Un esempio clamoroso di rapporto marcio tra chi gestisce la cosa pubblica e la camorra è offerto dal Comune di Giugliano.
Di Amato Lamberti
Passate le elezioni non si parla più di camorra. Penso che anche ai nuovi amministratori che sembrano animati da tante buone intenzioni ma parlano come se si trovassero ad amministrare un’altra regione bisogna ricordare quale sia la situazione reale della Campania, quali guasti, anche morali, si siano prodotti tra amministratori e rappresentanti dello Stato, quanto la camorra, in una situazione di totale latitanza dello Stato, abbia potuto violentare il territorio, occupando le istituzioni e stravolgendo in direzione malavitosa gli stessi comportamenti delle persone.
Per esemplificare e fare il quadro della situazione è sufficiente prendere in esame quanto è successo, per venti lunghi anni, nel Comune di Giugliano. Nello scandalo avvenuto nel maggio 2008 si è messo in evidenza che molti imprenditori avevano acquistato dalla cattiva amministrazione comunale il permesso di costruire su terreni agricoli dopo averli resi edificabili alterando lo strumento urbanistico. La magistratura, dopo lunghe indagini, ha scoperto che tali affari erano gestiti dalla Polizia Municipale di Giugliano. I vigili avevano costruito un vero e proprio “clan” criminale, che dietro pagamento di quote prefissate da un tariffario estorsivo, concedevano autorizzazioni modificando lo strumento urbanistico e facendo diventare edificabili, con un solo tocco di colore, suoli agricoli.
Per circa venti anni i vigili urbani, comandante in testa, mentre l’assessore delegato non muoveva un dito, hanno indossato le divise istituzionali per esercitare un potere malavitoso, nell”indifferenza di tutti gli organi di controllo, locali, regionali e nazionali.
Il Comune di Giugliano è considerato, da ogni sorta di imprenditori del napoletano e del casertano, quasi un territorio di conquista perchè chiunque, anche di un altro Comune, grazie ai vigili urbani e ad alcuni tecnici comunali compiacenti, poteva “acquistare” una licenza edilizia che gli permetteva di edificare facilmente anche estese lottizzazioni. A Giugliano, un Comune che in venti anni è passato da ventimila a centomila abitanti, si è così creata una lobby immobiliare talmente potente ed inattaccabile che riesce a fare “il bello e il cattivo tempo” nell’amministrazione come nella politica locale.
Basta andare nell’area di sviluppo industriale di Giugliano, per rendersi conto dello stravolgimento della pianificazione urbanistica: al posto delle attività industriali sono cresciuti negozi, palazzi, centri commerciali quasi tutti riconducibili ad imprenditori con amicizie e parentele nel mondo criminale. La camorra Giuglianese ha preso direttamente per sè i grandi appalti e il controllo dei grandi centri commerciali. A Giugliano lo spaccio di droga è limitato e gestito da sbandati ed extracomunitari; non ci sono “rapine”; non viene chiesto il “pizzo” ai negozianti; solo il mercato dell’usura è molto esteso. La camorra giuglianese svolge quasi un ruolo di supplenza dello Stato latitante facendosi carico della sicurezza dei cittadini e degli operatori economici.
Questo atteggiamento dei clan criminali, che mira a mantenere una apparente tranquillità nella quale agire in maniera indisturbata, serve anche ad evitare che Giugliano possa finire nel mirino delle forze dell”ordine. I patrimoni immensi dell”edilizia sono stati creati con i soldi delle discariche, degli sversamenti abusivi e dell’usura. Il “clan giuglianese” è un circolo chiuso che non permette ad altri di entrarne a far parte, per operare sul territorio. L”incendio di un appartamento del sindaco Giovanni Pianese, avvenuto nell”estate 2009, non è stato altro che un avvertimento a cui il sindaco ha risposto, scrivendo sui giornali: “La vita dei miei familiari mi è molto cara”: messaggio che tutti hanno interpretato come una sorta di accettazione e di resa.
L’inchiesta della magistratura, non a caso denominata “mattone selvaggio”, due anni di intercettazioni ambientali, microspie piazzate nelle auto della polizia urbana e su diverse utenze di cellulari, racconta anche un”altra storia, fatta di corruzioni e complicità. A seguito delle indagini condotte dalla squadra mobile di Napoli e dalla Digos, numerosi arresti e perquisizioni furono effettuati all”interno del corpo di polizia municipale di Giugliano. Con gravissime accuse, quali concussione, corruzione, falso in atto pubblico ed associazione a delinquere, violazioni urbanistiche e dei sigilli, rivelazione del segreto di ufficio, tutto per costruire appartamenti non in regola, che hanno devastato il territorio. Furono 23 i vigili urbani, alcuni dei quali in servizio sul litorale domitio, arrestati dalla polizia di Stato, che eseguì complessivamente 39 ordinanze di custodia cautelare della Procura di Napoli.
Soldi e anche prestazioni sessuali in cambio del via libera agli abusi edilizi: un vero e proprio mercimonio di cui si erano fatti protagonisti i vigili urbani della città a nord di Napoli. Scempi impuniti in cambio di sesso e soldi. Per chiudere un occhio su un abuso edilizio, infatti, un vigile urbano del nucleo Antiabusivismo del Comune di Giugliano, aveva chiesto ad una donna una prestazione sessuale. Proprio dalla denuncia della signora partì l’inchiesta del commissariato di Giugliano che portò all”arresto di 23 appartenenti al corpo della polizia municipale. Secondo quanto emerso dalle indagini, i vigili urbani di Giugliano applicavano un vero e proprio “tariffario” per chiudere un occhio sugli abusi: dai 500 ai 2.500 euro, a seconda delle dimensioni dell’edificio realizzato illegalmente.
Bastava pagare i vigili, per evitarne i controlli, ritardarne i sigilli, pilotare le pratiche di condono. E il cemento abusivo cresceva: case intere, mansarde, terreni da ripartire, strutture coloniche da trasformare in ville, aggiusti ad alberghi sul litorale. Furono 11, invece, gli imprenditori arrestati che avrebbero beneficiato della “comprensione” dei vigili urbani corrotti.
Ma questa non è stata la prima volta che il comando di Giugliano è finito nella bufera. Infatti, nel febbraio del 2006 erano già stati arrestati i vertici della polizia municipale, ovvero il maggiore comandante e un suo vice. I due ufficiali furono arrestati nell”ambito di un”inchiesta terminata con otto arresti sulla ritardata chiusura di un locale pubblico lungo il litorale domitio.
Gli indagati nell”ambito dell”inchiesta del 2008 sono stati complessivamente una settantina. Coinvolti anche funzionari e tre geometri dell”ufficio tecnico del Comune che furono accusati, tra l’altro, di contatti con i fratelli Francesco e Giuseppe Mallardo, esponenti della criminalità locale.
(Continua Giovedì 29 Aprile:) (Fonte foto: Rete Internet)

