, probabilmente l’uomo più ricco di Ottajano, e Andrea Ammirati di San Giuseppe. L’ estaglio annuo fu di 5000 ducati. Si potrebbe agevolmente dimostrare che dal 1830 al 1880 in ogni Comune il controllo del dazio su farina, vino e carne restò all’interno di gruppi famigliari ben definiti e che questi gruppi dettavano il prezzo di vendita “al minuto” per il pane, per il vino e per i vari tipi di carne.
Ada Gobetti, storie dalle città invisibili
Ada Prospero aveva conosciuto Piero Gobetti, uno dei più grandi intellettuali del primo Novecento, nel 1918, ancora liceale. Lei sedici anni lui diciassette, un incontro di sentimento e di intelletto, l’amore che germina per forza propria.
Egli la vedeva come un’altra Beatrice (sorella in amore), e lei si diceva certa che quell’amore non “era qualcosa nella sua vita, ma la sua vita stessa”.
In via XX Settembre al n. 60, dove entrambi abitavano, Ada e Piero si mandavano biglietti nella cassetta delle lettere per dirsi le loro vite e provare quella profonda gioia di attendere una parola scritta.
La giovinezza diventa subito esperienza di intima consuetudine. Stando insieme, collaborano alle riviste che lui fonda, accolgono amici, intellettuali antifascisti, scrittori, storici, organizzano cenacoli di discussione e di elaborazione politica.
Si sposano nel 1923 e, in occasione del loro viaggio di nozze a Napoli, incontrano Benedetto Croce, che sarà poi il paterno consigliere di Ada e le sarà vicino nel momento terribile della morte di Piero, promuovendone in tutti i modi le grandi capacità critiche.
Il matrimonio durerà solo tre brevi anni; tre anni di vivido splendore, di intenso lavoro e di crescita culturale.
Poi come a sciupare un idillio così operoso, durante una giornata torinese del settembre 1925, di quelle tese e concentrate, così frequenti nella loro vita, Piero viene ancora una volta selvaggiamente picchiato dalle squadre fasciste per strada, proprio sotto casa sua, dopo che era già stato trattenuto ingiustamente in prigione. Ada così si rende conto che bisogna lasciarlo partire per Parigi, e lo fa durante un giorno di neve e di freddo, salutandolo da una delle finestre del loro alloggio torinese in via Fabro.
In Francia avrebbero potuto ricominciare le attività, realizzando i progetti che insieme avevano avviato, destare “movimenti d’idee in questa stanca Torino” come le scriveva lui. Ada avrebbe dovuto raggiungerlo; era nato da appena un anno il figlioletto Paolo e bisognava riorganizzarsi. Dopo poco, come ci attesta una lettera dell’undici febbraio del 1926, Piero si fa sentire, scrivendole che è molto stanco e le chiede di salutare il loro piccolo Poussin, come chiamano Paolo. Lei legge, affranta. Non poteva sapere che quella sarebbe stata l’ultima lettera di Piero, scritta con estrema difficoltà, poche ore prima della morte. Gli risponde di non affaticarsi, di non affannarsi a cercare alloggi, basterà “un buco qualunque e provvisorio”. E alla fine un’ultima straziante raccomandazione, di quelle che misurano la vita di un amore intenso, fatto di vicinanza e di confidenza: “Se mi fai sapere il nuovo indirizzo ti manderò un piccolo pacco coi fazzoletti e altre piccole cose”.
Il mondo italiano ed europeo si ricorderà presto di questa coppia e ne riconoscerà l’importante testimonianza di vita. Ada sarà partigiana con suo figlio Paolo di diciotto anni e mai fu data esperienza più straordinaria e meravigliosa di una madre e un figlio uniti nella lotta. Aveva condiviso con quel figlio pericoli ed entusiasmi, nelle formazioni di Giustizia e Libertà, andando sempre su e giù per le montagne, come Paolo stesso scriverà nel 1994.
Oggi sappiamo molto dell’esperienza di Ada e di Piero; ci sono rimasti gli scritti, le lettere, l’esempio, la traccia lasciata nella visione di un’Italia libera e costituzionale. Scriverà, ricordando Piero che “nulla era in noi di buono che non fosse nostro, ed ogni cosa, nel fatto stesso di esserci comune trovava la sua bellezza e la sua verità”.
Ada vive ora nelle nostre città invisibili. La vediamo in una foto in cui appare con Piero e gli si appoggia con uno sguardo gentile e riposato. Lui ci guarda, interrogandoci; lei invece guarda avanti, sognante. Forse osserva l’avvenire che ci ha regalato.
Doppietta internazionale per la Fitness Trybe e la storia della società
Al Teatro Summarte l’appuntamento con “Forcella”, il nuovo racconto musicale di Marco Zurzolo
Riceviamo e pubblichiamo dal Teatro Summarte
Prosegue con grande successo la rassegna Jazz & Baccalà al Teatro Summarte di Somma Vesuviana.
Il prossimo appuntamento, in programma venerdì 14 novembre 2025, vedrà protagonista Marco Zurzolo con lo spettacolo “Forcella”, un racconto musicale che porta in scena l’anima più autentica e popolare di Napoli.
“Forcella” è una narrazione viva e vibrante che attraversa le strade , i volti e le voci del quartiere più antico della città. Dal sassofonista Papetti al commissario Corrado, dall’avvocato Cappabianca fino al temibile e napoletanissimo Jettatore, una lunga serie di personaggi prende forma grazie alla fantasia esuberante e alla genialità di Marco Zurzolo, che intreccia musica, teatro e racconto in un’unica, emozionante esperienza.
L’omicidio dell’avvocato Cappabianca diventa il filo conduttore di un racconto corale dove ognuno, a suo modo, contribuisce a dare senso a una morte che non lascia l’amaro in bocca. Tutto è accompagnato da una splendida colonna sonora che rappresenta il nuovo progetto musicale del Maestro Zurzolo, interamente dedicato a Napoli e a ciò che la rende unica: i napoletani.
Un concerto che è una dichiarazione d’amore per una città checontinua a sorprendere e commuovere con la sua inesauribile vitalità.
Biglietti:
• Tavolo: €20 ore 21.00
• Poltrona: €15 ore 22.15
Ticket: https://www.etes.it/sale/event/93306/marcozurzolo -forcella?idProdotto=93306&staticFilesVersion=106
IN CASO DI INTOLLERANZE COMUNICARE AL MOMENTO DELLA PRENOTAZIONE
Teatro Summarte – Via Roma, Somma Vesuviana (NA)
Info e prenotazioni: 3280612709 – 3935667597 – 0813629579
Email: summarte1@gmail.com
Sito web: www.summarte.it
Simulata collisione tra motopesca e natante nel porto di Torre del Greco
Assalto al Bancomat a Sant’Anastasia, sventata la rapina
Nelle ultime ore a Sant’Anastasia si è registrata una tentata rapina al Bancomat Unicredit in Piazza IV Novembre
Il tentato furto sarebbe avvenuto con la tecnica della “spaccata” ai danni del Bancomat della banca Unicredit in Piazza IV Novembre a Sant’Anastasia.
I rapinatori avrebbero cercato di sfondare il bancomat con un’auto rubata, un Alfa Romeo Giulietta che, rimasta completamente distrutta, sarebbe stata lasciata sul posto dopo il tentativo fallito.
A sventare la rapina sono state le Forze dell’Ordine che, arrivando tempestivamente sul posto, hanno fatto fuggire i rapinatori.
Questo episodio è solo uno dei tanti casi di furto che si registrano quotidianamente. Stando ai dati ufficiali infatti, gli episodi di rapine e furti in Campania stanno aumentando a dismisura, mettendo a repentaglio la sicurezza dei cittadini.
Il deputato Borrelli, insieme a Barone, si sono schierati fortemente contro questo episodio: “Le immagini dell’auto di un povero cittadino, rubata e ridotta a un ammasso di lamiere per compiere un gesto criminale, sono il simbolo di una escalation di violenza e audacia che non può essere ignorata.”
Da parte di Borrelli è stata denunciata la mancanza di personale delle Forze dell’Ordine sul sul territorio, penalizzando così il cittadino onesto che vive con l’angoscia che questi episodi possano accadere da un momento all’altro: “Questi criminali agiscono con un senso di impunità che li fa sentire nell’Eldorado. La verità è che mancano uomini e mezzi. Abbiamo troppo pochi uomini delle Forze dell’Ordine sul territorio per garantire un controllo capillare e scoraggiare questa tipologia di reati. Il cittadino onesto, oltre al danno del furto dell’auto, si ritrova con l’angoscia di subire violenze e l’ulteriore beffa di vedere la propria vita e i propri beni utilizzati per altri scopi criminali. Lo Stato deve investire massicciamente in sicurezza, rafforzando gli organici e fornendo strumenti adeguati per contrastare questa ondata criminale. Non possiamo lasciare che la paura e l’insicurezza diventino la normalità.”

