IL CONSIGLIO D”EUROPA: NO ALLA VIOLENZA DELLE FORZE DELL’ORDINE

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Il Consiglio d”Europa richiama l”Italia e chiede di arginare la violenza da parte delle forze dell”ordine sulle persone arrestate. Timori anche per la violenza tra detenuti. Il caso dell”ospedale psichiatrico di Aversa.
Di Simona Carandente

Attraverso gli ultimi, gravissimi fatti di cronaca (in primis il cd. “Caso Cucchi”), l”opinione pubblica è stata messa in condizione di toccare con mano una realtà triste, oltremodo scomoda, a tratti sconcertante: il diffuso utilizzo della violenza da parte delle forze dell”ordine.
Senza voler incorrere in banali quanto vane generalizzazioni, occorre evidenziare come la prassi, invalsa soprattutto nel momento della privazione della libertà personale, di ricorrere a forme di violenza abnormi ed ingiustificate sia da sempre nota agli operatori della giustizia, quale notorio e diffuso modus operandi.

La delicata questione è giunta all”attenzione del Consiglio d”Europa, il quale in un rapporto pubblicato dal Comitato Antitortura ha chiesto all”Italia di attivarsi concretamente, e fattivamente, allo scopo di arginare il ricorso alla violenza non solo in fase di arresto, ma anche all”interno dei penitenziari italiani e tra i detenuti stessi.
Il documento fa seguito ad una vasta serie di accuse ricevute proprio dal Comitato Antitortura, in relazione all”uso della violenza da parte di Polizia e Carabinieri, giudicato sovente “eccessivo”, posto che risulta tutt”affatto rara la somministrazione di pugni, calci, manganellate nel corso degli arresti o, in alcuni casi, durante la stessa custodia carceraria.

Acquisite le prove medico-documentali di quanto asserito, il Comitato ha chiesto alle autorità italiana di allinearsi agli standards europei in materia, lamentando poi grande preoccupazione per il fenomeno della violenza tra detenuti, rispetto al quale le stesse forze dell”ordine hanno spesso tardato ad intervenire fattivamente.
Il rapporto del Comitato si spinge fino a constatare le condizioni di vita all”interno dell”Ospedale Psichiatrico di Aversa (OPG), attraverso ben 84 pagine di rapporto, reso pubblico solo oggi, nonostante la visita europea in Italia fosse datata settembre 2008.

Oltre ai tristemente noti problemi di sovraffollamento, con 300 detenuti a fronte di una capienza massima di 160 unità, il rapporto parla di internati rinvenuti seminudi, legati anche per giornate intere, sdraiati su materassi forati al centro per consentire l”espletamento delle normali funzioni fisiologiche.

Immediata la reazione del direttore della struttura, Adolfo Ferraro, per il quale il vero problema è da individuarsi nella mancanza di personale sanitario, specie se in confronto a quello penitenziario, che rende l”Opg una vera e propria struttura carceraria, a dispetto della principale ed originaria destinazione.
“Pessime”, tuttavia, vengono definite dallo stesso direttore le condizioni di vita degli internati. (mail: simonacara@libero.it)
(Fonte foto: Rete Internet)

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