L”affascinante mondo della parola scritta. Perchè, che cosa, come, quando, dove leggere/scrivere? Confronto nel nostro forum online.
Di
Giovanni AriolaCarla Iovane, Dirigente Scolastico della S.M.S. “Alighieri-Pacinotti” di Marigliano, scrive: “Ieri sera mi sono regalata un”ora nella libreria Mondadori al Vulcano Buono e, girando fra scaffali e isole, mi sentivo come :zio Paperone quando si tuffa e nuota nel suo tesoro di monete! Prendi, apri, sfoglia, un occhio alla quarta di copertina, una sbirciata alla presentazione, ritrovo così vecchi “amici” e nuovi autori, entusiasmi, curiosità, improvvisi innamoramenti. Alla fine si sceglie:ed esco con Daniel Pennac (“Diario di scuola“, la professione docente vista con altri occhi) e con Aldo Cazzullo (“L”Italia de noantri“, affilata ironia su temi di attualità). Nel senso di leggerezza che mi pervade, tuttavia, si insinua un tarlo insistente: la lettura, gioia per tanti, è per molti altri un problema; perchè? Come fare per risolverlo?
So per certo cosa non fare: trasformare la lettura in un noioso dovere, in un “officium” di cui liberarsi al più presto; niente letture imposte o compiti per le vacanze: l”amore non si impone, è un moto dell”anima! I primi interessi, è noto, nascono nell”ambito familiare: una famiglia in cui si legge, una casa in cui entrano con naturalezza libri e giornali, aprono la strada al “gusto” per la lettura. Al figlio inappetente la mamma, su consiglio del pediatra, prepara numerosi e gustosi “assaggini“: così un”ampia e articolata biblioteca, che spazi dalla poesia ai saggi, dai classici alla narrativa contemporanea, da Tolstoj alla saga di Millennium, può, come diceva un saggio e caro amico, far vibrare le antenne dell”anima, e aprire la strada a nuovi amori:
Il terreno è così fecondato, ma occorre poi chi “istituzionalmente” coltivi, offrendo chiavi, metodi, strumenti per orientarsi nell”avventuroso viaggio della conquista della parola scritta: la scuola, i professori :e abbiamo così toccato un punto nevralgico, forse dolente. Daniel Pennac pensa che il rifiuto della lettura nasca dalla paura: paura di non capire, di non essere all”altezza, di uno sforzo superiore alle proprie possibilità, e suggerisce di curare “omeopaticamente” la paura di leggere con la lettura, quella di non capire con l”immersione nel testo. Chi guida? La scuola. Al prof. “tocca” predisporre gli strumenti per scendere in maniera approfondita nel testo: l”analisi testuale, l”approccio critico, il metodo di lettura sono le chiavi che sgombrano le nuvole della paura e rendono affascinante il mondo della parola scritta.
Oggi pomeriggio, nella mia scuola, un gruppo di studenti ha incontrato Peppe Barra, avrebbero dovuto parlare di musica popolare e di tradizioni e invece hanno parlato di :.LIBRI! L”attore ad un certo punto ha lanciato una provocazione: “Ragazzi – ha detto – noi alla vostra età avevamo tanto e voi non avete niente:” Invitato a farlo, ha chiarito: “Avevamo la capacità evocativa della mente, sollecitata dalle suggestioni di una lettura, la gioia di esplorare le proprie emozioni attraverso poeti e scrittori, il piacere, in un giorno di pioggia di sprofondare in poltrona con un libro e partire per viaggi fantastici. Avevamo tutto questo e voi non l”avete più!”.
Si è parlato di Basile, Fucini, Salgari, Marotta:poi è spuntato l”attore e ha “raccontato” da par suo una fiaba, anzi “nu cunto di Basile. Forse domani i ragazzi ne leggeranno altri. Forse.”
Risposta – La preside Iovane pone quattro ordini di questioni: il primo di carattere pedagogico-didattico, il secondo sociale, il terzo politico, l”ultimo, ma non di importanza, estetico. La scuola è indicata esplicitamente come l”agenzia incaricata istituzionalmente ad attivare, insieme con la famiglia, un”azione finalizzata a far venire l”appetito:di libri agli inappetenti. La strategia indicata di predisporre opportuni assaggini di libri mi sembra efficace con il corollario, secondo me di fondamentale importanza, di evitare qualsiasi imposizione o compito scolastico come il tanto aborrito (dagli studenti) assegno per le vacanze! Salvo poi, a tempo debito, e con opportune e adeguate strategie, procedere al vero e proprio intervento didattico di educazione linguistica e, specificamente, di educazione alla lettura/scrittura e di analisi testuale.
Di grande efficacia e quindi buona pratica didattica, che ci auguriamo venga adottata e si diffonda anche in altre scuole, è quella di invitare attori, ma anche gli autori in persona, a leggere testi letterari (pagine di prosa e di poesia) agli alunni. Possibilmente senza chiedere immediatamente da parte di docenti zelanti a questi ultimi, di relazionare a casa, da soli e per iscritto. In alternativa si suggerisce di attivare in classe tutti insieme un brain-storming (= tempesta di idee, tecnica di discussione e di creatività di gruppo), senza assegnazione di voti e con registro rigorosamente assente dalla cattedra, con rilettura parziale o totale del testo già ascoltato dalla viva voce dell”attore. In altro momento la valutazione degli alunni!
Qualche perplessità mi suscita il riferimento al compito della famiglia. È vero, sarebbe l”optimum se anche la famiglia potesse contribuire, mettendo a disposizione dei propri figli libri, giornali, riviste da farli coesistere con tv, computer, play-station e simili. O se potesse, la famiglia, organizzare visite insieme ad una libreria, anche inserita in supermercato, o alla biblioteca più vicina. Ma quante sono le famiglie che lo fanno? Non solo, ma quante si possono permettere anche solo di comprare almeno un giornale? È vero, non siamo più al tempo di quel nonno di un mio compagno di scuola, che fu sorpreso dal nipote, studente e studioso, a strappare qualche pagina da un dizionario di latino:
– “O no”(Nonno), che state facendo?
– Stevo piglianno nu zico “e carta p”appiccià nu poco “e fuoco:te serveno tutte quante sti paggine? (Stavo prendendo un po” di carta per accendere il fuoco. Ti servono tutte quante queste pagine?)
Tuttavia la deprivazione di tante famiglie in fatto di libri e giornali è ancora enorme.
Con questa considerazione abbiamo toccato una problematica che è sociale ma che chiama in causa la politica. Cosa sta facendo la nostra classe dirigente per incrementare l”interesse dei cittadini per la lettura? Molto poco, come abbiamo avuto modo di sottolineare qualche settimana fa. Per fortuna non mancano Comuni che dedicano attenzione e denaro a costituire e a tenere aggiornate preziose biblioteche civiche che spesso diventano veri e propri centri di cultura, fucine di formazione per i giovani e di aggiornamento continuo per gli adulti. Ma è troppo se si chiede di far diventare un obbligo per ciascun Comune istituire, far funzionare e tenere aggiornata una biblioteca civica?
Infine la questione estetica. Che cosa leggere oggi? Sono stati fatti nomi prestigiosi ed altri ne possiamo aggiungere, oltre i classici naturalmente, da Calvino a Rodari a Benni a De Luca, per citarne solo qualcuno. Ma, chiediamoci, questi autori sono in grado di interessare, appassionare, entusiasmare ancora i nostri ragazzi? Mai tanti libri come ora hanno affollato gli scaffali delle librerie. Così tanti da provocare in molte persone una sorta di saturazione e di rigetto. E soprattutto una grande difficoltà nella scelta. Ancora di più oggi c”è bisogno che vi siano persone competenti che leggano prioritariamente e poi consiglino, indichino, presentino.
Appunto la mamma che non offre ai figli cibo indifferenziato, ma seleziona e sceglie, elabora e rielabora, scompone e ricompone (fuor di metafora, decodifica, ricodifica, transcodifica), abbellisce, impreziosisce:insomma rende appetibile. Purtroppo non solo sono pochi quelli che accettano di svolgere questo compito gravoso, ma quelli che lo fanno si trovano in serie difficoltà in quanto sono saltati quasi tutti i canoni tradizionali della buona narrativa e di nuovi si fatica a definirne. Insomma, fatta eccezione per pochi, non si riesce a comporre una rosa di autori sicuri da consigliare. E, poichè l”amara realtà è che la maggior parte dei ragazzi non legge se non i libri scolastici e questi malvolentieri e perchè obbligati, avremmo bisogno di scrittori forti, di polso, capaci di far venire alle nuove generazioni un po” di appetito. Forse domani? Speriamo!
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