La storia dei sei compagni di classe che, dopo l’esame di maturità, partono per una vacanza insieme in una baita tra le montagne delle Dolomiti, durante la visione, ha commosso intensamente e, successivamente, nel corso del “laboratorio delle emozioni”, ha messo in lavorazione i sentimenti di ognuno, favorendo un crescendo riflessioni profonde e considerazioni autentiche e appassionate.
I protagonisti, magistralmente dipinti dal regista Giacomo Campiotti, rappresentano degli stereotipi nei quali ogni generazione può vedersi riflessa e la tragica esperienza, che li vede accomunati, forse per la prima volta, anche se hanno condiviso un quinquennio nella stessa classe, mette a nudo come la loro conoscenza fosse superficiale, o addirittura assente.
Beatrice, Luciano e Frances sono stati concordi nell”affermare che Enrico, che perde la vita tra quelle montagne che tanto amava, è l”unico tra tutti che riesce ad aiutare il gruppo a divenire tale, facendo cadere le barriere che ciascuno, sebbene inconsapevolmente, alzava verso l”altro.
Il legame forte e vero che egli ha con Max, ha, inoltre, insegnato agli altri come ci si relaziona con un diversamente abile, superando ogni forma di pietismo o di falsità. Edoardo ha sottolineato che Enrico è l”unico che si è posto il problema di Max, scegliendolo come compagno di viaggio.
Federico ha sottolineato che proprio Max, nonostante la natura non fosse stata con lui benevola, la ama più degli altri; Luca è stato colpito dall”indifferenza che inizialmente caratterizzava i protagonisti che non condividevano nulla e che solo attraverso la tragedia e il dolore riescono a esprimersi fra di loro e a diventare un vero gruppo.
Quindi Serena ha evidenziato come il dolore e la sofferenza sia servito a creare compattezza e solidità al gruppo di amici. Giulia ci ha invece ricordato che in certi casi il dolore può anche allontanare e dividere le persone.
Roberta si è chiesta perchè tanto spesso siano proprio le tragedie, come quella accaduta ad Enrico, che riescono a cambiare in positivo le persone e Maria Carla ha aggiunto che, infatti, proprio in seguito alla morte di Enrico gli altri personaggi riescono a maturare e a cambiarsi anche se prendono strade diverse.
Infine da più parti si è evidenziato che Cesare, il coatto apparentemente superficiale e vuoto, dopo essere stato salvato da Enrico,confessa che lo ha sempre stimato, infatti lo spiava perchè voleva essere come lui.
Il film affronta temi complessi come l”amore, l”amicizia, la morte, la disabilità, l’incomunicabilità tra pari e tra adulti e adolescenti e l”analisi di queste relazioni conflittuali ha prodotto tra i giovani partecipanti ai lavori un dibattito aperto e stimolante che ancora una volta la macchina da presa ha facilitato e reso possibile.
OSSERVATORIO ADOLESCENTI
MAI PIÙ COME PRIMA…
IL TERZO SENTIERO DI “PASSEGGIATE VESUVIANE”
Ufficialmente il percorso n°3, quello che conduce in vetta al Monte Somma, precisamente su Punta Nasone (m.1.131 slm.), ha inizio ad Ercolano, dalla cosiddetta strada del Vesuvio (via Contrada Osservatorio). Infatti vi si accede a quota 689, attraverso un cancello, generalmente chiuso, e da dove ha inizio un sentiero che si inoltra nel bosco di Robinie e che lascia ancora intravvedere ciò che resta della struttura a nido d”ape del fondo e che serviva a segnare il sentiero per le persone diversamente abili.
Purtroppo, questa illuminata iniziativa, che vedeva il Parco Nazionale del Vesuvio all”avanguardia, ha ceduto il passo alle intemperie così come all”incuria e al vandalismo. Stesso destino la segnaletica Braille e alcune delle opere di ingegneria naturalistica. I pannelli recentemente istallati e non sempre attendibili per quel che concerne il testo in inglese, mostrano in quota già i primi e repentini segni di sfaldamento.
Altro varco, di più facile accesso, è quello che, a quota m. 792 e a circa sei chilometri dall”ingresso ufficiale, imbocca il sentiero proveniente da S.Maria a Castello, nel comune di Somma.
Il sentiero che però vi illustrerò è quello che segue il tracciato canonico, quello ad anello e che parte dal comune di Ercolano. I circa 900 m. di strada “attrezzata” hanno di bello il fatto che a maggio vi si è accolti dalle timide ma tenaci orchidee vesuviane, dal muscari e dal gigaro; a giugno invece il giglio di S.Giovanni rimarca con la tradizione il cambio stagionale.
A quota 719, si giunge a un primo bivio, sulla destra, dove incominceremo la salita verso i Cognoli di Giacca, prima elevazione che ci condurrà, attraverso i Cognoli di Trocchia e quelli di S.Anastasia, fin su, verso il profilo d”indiano del Nasone. Sulla sinistra si scorge inoltre una scalinata che porta sul sentiero denominato della Castelluccia o delle capre, attualmente impraticabile per la folta vegetazione e che scende fino ai 300 metri presso Massa di Somma.
Proseguendo su un sentiero in discreta salita, facendo attenzione ai segnavia verdi, raggiungeremo un paio di balconate che mostreranno le due facce del nostro vulcano, quella dell”anello urbanizzato che lo strozza e la natura, che resiste, sostanzialmente ancora intatta, nella valle dell”Inferno. Verso i 2,13 km a 967 mslm, il percorso incomincia a essere poco leggibile anche perchè i segnavia, nascosti dalla vegetazione, non sono sempre visibili oltre che privi di riferimenti.
Ai 1.092 metri, dopo 2,72 km e dopo il riferimento di una x rossa, segnata su un segnavia grezzo, inizia un tratto ripido e sdrucciolevole, anche in questo caso, oltre l”ovvia prudenza, sono necessari i bastoncini telescopici per un migliore equilibrio. Raggiunti i 1.107 m. prestare attenzione al ciglio a strapiombo e mantenere la sinistra, facendo molta attenzione al sentiero non sempre segnato, ad eccezion fatta di qualche segnavia.
Scendendo ai 1.098 e mantenendosi con attenzione a sinistra della cresta, ci si imbatte dopo poco, sulla destra, in una frana, molto pericolosa perchè seminascosta e non segnalata, ad eccezion fatta dei nastrini di plastica bianco-rossi che ne annunciano l”imminenza. Ad ogni modo sarebbe opportuno aggirare l”ostacolo seguendo una scomoda ma più sicura bretella, anch”essa segnalata dai nastrini.
Poco dopo il percorso scende ripidamente verso valle e bisogna prestare la dovuta attenzione prima di guadagnare sulla destra il sentiero boschivo, immerso tra i castagni bardati di frondosi licheni. Purtroppo, a quota 1.084, dopo 3,60 km di percorso, prima di voltare a destra per l”ultima ascensione verso il Nasone, incontriamo i primi residui delle festività sommesi (il Sabato dei Fuochi e il Tre della Croce). Purtroppo la passione dei cittadini di Somma Vesuviana non sempre corrisponde a un corretto senso civico. La discarica, e non è un esagerazione l”uso del termine, accoglie gli escursionisti man mano che ci si avvicina alle baracche che annunciano la cima, “O Ciglio.
A m. 1.114, a fianco di una grande croce di ferro, incontriamo la piccola cappella della “Mamma Schiavona”. Lì, in questo grazioso luogo di pietas popolare, troverete custodito un libro di quota dove potrete apporre la vostra firma a sugello della vostra piccola grande impresa. Dopo essersi ristorati si segue lo stradello che da dietro l”edificio sacro conduce al punto più alto dell”itinerario. Da punta Nasone si potrà ammirare il Gran Cono, tutta la Valle dell”Inferno fino all”Atrio del Cavallo, intravedendo il Golfo. E alla nostra sinistra invece, tra i Cognoli e il Vesuvio si può scorgere anche un tratto di penisola Sorrentina.
Nella discesa verso valle manteniamo la sinistra, evitando di scendere nel canalone scavato dalle acque piovane (che conduce comunque al sentiero ma è molto più scomodo e faticoso). Il tragitto, dapprima ripido, degrada gradualmente in una serie numerosa di curve che ne agevolano la percorrenza. A quota 792, sullo sbocco del sentiero appena percorso, sulla destra, ne parte un altro di connessione col sentiero n°2. Dopo 5,49 km, si è giunti finalmente sul piano, presso un”edicola votiva, sempre dedicata alla Madonna, e un paio di baracche ad uso festa e scampagnata, e anche in questo caso i rifiuti non mancheranno.
A questo punto ci separano dal termine dell”anello circa sei chilometri di facile percorso, dove solo la stanchezza e qualche albero caduto potranno rallentare la nostra tranquilla marcia nel bosco mesofilo (bosco umido) e, con un po” di fortuna e molta attenzione potremmo incontrare qualche volpacchiotto alle prime armi.
In conclusione gradirei segnalare l”azione di quei sommesi che salvaguardano il sentiero dalla parte del loro versante natio, così come il loro impegno a salvaguardare una tradizione che sfida l”avanzare dei tempi. Ciò nonostante, è da sottolineare anche l”altra faccia della medaglia, quella dell”inciviltà dimostrata a più riprese durante i festeggiamenti, recenti e passati. Cosa questa che vanifica l”operato dei cittadini più virtuosi e l”immagine i un luogo unico.
ECCO COSA FARE CONTRO IL PENSIERO UNICO DOMINANTE
Di Michele Montella
Contro che cosa si va a scontrare la diffusa indifferenza verso l’arroganza al potere? Come reagire a chi sta costruendo gradualmente e senza fare alcun rumore una dittatura politica, che irride perfino al percorso storico della lotta della Resistenza antifascista, durante la seconda guerra mondiale. Cosa poter fare contro una becera cultura del niente imponente ed impunita?
Qual è il luogo in cui il coraggio di sperare si può ancora esercitare? Esiste ancora la possibilità di creare una città del coraggio contro la sopraffazione dell’arroganza e dell’incultura, dello scambio di risorse contro il traffico degli interessi, del dialogo contro lo sguaiato urlo del servo?
Ci poniamo ancora una volta queste domande, dando seguito al breve excursus tematico sull’affermazione di Sartre che l’inferno sono gli altri. (VEDI)
Abbiamo già dato due risposte a tali quesiti: una riguarda la diaspora del pensiero meridionale a cui dobbiamo mettere un freno, perchè l’assenza di donne e uomini pensanti genera la diffusione del pregiudizio, dell’inconoscenza e dell’incultura; un’altra riguarda la capacità di reagire a scelte individualiste ed autoreferenziali.
C’è tuttavia qualcosa di più che è possibile fare, prima di dirsi sconfitti, ed è coltivare una presenza attenta e competente sul territorio. Lì dove non c’è cultura bisogna farla nascere; dove manca un panorama di partecipazione e dove giace sepolto il coraggio di andare contro l’omologazione bisogna farli nascere.
Non possiamo chiamarci uomini e donne di speranza se non ci carichiamo del coraggio dell’impopolarità. Il morso dell’emarginazione, pur nella consapevolezza di essere portatori di intelligenza, di idee, di novità corroboranti, deve essere accettato, altrimenti parleremo di una speranza inautentica, quella dei bigotti o, peggio ancora, quella di chi per ufficio deve sostenere il ruolo di ottimista.
Ritengo che la speranza lungi dall’essere tipica dell’uomo ottimista sia invece caratteristica del pessimista; infatti l’ottimista, almeno quello becero che spopola nelle nostre piazze, non ha bisogno di sperare: si ritiene egli stesso il prodotto migliore.
Il pessimista invece sa che per combattere ha bisogno di un progetto; deve costruire processi virtuosi; abbandonare il pressapochismo e disegnare panorami vasti di senso dove collocare le proprie azioni. Il pessimista intelligente sa coniugare il suo stato d’animo con l’attesa; solo lui sa attendere un cambiamento ed opera affinchè l’aurora possa rinascere. Charles Pèguy, che amava parlare di piccola speranza, afferma, nel Portico del Mistero della seconda virtù, che di tutte le virtù quella che più stupisce Dio è la speranza, perchè serba nel cuore degli uomini la meraviglia dell’indomita resistenza.
Certo essere pessimisti ed uomini di speranza è una sfida poderosa, accompagnata da un abissale mistero, ma è la nostra sfida, se vogliamo arginare l’inferno che ci circonda.
LA RUBRICA
A SOMMA, SULLA STORIA, É NOTTE FONDA
Caro Direttore,
ho seguito, attraverso il tuo giornale on line e la stampa quotidiana dell”ultima settimana, le vicende dell”anniversario della Liberazione nella tua città, Somma Vesuviana. Certo, negli ultimi anni non ve ne va bene una. Riuscite a conquistare le pagine nazionali perchè cancellate “Piazza Francesco De Martino” e la restituite –con grande senso storico- a “Vittorio Emanuele III” (sì, quello delle leggi razziali!); ricevete in comune qualche discendente dei Savoia (la cosa accadde, in verità, prima che Filiberto cantasse a Sanremo) e, per il 25 aprile 2010, pubblicate un manifesto con gladio e fasci di inequivocabile fattura fascista (pare si tratti del frontespizio di un libretto di pensione del 1942)!
Insomma, per celebrare l”anniversario della Liberazione, avete rispolverato gli emblemi fascisti (oltre alle solite parole del vostro sindaco, che è un vero ignorante di storia!). Devo, aggiungere, per amor di verità, che spigolando tra i commenti all”articolo –pubblicato sul Mediano.it- sul manifesto del giorno della Liberazione, mi è sembrato di capire che l”intera colpa non è dell”amministrazione in carica e del suo capo, ma di un sedicente responsabile dell”archivio storico di Somma Vesuviana.
Dalle nostre parti si sa come vanno queste cose. Senza sacrifici personali, senza cultura e senza gavetta, molti aspirano ad occupare cariche ed incarichi dirigenziali anche in assenza di minimi requisiti. Accade, poi, che il potere politico, sempre più ignorante e superficiale, pur di guadagnare consensi, elargisca a piene mani (o accetti le autocandidature per) responsabilità alte da destinare a irresponsabili bassi. Così, ogni tanto, qualcuno, con improntitudine, si inventa responsabile di un bene architettonico, di un archivio, di un comitato o di una banda di musica. E, fatto ancora più eclatante, chiede (ed ottiene) che una delibera di giunta (in consiglio avrebbe più ostacoli da superare!) ne legittimi la responsabilità ed il riconoscimento pubblico di “esperto, per chiara fama”!
Non ti preoccupare, Direttore, è tutto il Paese Italia, che, ormai, va così. Cioè, va nel senso che “meno sai più sei”. Più sei ignorante e meno ti poni problemi, ti assalgono dubbi, ti macerano pensieri. E, naturalmente, puoi fare una splendida carriera.
“Piuttosto che cercarselo, il lavoro è meglio ereditarlo. Dopo i fiumi di inchiostro sui docenti universitari che spartiscono le cattedre tra figli, mogli e fidanzate, sui primari attenti a sceglier eredi il cui nome somigli al loro, sui figli dei notai che fanno i notai, sui figli dei dentisti che fanno i dentisti, sui figli dei farmacisti che fanno i farmacisti, persino il traballante e per certi aspetti imbelle governo Prodi ha tentato di scuotersi:ha predisposto una serie di misure per liberalizzare alcune professioni e servizi:Poi è arrivato il centrodestra. Che si è dato come priorità cancellare le poche cose buone fatte dal centrosinistra. Ha strizzato l”occhio agli evasori e si è adoperato per soddisfare le corporazioni. “, (Aldo Cazzullo, “L”Italia de noantri”, Mondadori, 2009).
La scuola, ecco! Certo, c”è sempre la scuola, che può sopperire allo sfascio. O, forse, è meglio dire che potrebbe sopperire. E sì, perchè la stessa scuola è allo sfascio. Per il prossimo anno scolastico, come ben sai, va avanti il piano dei tagli agli organici. Altri ventiduemila posti di insegnanti saltano, insieme a circa quindicimila posti Ata. Il tanto decantato insegnamento della lingua inglese, poi, alle elementari, è affidato al maestro della classe, anche senza specifica competenza (cioè, completamente ignorante in lingua straniera), previa un corso di riconversione di poche ore. Ma che fa? Chi se ne importa? Bisogna sfoltire, sfrondare, snellire, risparmiare; bisogna avere la mano del chirurgo: incidere senza pietà, per il bene dell”infermo. Magari!
Solo che l”infermo è un cittadino, che avrebbe diritto a stare bene, ad apprendere, ad avere un posto di lavoro (diritti sanciti dalla Carta Costituzionale!). E, invece, no! È condannato a vivere nella malattia, nella ignoranza, nella disoccupazione. Perchè chi vive nell”ignoranza può godere delle storie dell”Isola dei Famosi, può ritenere che la scuola sia un”inutile perdita di tempo, può vendere il proprio voto alle elezioni, può essere sempre più disponibile ad infoltire l”esercito dell”antistato.
Caro Direttore, l”alienazione è massima, come l”insoddisfazione di vivere in un paese e in un tempo sbagliato. Ma fa niente. Tra poco si spera che tutto cambierà e vivremo con rinnovato entusiasmo. Chi ci darà una mano, ancora non si sa. Però succederà. “Le rane, abituate a girare liberamente nei loro stagni, con grande chiasso domandarono a Giove un re che con la forza reprimesse la maniera sregolata di vivere. Il padre degli dei rise e diede loro un piccolo travicello. Che, appena gettato, atterrì con il suo tonfo e con il movimento improvviso dell”acqua la perfida genia:”, (Esopo).
E, quando avverrà, per pochi giorni tutti saremo felici e contenti, perchè una nuova classe dirigente soppianterà quella delle cariatidi. Poi, nostro malgrado, ci accorgeremo che nulla è cambiato e ci abitueremo all”indolenza, all”indifferenza, all”eccesso di egoismo. Sarà, come al solito, notte fonda.
Ma, dopo le tenebre, deve per forza spuntare il sole. I cattolici professanti diranno che è la mano di Dio; i materialisti diranno che l”intelligenza dell”uomo; i fatalisti diranno che si tratta del destino. Insomma, ciascuno dica ciò che pensa e crede. Importante è che sopravviva la speranza che qualcosa possa cambiare!
(Fonte foto: Rete Internet)
CAMORRA NELLE ISTITUZIONI. 2/A PARTE. IL COMUNE DI GIUGLIANO
Di Amato Lamberti
Nel precedente articolo è stato messo in evidenza che per circa venti anni i vigili urbani del comune di Giugliano, comandante in testa, mentre l”assessore delegato non muoveva un dito, hanno indossato le divise istituzionali per esercitare un potere malavitoso, nell”indifferenza di tutti gli organi di controllo, locali, regionali e nazionali. Il business, manco a dirlo, era l”abusivismo edilizio.
Del resto il cemento abusivo rappresenta “la lavanderia” dei clan per i capitali sporchi derivanti da altre attività criminali. E l”edilizia abusiva rappresenta per i clan anche un modo per riaffermare il controllo del territorio. Il potere del cemento armato rappresenta il crocevia di condotte criminali, che alimentano connivenze dei pubblici poteri, condizionamenti della vita pubblica e inconfessabili rapporti con la camorra. A Giugliano il problema non è l”emergenza spazzatura: la montagna di spazzatura è la punta dell”iceberg dell”illegalità. Sarà possibile, alla fine, rimuovere la spazzatura, ma a Giugliano come altrove il problema è il ritorno generalizzato alla legalità, che passa inevitabilmente per la correttezza della Pubblica amministrazione.
Nello stesso periodo (Maggio 2008, ndr), anche un altro scandalo investe la cittadina di Giugliano. La Guardia di Finanza della locale compagnia ha sottoposto a sequestro preventivo un intero parco da 98 appartamenti e un albergo per un valore complessivo di 20 milioni di euro. Gli immobili interessati sono stati costruiti tutti attraverso concessioni che il Comune non avrebbe mai dovuto rilasciare poichè il complesso da edificare era in contrasto con i piani urbanistici e con i vincoli archeologici legati alla presenza della antica via Appia. Stando alle ricostruzioni degli investigatori, i rilievi fotografici aerei della zona erano stati ritoccati in modo da far risultare che la strada romana non fosse adiacente alla zona destinata all”insediamento abitativo. Quello storico paesaggistico, però, non è l”unico vincolo cui è sottoposta l”area.
Ne esiste anche uno di natura aeronautica: l”area è normalmente sorvolata da aerei militari della vicina base Nato. Le abitazioni sono così state realizzate diminuendo l”altezza dei soffitti, da qui il nome dell”operazione “Puff Village”. Il parco sequestrato è “L”Obelisco” e, secondo le indagini di Dda e Guardia di Finanza, le amministrazioni locali avrebbero fatto di tutto per “regolarizzarlo” (sulla carta era un complesso turistico-alberghiero, in realtà era stato destinato ad area residenziale), fino al punto di rilasciare concessioni in sanatoria illecite in quanto fondate su atti di condono (ben 105) del tutto falsi e aventi ad oggetto lavori non ancora eseguiti alla data dell”apparente inoltro della richiesta.
Per rendere edificabili i suoli, si sarebbe commesso ogni sorta di abuso: dal furto di tremila fascicoli contenenti richieste di condono, avvenuto al Comune circa 10 anni prima per poi essere riutilizzate anni dopo per il proprio numero di protocollo. Abusi edilizi, nati all”ombra di patti scellerati tra camorra e funzionari pubblici, hanno creato danni anche all”ambiente ed alla sua storia.
“:Una volta deciso, di “gestire” l”affare condono” ci fu una vera e propria divisione di compiti – si legge nel documento di fine indagini -; i Mallardo si occuparono del furto delle pratiche di condono dal Comune (furto che fu commesso alla fine del 1995 inizio 1996 per quanto io mi ricordo) e le pratiche furono poi portate presso una sorta di studio attrezzato, presso il campeggio “Stella Maris”. Talvolta veniva effettuato un vero e proprio fotomontaggio anche dell”aerofotogrammetria in modo di far coincidere l”immobile oggetto della falsa richiesta di condono con le risultanze aerofotogrammetriche. Successivamente, oltre a tali immobili di interesse dei Mallardo, sono stati effettuati falsi condoni anche per immobili di terzi cittadini; questi avevano saputo che c”era un modo per “regolarizzare” il proprio immobile abusivo e si rivolgevano all”ufficio tecnico”.
Sempre secondo le dichiarazioni di Izzo, ogni singola “pratica” costava tra i venti e trenta milioni. Tre milioni invece, andavano all”ufficio protocollo del Comune. A tali costi si aggiungevano quelli delle planimetrie, delle relazioni tecniche, della perizia giurata e, se era da variare, anche quelli delle aerofotogrammetria. Ulteriori costi erano quelli derivanti dall”importo delle somme già pagate per l”effettivo condono. Una volta che si era diffusa la voce dei forti guadagni, anche altri dipendenti pubblici del Comune di Giugliano vollero approfittare dell”affare, tra cui il responsabile dell”Ufficio autorizzazioni agli scarichi che pretese una tariffa di lire tre milioni per ogni pratica di condono. Egli, benchè sopraggiunto in un successivo momento nell”affare, ha fruito del guadagno per tutte le pratiche di condono in quanto redasse anche le autorizzazioni per gli scarichi retrodatando i relativi atti amministrativi.
Le pratiche di condono degli immobili di interesse dei Mallardo, venivano gestite in modo diverso da quelle dei comuni civili in quanto per esse veniva corrisposto una somma a forfait. Dichiarazioni shock che disegnano il profilo di una città nuova, lontana dal centro storico, disegnata da una speculazione incontrollata che ha arricchito camorra e funzionari pubblici.
“Benvenuti ad Abusivopoli – dice invece il presidente di Legambiente Campania, Michele Buonomo – in Campania si viaggia alla media di 6mila case abusive all”anno, affare gestito da 60 clan. Un fenomeno che non può essere arginato dalle sole forze dell”ordine senza una volontà di fermo contrasto da parte degli amministratori”.
L”attacco all”impero economico dei Mallardo non è cominciato con l”operazione “Arcobaleno”. Da oltre due anni, le forze di polizia presenti nel feudo d”origine dei Mallardo, eseguono sequestri di opere abusive. Interi complessi residenziali, alberghi, strutture turistiche e balneari, tutte realizzate senza licenze o con false licenze. Tra Giugliano, Villaricca, Qualiano, le società intestate a prestanomi come la “Maica immobiliare” o il “Gruppo Orizzonte” di via Ripuaria, “Wuema Mare” e “La Favorita 2” di via Grotta dell”Olmo, “2p immobiliare” di via Limitone, “La reale Aquila immobiliare” di via F. Russo, “Sud art edil” di via Circumvallazione, “Apg costruzioni” di Melito e molte altre sparse in altre province italiane. Grazie alle confessioni dei collaboratori di giustizia un tempo componenti della “famiglia” di Giugliano, gli inquirenti hanno ricostruito meccanismi ed ingranaggi del business.
Corruzione, la chiave di lettura di un volume d”affari le cui dimensioni non sarebbero certo spiegabili. 30 società, 198 terreni, 50 conti correnti ed oltre 600 immobili tra Giugliano, Qualiano, Villaricca, Orta di Atella, ma anche Ischia, Formia e molte altre località turistiche, questo, per il momento, il patrimonio sequestrato. Si vede bene come il problema non sia tanto la “camorra” ma “il sistema” che lega in maniera strettissima pezzi di politica, di imprenditoria, di amministrazione pubblica, di dipendenti dello Stato, con le organizzazioni criminali che controllano e governano il territorio.
(Fonte foto: Rete Internet)
ARTICOLO CORRELATO
I “NUOVI” POLITICI RICORDINO CHE LA CAMORRA HA OCCUPATO LE ISTITUZIONI
Di Amato Lamberti
Passate le elezioni non si parla più di camorra. Penso che anche ai nuovi amministratori che sembrano animati da tante buone intenzioni ma parlano come se si trovassero ad amministrare un’altra regione bisogna ricordare quale sia la situazione reale della Campania, quali guasti, anche morali, si siano prodotti tra amministratori e rappresentanti dello Stato, quanto la camorra, in una situazione di totale latitanza dello Stato, abbia potuto violentare il territorio, occupando le istituzioni e stravolgendo in direzione malavitosa gli stessi comportamenti delle persone.
Per esemplificare e fare il quadro della situazione è sufficiente prendere in esame quanto è successo, per venti lunghi anni, nel Comune di Giugliano. Nello scandalo avvenuto nel maggio 2008 si è messo in evidenza che molti imprenditori avevano acquistato dalla cattiva amministrazione comunale il permesso di costruire su terreni agricoli dopo averli resi edificabili alterando lo strumento urbanistico. La magistratura, dopo lunghe indagini, ha scoperto che tali affari erano gestiti dalla Polizia Municipale di Giugliano. I vigili avevano costruito un vero e proprio “clan” criminale, che dietro pagamento di quote prefissate da un tariffario estorsivo, concedevano autorizzazioni modificando lo strumento urbanistico e facendo diventare edificabili, con un solo tocco di colore, suoli agricoli.
Per circa venti anni i vigili urbani, comandante in testa, mentre l’assessore delegato non muoveva un dito, hanno indossato le divise istituzionali per esercitare un potere malavitoso, nell”indifferenza di tutti gli organi di controllo, locali, regionali e nazionali.
Il Comune di Giugliano è considerato, da ogni sorta di imprenditori del napoletano e del casertano, quasi un territorio di conquista perchè chiunque, anche di un altro Comune, grazie ai vigili urbani e ad alcuni tecnici comunali compiacenti, poteva “acquistare” una licenza edilizia che gli permetteva di edificare facilmente anche estese lottizzazioni. A Giugliano, un Comune che in venti anni è passato da ventimila a centomila abitanti, si è così creata una lobby immobiliare talmente potente ed inattaccabile che riesce a fare “il bello e il cattivo tempo” nell’amministrazione come nella politica locale.
Basta andare nell’area di sviluppo industriale di Giugliano, per rendersi conto dello stravolgimento della pianificazione urbanistica: al posto delle attività industriali sono cresciuti negozi, palazzi, centri commerciali quasi tutti riconducibili ad imprenditori con amicizie e parentele nel mondo criminale. La camorra Giuglianese ha preso direttamente per sè i grandi appalti e il controllo dei grandi centri commerciali. A Giugliano lo spaccio di droga è limitato e gestito da sbandati ed extracomunitari; non ci sono “rapine”; non viene chiesto il “pizzo” ai negozianti; solo il mercato dell’usura è molto esteso. La camorra giuglianese svolge quasi un ruolo di supplenza dello Stato latitante facendosi carico della sicurezza dei cittadini e degli operatori economici.
Questo atteggiamento dei clan criminali, che mira a mantenere una apparente tranquillità nella quale agire in maniera indisturbata, serve anche ad evitare che Giugliano possa finire nel mirino delle forze dell”ordine. I patrimoni immensi dell”edilizia sono stati creati con i soldi delle discariche, degli sversamenti abusivi e dell’usura. Il “clan giuglianese” è un circolo chiuso che non permette ad altri di entrarne a far parte, per operare sul territorio. L”incendio di un appartamento del sindaco Giovanni Pianese, avvenuto nell”estate 2009, non è stato altro che un avvertimento a cui il sindaco ha risposto, scrivendo sui giornali: “La vita dei miei familiari mi è molto cara”: messaggio che tutti hanno interpretato come una sorta di accettazione e di resa.
L’inchiesta della magistratura, non a caso denominata “mattone selvaggio”, due anni di intercettazioni ambientali, microspie piazzate nelle auto della polizia urbana e su diverse utenze di cellulari, racconta anche un”altra storia, fatta di corruzioni e complicità. A seguito delle indagini condotte dalla squadra mobile di Napoli e dalla Digos, numerosi arresti e perquisizioni furono effettuati all”interno del corpo di polizia municipale di Giugliano. Con gravissime accuse, quali concussione, corruzione, falso in atto pubblico ed associazione a delinquere, violazioni urbanistiche e dei sigilli, rivelazione del segreto di ufficio, tutto per costruire appartamenti non in regola, che hanno devastato il territorio. Furono 23 i vigili urbani, alcuni dei quali in servizio sul litorale domitio, arrestati dalla polizia di Stato, che eseguì complessivamente 39 ordinanze di custodia cautelare della Procura di Napoli.
Soldi e anche prestazioni sessuali in cambio del via libera agli abusi edilizi: un vero e proprio mercimonio di cui si erano fatti protagonisti i vigili urbani della città a nord di Napoli. Scempi impuniti in cambio di sesso e soldi. Per chiudere un occhio su un abuso edilizio, infatti, un vigile urbano del nucleo Antiabusivismo del Comune di Giugliano, aveva chiesto ad una donna una prestazione sessuale. Proprio dalla denuncia della signora partì l’inchiesta del commissariato di Giugliano che portò all”arresto di 23 appartenenti al corpo della polizia municipale. Secondo quanto emerso dalle indagini, i vigili urbani di Giugliano applicavano un vero e proprio “tariffario” per chiudere un occhio sugli abusi: dai 500 ai 2.500 euro, a seconda delle dimensioni dell’edificio realizzato illegalmente.
Bastava pagare i vigili, per evitarne i controlli, ritardarne i sigilli, pilotare le pratiche di condono. E il cemento abusivo cresceva: case intere, mansarde, terreni da ripartire, strutture coloniche da trasformare in ville, aggiusti ad alberghi sul litorale. Furono 11, invece, gli imprenditori arrestati che avrebbero beneficiato della “comprensione” dei vigili urbani corrotti.
Ma questa non è stata la prima volta che il comando di Giugliano è finito nella bufera. Infatti, nel febbraio del 2006 erano già stati arrestati i vertici della polizia municipale, ovvero il maggiore comandante e un suo vice. I due ufficiali furono arrestati nell”ambito di un”inchiesta terminata con otto arresti sulla ritardata chiusura di un locale pubblico lungo il litorale domitio.
Gli indagati nell”ambito dell”inchiesta del 2008 sono stati complessivamente una settantina. Coinvolti anche funzionari e tre geometri dell”ufficio tecnico del Comune che furono accusati, tra l’altro, di contatti con i fratelli Francesco e Giuseppe Mallardo, esponenti della criminalità locale.
(Continua Giovedì 29 Aprile:) (Fonte foto: Rete Internet)
CAMORRA E POLITICA
IL CONSIGLIO D”EUROPA: NO ALLA VIOLENZA DELLE FORZE DELL’ORDINE
Di Simona Carandente
Attraverso gli ultimi, gravissimi fatti di cronaca (in primis il cd. “Caso Cucchi”), l”opinione pubblica è stata messa in condizione di toccare con mano una realtà triste, oltremodo scomoda, a tratti sconcertante: il diffuso utilizzo della violenza da parte delle forze dell”ordine.
Senza voler incorrere in banali quanto vane generalizzazioni, occorre evidenziare come la prassi, invalsa soprattutto nel momento della privazione della libertà personale, di ricorrere a forme di violenza abnormi ed ingiustificate sia da sempre nota agli operatori della giustizia, quale notorio e diffuso modus operandi.
La delicata questione è giunta all”attenzione del Consiglio d”Europa, il quale in un rapporto pubblicato dal Comitato Antitortura ha chiesto all”Italia di attivarsi concretamente, e fattivamente, allo scopo di arginare il ricorso alla violenza non solo in fase di arresto, ma anche all”interno dei penitenziari italiani e tra i detenuti stessi.
Il documento fa seguito ad una vasta serie di accuse ricevute proprio dal Comitato Antitortura, in relazione all”uso della violenza da parte di Polizia e Carabinieri, giudicato sovente “eccessivo”, posto che risulta tutt”affatto rara la somministrazione di pugni, calci, manganellate nel corso degli arresti o, in alcuni casi, durante la stessa custodia carceraria.
Acquisite le prove medico-documentali di quanto asserito, il Comitato ha chiesto alle autorità italiana di allinearsi agli standards europei in materia, lamentando poi grande preoccupazione per il fenomeno della violenza tra detenuti, rispetto al quale le stesse forze dell”ordine hanno spesso tardato ad intervenire fattivamente.
Il rapporto del Comitato si spinge fino a constatare le condizioni di vita all”interno dell”Ospedale Psichiatrico di Aversa (OPG), attraverso ben 84 pagine di rapporto, reso pubblico solo oggi, nonostante la visita europea in Italia fosse datata settembre 2008.
Oltre ai tristemente noti problemi di sovraffollamento, con 300 detenuti a fronte di una capienza massima di 160 unità, il rapporto parla di internati rinvenuti seminudi, legati anche per giornate intere, sdraiati su materassi forati al centro per consentire l”espletamento delle normali funzioni fisiologiche.
Immediata la reazione del direttore della struttura, Adolfo Ferraro, per il quale il vero problema è da individuarsi nella mancanza di personale sanitario, specie se in confronto a quello penitenziario, che rende l”Opg una vera e propria struttura carceraria, a dispetto della principale ed originaria destinazione.
“Pessime”, tuttavia, vengono definite dallo stesso direttore le condizioni di vita degli internati. (mail: simonacara@libero.it)
(Fonte foto: Rete Internet)
GLI ALTRI ARGOMENTI TRATTATI
IL SECONDO SENTIERO DI “PASSEGGIATE VESUVIANE”
Il sentiero n°2 dell”Ente Parco, denominato “Lungo i Cognoli”, inizia anch”esso da Ottaviano così come il numero uno. Ovviamente, come per gran parte dei sentieri, esistono deviazioni, alternative e, come ogni luogo vivo vuole, ingressi “secondari”. Lasciando a voi la libera iniziativa, ma consigliandovi vivamente di seguire i tracciati ufficiali e di non avventurarvi lungo percorsi a voi sconosciuti e dalla dubbia sicurezza, c”incamminiamo verso questo nuovo itinerario.
La sua durata approssimativa (soste e preparazione atletica influiscono molto sulla durata effettiva) è di 7 ore ed è lungo 11,5 km. Anche questo percorso si mostra alquanto impegnativo e stavolta non solo per la sua lunghezza. Il percorso si presenta infatti nella sua parte alta (oltre i 1.000 m) alquanto impervio e di difficile percorribilità.
I Cognoli, che non sono altro che l”antica caldera del più antico vulcano e che sembra superasse, in epoche remote, tranquillamente i duemila metri d”altitudine, coronano la Valle dell”Inferno ma risultano di difficile percorribilità a causa del terreno roccioso e fortemente sdrucciolevole. È necessario quindi, nell”affrontarli, essere ben coscienti di quel che si fa, attrezzati e molto, molto prudenti, inoltre, consiglierei, almeno la prima volta, di andare guidati da una persona esperta. Anche in questo caso non mancano le alternative per i più cauti e ne vedremo, man mano che se ne presenterà l”occasione, l”ubicazione.
Il percorso della cartina ha il colore viola (anche se in realtà i segnavia sono di colore blu scuro) e almeno nell”approccio ricalcherà il tragitto del numero uno, questo per lo meno fino a Largo Prisco. Ma qui stavolta si svolterà a destra. Delle tre strade che vi si pareranno di fronte quella di sinistra è la stessa percorsa seguendo il sentiero che porta alla Valle dell”Inferno (n°1), quella centrale, pur non essendo un percorso ufficiale, porta comunque ai Cognoli, a quota 869 mslm, evitando alcuni dei tratti più impervi del Somma. Pur valendo la pena seguirlo, conviene rimanere nell”ufficialità e godersi tutta la bellezza dei boschi di castagno che ci condurranno fin su, tra le nuvole e respirare un po” d”aria pura.
Seguendo dunque i segnavia azzurri, ci si incammina agilmente tra la selva. A 2,63 km, sulla vostra sinistra incrocerete una casetta in mattoni di cemento, con annessa cisterna, utile qualora vi imbatteste in un improvviso acquazzone. Seguendo il sentiero, immerso tra i castagni, si arriva a un bivio, a questo punto svoltate a sinistra per raggiungere i Cognoli, l”altra strada, a mano destra conduce ad una connessione col sentiero n°3 (Punta Nasone), assai disconnessa per via delle numerose frane.
E così via, a salire, accompagnati da tortore, merli e ghiandaie. Dopo 3,35 km (780 mslm) c”è un bivio, voi seguitate a tenere la destra. A 861m, dopo 4,14 km, incontrerete sulla sinistra un secondo rifugio, più rustico e suggestivo del precedente ma sarà comunque opportuno accertarsi della sicurezza del luogo per sostarvi all”occorrenza. Ai 4,47 km mantenete la destra e proseguite tra gli aceri e gli ontani che incominciano or ora a germogliare. Dopo 5,37 km sulla sinistra vi si proporrà uno splendido scorcio panoramico con Ottaviano in primo piano, San Giuseppe a destra e a sinistra uno scorcio di Ager nolanus. All”orizzonte invece si intravedono i monti di Avella, i Picentini e il Partenio.
Mantenendo la destra senza mai lasciare il sentiero principale si arriva, dopo 5,80 km, a quota 997m, lì incontrerete un altro bivio, a sinistra si giunge direttamente sui Cognoli con la possibilità d”affacciarsi, senza ulteriore fatica, sulla Valle dell”Inferno, prendendo invece la strada di destra si giunge, attraverso una riforestazione e seguendo uno steccato, sulla splendida balconata in località Ex fumarole, incorniciata dal Vesuvio e Punta Nasone e con la possibilità di intravvedere anche il golfo di Napoli. Dopo aver intrapreso il ripido stradello che volge a sinistra del sentiero si giunge finalmente ai 1.112 metri dei Cognoli di Ottaviano il punto più alto dell”escursione.
Da qui in poi bisogna prestare molta attenzione infatti, attraverso un sali-scendi di ghiaione (materiale piroclastico incoerente), instabile per sua natura, si raggiungono elevazioni più sicure ma subito dopo incontrerete un breve ma fastidioso tratto in roccia e pietra lavica dove l”uso di bastoncini da escursionismo non sarà superfluo. Dopo aver poi superato la summenzionata scorciatoia vi si pone l”opportunità di poter scivolare con cautela a destra, lungo la discesa di ghiaione, per proseguire poi lungo il sentiero n°1 che incontrerete a valle o proseguire verso i Cognoli di Levante che, con alterne difficoltà, degradano verso la Valle dell”Inferno.
A 8,18 km incrociate il sentiero che conduce a Largo Prisco e dopo un ennesimo tratto esposto si scenderà tra le rocce sdrucciolevoli fino al sentiero numero uno che si seguirà come illustrato nel precedente articolo.
ARTICOLO CORRELATO
UNA STORIA DI ADOLESCENTI:PER PARLARE DI ADOLESCENTI
Di Annamaria Franzoni
“Jack frusciante è uscito dal gruppo” è un film del 1996, eppure sembra un affresco sui giovani liceali di oggi. Il film, diretto da Enza Negroni e tratto dal romanzo di Enrico Brizzi che con la regista ha condiviso la sceneggiatura, ha suscitato tale riflessione nei giovani spettatori che, nell”ambito del modulo “Adolescente:.mente”, svolto presso l”aula multimediale del liceo Mercalli, hanno assistito alla proiezione di una storia coinvolgente che rappresenta il complesso passaggio dall”età adolescenziale a quella adulta.
Alex, interpretato da un giovane Stefano Accorsi, Aidi, Martino, il giovane figlio di una ricca famiglia bene e il gruppo di adolescenti che ruotano intorno a loro, attraverso i loro disagi, dolori, gioie, hanno lanciato messaggi forti che i nostri giovani hanno raccolto e restituito nel circle time dopo la proiezione del film con sensibilità e acume.
Le parole chiave che sono emerse sono state, da una parte, l”amicizia, l”amore, la felicità, l”impegno sociale, la musica, il gruppo e con essi l”omologazione, il conformismo e l”alienazione, dall”altro l”inquietudine, la fuga, il distacco, l”odio e la morte. Di qui si è passati all”analisi del ruolo nella vita degli adolescenti dei distacchi dolorosi , dei frequenti sensi di colpa, dei tragici addii.
Qualcuno ha sottolineato come, in particolare nel territorio in cui si trova la scuola, ci siano stati negli ultimi anni diversi casi di suicidi da parte di giovani adolescenti, che non hanno avuto la capacità di valutare obiettivamente il futuro. I ragazzi hanno evidenziato quanto sia talvolta complesso condividere con gli altri il proprio malessere emotivo, proprio come è accaduto a Martino, che pur trovandosi sulla stessa lunghezza d”onda di Alex non è riuscito a farsi sostenere dall”amico che invece egli stesso aveva sorretto nel suo momento di amore apparentemente non corrisposto.
Ludovica anzi ha sottolineato che forse il legame che lo univa all”amico non fosse solo di amicizia, ma di amore omosessuale. La mancata corrispondenza di tale amore non corrisposto avrebbe quindi contribuito al suo “uscire di scena” da un mondo sempre più distaccato dal suo interesse.
Il mondo della scuola risulta distaccato dalla maggior parte dei ragazzi protagonisti di questa vicenda, le famiglie o sono assenti o presenti, ma prive di capacità di comunicare con loro se non in modo superficiale e meramente materiale: ecco perchè, secondo i nostri giovani spettatori, i ragazzi ricercano la conquista nella vita autentica nella musica, nell”omologazione, nel vento sul viso in bicicletta o in motorino che aiutano a superare le loro ansie e le loro paure.
OSSERVATORIO ADOLESCENTI
ERCOLANO, L’ITALIA DEI VALORI PLAUDE ALL’OPERAZIONE CENTRO VETRINE
Il partito Italia dei Valori della città di Ercolano, plaude all”ennesima ed efficace operazione ,denominata Cento Vetrine, condotta dalle forze dell”ordine. Il felice esito delle indagini ha portato, nella mattinata del 19 aprile u.s., all”esecuzione di 21 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di affiliati dei clan operanti sul territorio per associazione a delinquere di stampo mafioso ed estorsioni aggravate.
Così come ha ammesso il procuratore aggiunto Dott. Rosario Cantelmo, l”aumento delle denuncie dei commercianti ha favorito l”attività investigativa che sta mettendo in ginocchio i clan di Ercolano. Manifestiamo la nostra piena solidarietà e vicinanza a chi ha deciso con coraggio di uscire dallo stato di omertà credendo nelle forze messe a disposizione dallo Stato per la difesa della legalità.
L”impegno del partito e dei consiglieri comunali eletti nella lista di Italia dei Valori sarà indirizzato, tra l”altro, al perseguimento della legalità contro ogni forma di sorpruso, nonchè verso il rispetto e la promozione della coscienza civica. Noi crediamo che, come sosteneva il giudice Paolo Borsellino, la lotta alla mafia debba essere innanzitutto un movimento culturale e morale che coinvolga tutti a sentire la bellezza del fresco profumo di libertà.
Un profumo che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell”indifferenza, della contiguità e quindi della complicità. Con l”impegno di tutti dobbiamo veramente iniziare ad amare il nostro paese, perchè il vero amore consiste nell”amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare.

