IL QUINTO SENTIERO DI “PASSEGGIATE VESUVIANE”

Finalmente giungiamo al pezzo forte della nostre passeggiate, l”emblema del Parco Nazionale, il sentiero n°5 ovvero il Gran Cono del Vesuvio.

Con i suoi scarsi 4 km non è il più lungo e impegnativo dei sentieri ma ha tutto il fascino che un vulcano può offrire. Gioia per gli esperti vulcanologi e fonte di grande interesse per i curiosi d”ogni età e nazionalità. Vale la pena quindi affrontarne la lieve salita che dopo quattro tornanti sale dritto in vetta al famosissimo cratere.

Al sentiero vi si giunge attraverso la provinciale del Vesuvio, che da Torre del Greco o da Ercolano conduce allo spiazzo di Quota 1000. La strada è buona e la si deve seguire senza svoltare mai sulla destra (esistono solo due deviazioni, la prima porta a quota 500, all”Osservatorio Vesuviano, la seconda, a quota 831, superato colle Umberto, porta invece là dove in passato partiva la seggiovia). La strada termina come s”è detto nello spiazzo di Quota 1000 dove c”è un ampio parcheggio (a pagamento) e la biglietteria dove pagare i 6,50 € d”ingresso (4,50 € per i gruppi) comprensivi di servizio guida.

Il sentiero sale, con un dislivello di 175 m, fino al cono ma non al suo punto più alto di 1.281m il quale si può raggiungere solo con particolari permessi. Gli stessi necessari per scendere dalla vetta fino a incrociare i sentieri 1 e 6; il primo, una volta raggiunto dal prolungamento del nostro sentiero, segue la base del Cono fino al rifugio Imbò (chiuso) e un cancello che rimette sulla provinciale; il secondo sentiero è invece accessibile solo con autorizzazione del Corpo Forestale o attraverso la Busvia del Vesuvio che lo percorre e che, in tal caso, concederà l”accesso al cratere dal versante meridionale.

Tornando al nostro tragitto che, nella sola andata, avrà la lunghezza di circa un chilometro e ottocento metri, costeggerà buona parte del ciglio del cratere con la possibilità d”affacciarci nella bocca assopita del Vulcano (il fondo è a 951m slm.) e di osservarne le fumarole, col tempo a favore si potrà inoltre osservare il profilo d”indiano del Nasone e la caldera dei Cognoli. Il panorama sul golfo di Napoli è, con l”aria tersa, garantito nella sua bellezza e con un po” d”attenzione, a fine percorso, si potranno intravedere anche gli scavi dell”antica Pompei.

La stradina, non sempre agevole, pretende, anche in questo caso, un minimo d”attenzione e soprattutto l”uso di scarpe adatte all”occasione (raccomandazione mai fin troppo attesa. Ma si sa, alla moda non si comanda!). Un ulteriore consiglio consiste nel non sottovalutare il tempo atmosferico; a mille metri d”altezza, anche d”estate, l”aria è fresca e in primavera non è detto che non faccia addirittura freddo. In cima sarà possibile ristorarsi e se proprio non se ne può fare a meno, soffermarsi a dare un”occhiata all”onnipresente chincaglieria turistica.

Dopo la seconda delle tre costruzioni presenti in vetta si possono notare, sulla destra, delle strutture in cemento armato che in maniera discontinua scendono a valle. Questa struttura scende fino ai 754 m, ricalcando il percorso della vecchia seggiovia e dell”antica funicolare. Contrariamente a quanto spesso s”è letto, non corrispondono ai resti di “Funiculì Funiculà” ma a un abortito progetto di strada ferrata previsto per i mondiali di Italia “90 e mai portato a termine per scontri di competenze e veti politici. L”ultimo edificio, la Capannuccia (quota 1.170), è sede di un presidio permanente delle guide vulcanologiche e segna la fine del sentiero ufficiale, da qui si volge a ritroso verso il parcheggio e alla fine della passeggiata.

LE “GABBIE” DEI NOSTRI ADOLESCENTI

Grazie all”aiuto di due film, gli studenti del Mercalli che partecipano a Scuole Aperte, hanno discusso delle “gabbie” in cui si è costretti a vivere.
Di Annamaria Franzoni

Nonostante la stanchezza di un anno scolastico che volge al termine, prosegue con interesse la partecipazione al dibattito sulle problematiche generazionali nell”aula multimediale del liceo Mercalli, dove si è discusso, nel corso degli ultimi due incontri di Scuole Aperte, delle “gabbie” in cui tanto spesso siamo costretti a vivere, in maniera ora consapevole ora inconsapevole.

Durante i due ultimi incontri del modulo “Adolescente:mente” sono stati proposti lo splendido film – commedia del 1998 “The Truman Show” e la divertente commedia adolescenziale “Sognando Beckham”, diretta dalla regista anglo-indiana Gurinder Chadha.
Come Truman si scontra con ostacoli che, col passare del tempo, cominciano ad apparirgli strani e inspiegabili ed infine comprende in quale sorta di inganno si trova “ingabbiato” inconsapevolmente dalla nascita, così Jess deve scontrarsi con l’arretratezza delle sue tradizioni socio-familiari, che danno per scontato un matrimonio combinato ed escludono categoricamente un futuro legato alla realizzazione dei suoi sogni.

Entrambi prenderanno tuttavia coscienza del loro diritto a rompere le “sbarre delle prigioni” create da un sistema esterno alla loro volontà e, come nelle migliori favole, grazie anche al contributo di qualche personaggio-aiutante, si perverrà ad un lieto fine della storia.
In entrambi i film il tono della narrazione è volutamente leggero, ma non banalizza il coinvolgimento emotivo, abilmente gestito da ottime regie sostenute da magistrali sceneggiature che favoriscono l” interiorizzazione del vissuto emotivo dei protagonisti.

Non c”è solo l’invito a lottare per la realizzazione dei propri sogni nonostante le difficoltà, bensì, sottende a quello la necessità di aprire gli occhi sullo scenario della nostra quotidiana esistenza scandita, talvolta, come se qualcuno reggesse i fili del nostro destino.

Molto interessante è stata la discussione con gli alunni. Edoardo ci ha presentato le sue emozioni tra rabbia e inquietudine per la falsità e l”ipocrisia che spesso circondano i nostri protagonisti, ma fortunatamente, egli ha sottolineato, per Truman si apre la Porta che segna l”inizio della sua libertà e per Jess si offre la possibilità di “volare” via dai vincoli che limitano i suoi sogni.

Anche Roberta sottolinea che Truman vive in un mondo fittizio , circondato da persone che “giocano” con la sua vita, mentre Jess rischia di rimanere per sempre intrappolata in una gabbia che per sua sorella è la realizzazione dei suoi sogni.

Ciro ci ha invitati a riflettere sul concetto di libertà e di scelta e su come spesso queste siano più apparenti che reali. In “the Truman show” il protagonista crede di vivere una vita libera, scandita dal ritmo quotidiano, senza immaginare di essere una comparsa di un set costruito e manipolato a tavolino. In “sognando Beckham”, invece, la protagonista insegue il suo sogno scontrandosi con una serie di barriere.

Il gesto di Truman, l’inchino prima di “uscire di scena”, e quello di Jess la quale, dopo aver mentito ai genitori e dopo un lungo gioco di sguardi con il dipinto della divinità verso cui la famiglia pregava, volta le spalle all’altarino e decide di uscire di casa andando incontro alle sue aspirazioni, rappresentano il superamento delle paure di entrambi i personaggi.

OSSERVATORIO ADOLESCENTI

I 150 ANNI DELL’UNITÁ D”ITALIA

La solennità delle celebrazioni è messa in ombra dall”incombente Federalismo fiscale voluto dalla Lega, madrina di divisioni nazionali ed egoismi locali. Occorre, invece, un “Federalismo solidale”.
Di Don Aniello Tortora

Ultimamente la Chiesa, preparando la prossima Settimana Sociale (prossimo Ottobre a Reggio Calabria) è intervenuta sulle celebrazioni per l”Unità d”Italia e sul federalismo fiscale.
“L”indifferenza verso le istituzioni è una mancanza grave e crescente, e prelude alle più varie forme di frattura nel Paese (verticali ed orizzontali) che lo renderebbero incapace di affrontare le sfide che gli si presentano”.

Lo ha denunciato il presidente della Cei Angelo Bagnasco, in un discorso tenuto a Genova in apertura di uno degli incontri preparatori della prossima Settimana Sociale dei cattolici italiani. Secondo Bagnasco, il 150esimo anniversario dell”Unità d”Italia che si avvicina, “senza indulgere ad alcuna retorica, deve aiutare anche un nuovo incontro tra quelle che, con una espressione molto imprecisa, ma efficace, qualcuno ha chiamato cultura “alta” e cultura “diffusa”. “Chiediamo a chi fa ricerca – spiega – di aiutarci a crescere nella consapevolezza del valore umano e civile delle istituzioni, politiche, economiche, familiari e di altro tipo”.

“Credo fermamente che sia opportuno partecipare con tutte le nostre energie culturali e nelle forme più varie alle celebrazioni del prossimo anno”. È quanto ha, ancora, sottolineato il presidente della Cei, spiegando che la “ricorrenza per i 150 anni dell”Unità d”Italia dovrebbe trasformarsi in una felice occasione per un nuovo innamoramento del nostro essere italiani”. “Se sapremo cogliere in modo adeguato questo appuntamento, che cade proprio in un momento in cui anche il nostro Paese è alle prese con dure prove, renderemo un dono a tutti quegli uomini e quelle donne, quelle famiglie e quelle associazioni, quelle istituzioni che si stanno spendendo per la ripresa”, ha continuato il card. Bagnasco parlando al Convegno sull”Unità d”Italia, promosso dal Comitato per le Settimane sociali.

150 anni di unità politica d”Italia “testimonia in modo inequivoco come, a condizione di una elevata tensione morale, anche nei momenti più difficili, certo non meno di quelli attuali – ha concluso Bagnasco – sia possibile perseguire e conseguire accordi che per lunghi periodi consentono una convivenza civile di grande qualità”. “L”unica cosa che dobbiamo temere – ha aggiunto il presidente della Cei – è una cattiva ricerca storica, una propaganda ideologica, di qualsiasi segno, spacciata per verità storica”.

Alla presentazione del documento preparatorio alla Settimana sociale è stato affrontato anche il problema del Federalismo fiscale. Il documento è stato mostrato nella sede della Radio Vaticana dal presidente del comitato organizzatore delle Settimane sociali, monsignor Arrigo Miglio, Responsabile della commissione problemi sociali della Cei, dal vicepresidente del Comitato, il professor Luca Diotallevi e dal portavoce della conferenza episcopale, mons. Domenico Pompili.
I vescovi italiani non hanno pregiudizi nei confronti del federalismo “previsto tra l”altro dalla Costituzione”.

Ma “il punto è come vivere la solidarietà all”interno del Paese”. Per la Cei, in sostanza, il sistema fiscale “è l”architrave” del processo federalista ma così come è stato concepito fino ad ora rischia di moltiplicare il centralismo senza aprire la porta alla sussidiarietà e ai poteri decentrati sul territorio. Nel documento sul Mezzogiorno di febbraio, ha sottolineato Miglio, sono state già individuate alcune caratteristiche che il federalismo, compreso quello fiscale, deve avere perchè il Paese “possa continuare a essere solidale”.

“Abbiamo a che fare con politiche di riforma caratterizzate da elementi di incertezza a metà strada tra un funzionale compromesso fra principi di uguale valore e la produzione di decisioni-manifesto, spendibili sul piano del consenso ma fragili sul piano dell”architettura istituzionale e del tasso reale di innovazione”. Perciò, aggiunge il testo, è “opportuno” meditare su “dualismi e differenze territoriali del Paese” evitando “effetti perversi” quali “il federalismo da abbandono”.
A fine maggio dovrebbero arrivare i primi decreti attuativi, riguardanti il conferimento ai governatori dei beni demaniali.

Ma il problema vero del federalismo sarà quando si dovrà definire quali imposte rimarranno alle Regioni e come funzionerà la perequazione tra zone ricche e povere del Paese. A detta di qualche esperto il rischio di questa riforma è che si scarichino sul Mezzogiorno problemi nazionali come l”evasione fiscale e la disoccupazione. C”è il pericolo serio che aumenti il divario tra il Nord e il Sud.

D”altra parte tutto quello che è sponsorizzato dalla Lega non può che produrre divisioni nazionali ed egoismi locali. Ecco perchè fa bene la Chiesa a denunciare questo rischio e a richiamare i politici ad un “Federalismo solidale”. Già nel 1989 i vescovi dicevano che il “Paese non crescerà se non insieme”.
(Fonte foto: Rete Internet)


LA RUBRICA

“I SIGNORI VIAGGIATORI SONO PREGATI DI AVVISARE LA PRESENZA DI ROM”

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In questa nostra Italia (terra dei cachi?), non fa specie più niente. Neppure “avvisi” marcatamente razzisti.

Caro Direttore,
piano piano ci stanno portando al regime (ma, forse, ci siamo già dentro abbondantemente). C”è restaurazione in ogni posto, anche nell”aria che respiriamo. E c”è sempre l”occhio del grande fratello che controlla. Non solo. Decide anche cosa è buono e cosa no, cosa conviene e cosa no, quando si può ridere e quando si deve piangere. Il ministro Bondi rifiuta la trasferta a Cannes, perchè “Draquila” mette in cattiva luce il governo! Forse, non ci sarebbe andato anche se a rappresentare l”Italia ci fosse stato “Vincere”.

La motivazione sarebbe stata che quel film metteva in primo piano qualche avventura di letto del duce. Mica c”era un pezzo di storia, un pezzo di realtà ed anche –pur filtrato dagli occhi del regista- un pezzo di verità! Niente. I nuovi governanti non rappresentano il popolo, la nazione, la maggioranza e la minoranza, i rossi e i neri, la destra e la sinistra. Non sono sintesi. Sono solo antitesi a chi non si allinea, a chi ancora ha il coraggio di parlare, a chi non si fa stritolare dal sistema (è sempre comodo lo scudo del sistema, che ci fa arrendere e stare pace con noi stessi, “perchè così vanno le cose”).

Trenitalia ha distribuito un modulo ai controllori della tratta Roma-Avezzano, perchè segnalino “eventuali viaggiatori di etnia rom”. Un sotterraneo ritorno alla stella gialla sul petto degli ebrei? Ma nessuno si incazza, nessuno dice niente. Anzi, tutto sommato, è bene che questi maledetti zingari siano individuati e cacciati via dal nostro suolo. Suolo di uomini di razza pura (chi l”aveva già detto questo? Non ricordo bene), con avi tra i Celti. Tanto che alle adunate per la raccolta nell”ampollina delle sacre acque del Po, si presentano con elmi cornuti, corazze e schinieri, labari verdi o alabardati. Insomma, una continua festa di carnevale!

Eppure, sono ministri, deputati, sindaci ed assessori. Come può fare l”Italia a risollevarsi? Anche perchè gli esempi sono contagiosi. Ed allora gli alcadi nostri conterranei subito ne ripropongono il modello e, non potendo rigenerarsi alla sorgente sul Monviso, potrebbero ambire ad una rigenerazione nelle torbide acque del Sarno o del Calore.

Nelle scuole è arrivata la circolare per l”applicazione puntuale delle norme sulla presenza nelle classi degli alunni extracomunitari non superiore al 30%. Intanto, si sta preparando un decreto, una legge o qualcosa di simile, sulla regionalizzazione delle graduatorie degli insegnanti. Che devono essere un po” come le “donne e i buoi”, solo “dei paesi tuoi”. Però, va tutto bene. Lo smantellamento della scuola pubblica non riguarda nessuno. Il federalismo pedagogico-didattico è una delle più belle intuizioni del ministro Gelmini, che è fortunatamente distratta da Emma, altrimenti sarebbe in grado di infliggere ulteriori colpi letali al mondo della scuola. Però, va tutto bene. Anzi, in vista della fine delle lezioni, è giusto organizzare una bella festa di fine anno. Sì, lo so, si organizza per la gioia dei bambini, però sono contenti anche i genitori, i maestri, i dirigenti, i bidelli.

“Il padre fu bastonato in piazza delle Erbe da tre squadristi; non aveva reagito, era impallidito come una pietra, e si era limitato a riannodarsi il fiocco che gli avevano sciolto. A scuola fu deriso dai compagni, meno che da Ettore. Il professore di ginnastica lo chiamò davanti a tutti e gli domandò: -Sei fascista tu”- Mentre lui non sapeva rispondere vide Ettore che gli suggerì di sì con la testa. –Sì,- rispose. –Bene,- continuò il professore,- allora dillo forte. Perchè la scuola è fascista e non può essere aperta a chi non è fascista.”, (Paolo Volponi, “La strada per Roma”, Einaudi, 1991).

Caro Direttore, l”ultima volta che ci siamo incontrati mi hai bonariamente redarguito, sostenendo che sarebbe opportuno, ogni tanto almeno, di non presentarmi sempre col solito cahier de doleance. E, poi, mi hai invitato a guardarmi intorno: capita così, ovunque. Com”è stato garbato quell”invito a non farmi il sangue amaro! Mi hai detto: “mica puoi cambiare il mondo! E, poi, come si dice?: “aver compagno al duolo scema la pena”. L”ho ripetuto questo tuo proverbio a un ragazzino delle elementari (non era nè figlio di immigrati, nè di extracomunitari, nè di zingari), che non può mangiare a scuola, perchè la famiglia non ha i soldi per pagare la retta della mensa. Mi ha sorriso e mi ha risposto: “però, avere un compagno scemo, aumenta il duolo”.

A volte, questi bambini giocano con le parole, cambiano il senso di una frase, raccontano le favole all”incontrario. Sono tanto simpatici, però ti fanno stare male per tutto il resto della giornata. E ti convincono anche che è necessario continuare a resistere e lottare, per la costruzione di un”alternativa a questo putrescente sistema di potere!

PENSARE ITALIANO

LA DIFFERENZA TRA I PADANI E I CAMPANI

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La giusta pretesa dei cittadini del nord di reclamare il rispetto dei propri diritti, evidenzia l”impressionante grado di masochismo di cui soffrono i cittadini campani.
Di Amato Lamberti

Un amico che viene da lontano, da una repubblica baltica dove tutti pagano le tasse perchè il governo ha fissato l”aliquota massima sul lavoro dipendente e le pensioni al 14%, e che vive a Napoli, per studio e per lavoro, da alcuni anni, mi ha confessato di essersi ormai convinto che i cittadini campani siano fondamentalmente masochisti. Non si possono, secondo lui, spiegare altrimenti certi comportamenti.

Le tariffe elettriche sono le più alte d”Italia, così come quelle del gas; la benzina costa più che altrove; le assicurazioni obbligatorie, come quelle di auto e motorini, sono da strozzinaggio; persino l”acqua corrente costa più cara: ma nessun cittadino protesta: abbassano la testa e sperimentano, come unica risposta, tutte le strade illegali possibili. Dal furto di energia elettrica all”allaccio abusivo, al mancato pagamento di bolli e assicurazioni. Cornuti e mazziati, si dovrebbe dire, sempre secondo il mio amico lituano, perchè quando si scopre l”evasione il danno economico è enorme e si rischia anche la galera. Le strade della legalità comporterebbero proteste civili, organi di stampa che le riprendono e le diffondono, risposte politiche in tempi brevi.

Se questo non avviene, nei paesi civili, cade l”amministrazione, i politici che non hanno soddisfatto le attese dei cittadini vanno a casa e scompaiono dalla scena politica, e si va a nuove elezioni, con facce diverse di amministratori e programmi mirati alle esigenze dei cittadini e della intera comunità. Da noi, invece, gli amministratori incapaci, non solo non vanno a casa ma vengono anche premiati con la riconferma, quando non con la promozione a posizioni politiche anche più importanti. Anche le proteste hanno la forma dell”illegalità (blocchi stradali, incendio di autobus e cassonetti dell”immondizia) perchè non sono mirate al riconoscimento di diritti ma alla richiesta di corsie preferenziali verso i diritti degli altri cittadini. Con il risultato che si trova sempre il politico che cavalcando la protesta violenta e illegale costruisce su di essa le sue fortune elettorali.

La protesta violenta e illegale finisce così per apparire una strada utile e praticabile per ottenere una risposta dalle amministrazioni in merito ad esigenze che possono anche apparire legittime, come la casa e il lavoro. Mentre però la maggioranza della popolazione per trovare un lavoro si impegna nello studio, nella formazione, nella ricerca di opportunità sul mercato, una frangia violenta, quando non criminale, vede soddisfatta la sua esigenza di salario con una assunzione in una società mista a prevalente capitale pubblico senza neppure la contropartita del lavoro. Naturalmente i costi di queste operazioni si scaricano sui cittadini onesti che non protestano neppure perchè non se ne rendono neppure conto.

Leggono sui giornali che è dovuto intervenire lo Stato centrale o il Governo ma non pensano mai che è sempre dalle loro tasche che si prende il denaro necessario. Il paradosso è che i cittadini campani non se ne accorgono, tanto è vero che non protestano e premiano anzi chi gli mette le mani nelle tasche, mentre se ne accorgono i cittadini padani non perchè più intelligenti ma perchè preferirebbero che quel denaro restasse nelle loro tasche o almeno sul loro territorio. Ma il masochismo dei cittadini campani è senza limiti. Un esempio, che fa impazzire il mio amico, è quello delle strisce blu di parcheggio. La legge prevede che per ogni striscia blu ci sia, nella stessa strada, una striscia bianca. Tutti i Comuni sono inadempienti, vale a dire che adottano comportamenti illegali. Invece di promuovere la legalità si fanno araldi dell”illegalità più sfacciata.

I cittadini potrebbero protestare presso il Prefetto, anche per richiamare l”Ente locale al rispetto della legge. Non lo fa nessuno: si bestemmia, si mandano maledizioni, si protesta con il vigile urbano che si difende rimandandovi al Sindaco, e si paga, naturalmente solo se non si conosce neppure un impiegato comunale. In altri Pesi un simile comportamento della amministrazione pubblica sarebbe inconcepibile e gli amministratori sarebbero perseguiti a termini di legge.

Da noi no, e possono anche passeggiare tranquillamente per la strada. Ma gli esempi di masochismo potrebbero essere tanti. Viene da chiedersi come sia possibile il rispetto delle leggi in un paese dove gli amministratori pubblici esercitano l”illegalità sistematica a danno dei cittadini.
(Fonte foto: repubblica.it)

CITTÁ AL SETACCIO

IL QUARTO SENTIERO DI “PASSEGGIATE VESUVIANE”

Il sentiero n° 4 “Attraverso la Riserva del Tirone”. Una piacevole passeggiata tra lecci e pini, con viste panoramiche sul Golfo e il Cratere, in un luogo unico e protetto. All”interno fotogallery del percorso

Il sentiero che ci accingiamo ad affrontare è, nonostante i suoi undici chilometri e un tempo di percorrenza orientativo di sei ore, uno dei più agevoli del Parco. Risulta infatti fruibile tutto l”anno. Il n°4, denominato “Attraverso la riserva del Tirone”, oltre ad essere prevalentemente boschivo, si rivela quasi del tutto pianeggiante e senza ostacoli di rilievo. L”unico rischio effettivo potrebbe essere quello di lasciarsi tentare dalle numerose deviazioni che, a monte o a valle del percorso lo intersecano lungo tutta la sua lunghezza. È consigliabile quindi attenersi al tragitto consigliato, anche perchè, molte di queste strade alternative sfumano nella selva, senza elementi di facile interpretazione.

Un altro elemento di non secondaria importanza è quello che la riserva è tale per la sua unicità e quindi per attraversarla c”è bisogno di un”autorizzazione del Corpo Forestale dello Stato o delle associazioni concessionarie, che vi guideranno alla scoperta della natura vesuviana nel rispetto e nella consapevolezza del luogo che s”attraversa. Ma incominciamo. Il sentiero ha come entrata principale un cancello verde che, a quota 492 mslm, di fronte a un ristorante, immette direttamente nella pineta che ne caratterizza lo scenario. Il cammino è indicato da un segnavia giallo (per la cartina dovrebbe essere arancione!) ed è delimitato da un basso muretto a secco al quale sovente s”alterna una staccionata di legno.

Dopo circa 2,8 km a 615 m d”altitudine incontriamo dopo un facile e piacevole percorso una casetta, è la Casa di Amelia, la strega che, col suo fido corvo Gennarino, vive nel fantasioso Vesuvio dei fumetti. L”Ente Parco ha voluto dedicarle l”edificio per accattivare l”interesse dei più piccoli, e condurli, attraverso le avventure del personaggio disneyano, alla scoperta della natura che ci circonda.

Da qui pure si diramano parecchi percorsi. Una prima stradina parte giusto alla destra del sentiero e della stessa casetta ma ne è interdetto l”ingresso, probabilmente perchè dando accesso ad un bacino d”acqua per il sistema antincendio, potrebbe risultare pericoloso avvicinarsi; conduce comunque ad una serie di baracche ad uso operatori forestali. Una seconda strada, sulla nostra sinistra conduce a una variante del nostro sentiero. Ma la direzione da seguire sarà per noi quella che, lasciando sulla destra la dimora della fattucchiera, acerrima nemica di Zio Paperone, ci porta verso la pineta, costeggiando sulla sinistra gli edifici rossi, denominati Casermette. Di qui, facendo attenzione ai segnavia, si guadagna di nuovo il bosco e il sentiero appare nuovamente leggibile.

Il percorso, di tanto in tanto, si apre in piccole radure che permettono di ammirare sia il Gran Cono che il Golfo, con Capri e Punta campanella in primo piano o incorniciate dai pini e i lecci della boscaglia. Il tragitto dopo 3,64 km incrocia la già menzionata variante, che potremo imboccare sulla via del ritorno invece di ripercorrere la strada dell”andata. Proseguiamo a questo punto lungo il rettilineo che ci condurrà alla fine della riserva e che sboccherà nella Strada Matrone. A quota 620 m e a 4,47 km dalla partenza superiamo infatti la sbarra (verde) che delimita il versante opposto della riserva, dopo sei chilometri totali ne incontreremo un”altra e che ci immetterà sull”antica strada.

Dall”incrocio con la Matrone, ritorniamo sui nostri passi, ripercorriamo il sentiero fino al bivio incontrato all”andata (dopo 8,8 km complessivi). Se infatti non si vorrà rifare la strada dell”andata sarà piacevole seguire quest”altro sentiero, lungo i cui argini non sarà difficile incontrare, in primavera inoltrata, varie specie di orchidee e dove si potrà attraversare una delle lingue laviche dell”ultima eruzione del “44. Il tragitto, dopo aver lasciato sulla sinistra, a quota 658 e dopo circa 9 km, il raccordo con la strada bassa dell”andata, prosegue tranquillamente incrociando alcuni dei molti sistemi di monitoraggio del Vulcano. Terminerà infine nella strada provinciale del Vesuvio, giusto al lato di un altro ristorante.

Ora però, dopo aver fatto attenzione ai non sempre amichevoli cani ivi stanziati, in attesa di un boccone da avventori e turisti, vi toccherà guadagnare l”automezzo, lasciato all”entrata principale, percorrendo un bel tratto di strada asfaltata e talvolta trafficata (due chilometri circa). Questa è purtroppo la pecca maggiore dell”alternativa della variante, se invece intendete tardare il vostro impatto con la “civiltà” e siete intenzionati a camminare ancora, tornate indietro oppure evitate quest”alternativa.

LA SOTTRAZIONE DEI PATRIMONI ALLE MAFIE

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Giornata di studi alla Federico II per fare il punto sui beni confiscati: esperienze a confronto.
Di Simona Carandente

La sottrazione dei patrimoni alle mafie continua a rappresentare, oggi ed a trent”anni dall”entrata in vigore della Rognoni-La Torre, una priorità per coloro che, a vario titolo e con differenti professionalità, prestano la propria opera nell”ambito del percorso di “aggressione” dei patrimoni illeciti.
Lo scorso venerdì, presso la Facoltà di Giurisprudenza della Federico II di Napoli, hanno avuto modo di confrontarsi sul punto i maggiori esperti in materia, con il patrocinio dell”associazione Libera e di Magistratura Democratica, alla presenza tra gli altri del prefetto Pansa e del sindaco Rosa Russo Jervolino.

Tra le grosse novità introdotte dalla legislazione positiva, la nascita dell”Agenzia nazionale per l”amministrazione e destinazione dei beni sequestrati, introdotta con lo scopo di consentire ad un organismo unitario, a livello nazionale, afferente all”Agenzia delle Entrate, di poter monitorare tutti i numerosi, e spesso complessi passaggi, che rendono un bene confiscato alla criminalità suscettibile di assegnazione e successiva fruibilità pubblicistica.
Secondo quanto emerso dalla giornata di studi, tuttavia, sulla piena e libera fruibilità dei beni confiscati gravano problematiche irrisolte e, allo stato, di non facile ed immediata risoluzione. Tra questi, il nodo dei gravami esistenti sugli immobili, nonchè quello del mantenimento e conservazione delle strutture, fino all”assegnazione.

In tal senso, difatti, si è discusso dell”opportunità di nominare, volta per volta, un soggetto tenuto alla custodia del bene confiscato, posto che quest”ultimo, nelle diverse fasi del procedimento che conduce all”assegnazione finale, spesso viene consegnato quasi fatiscente, in pessime condizioni, con necessità per l”assegnatario di dover far fronte ad ulteriori, non previste, spese di ripristino e messa in sesto.
Dei 72 beni attualmente confiscati in Campania, solo 31 risultano al momento utilizzati: per i restanti si pongono seri problemi di fruibilità, tenuto inoltre conto che tra essi ve ne sono alcuni occupati da inquilini abusivi, in attesa del perfezionarsi della procedura di sfratto.

In lista d”attesa tra i possibili, futuri assegnatari si contano oggi circa 150 associazioni, operanti sul territorio campano a vario titolo, attraverso un bando di concorso che viene ad essere aggiornato ogni sei mesi, secondo criteri di priorità vari e differenziati.
Di particolare spessore l”intervento di Don Luigi Ciotti, presidente di Libera, il quale ha posto l”accento sul valore non solo simbolico della confisca, ma anche concreto e sostanziale. È di queste ore, peraltro, la notizia dell”assegnazione definitiva della casa che fu del boss Tano Badalamenti all”Associazione Impastato, in nome del militante di Democrazia proletaria assassinato dalla mafia il 9 maggio di 32 anni fa.

La palazzina di circa due piani, sita nel centro della cittadina di Cinisi, era stata sequestrata da Falcone e Borsellino già nel 1985: per la confisca definitiva sono stati necessari altri cinque anni. Tra i progetti dell”associazione, rendere la dimora sede della biblioteca comunale, ed importante luogo di aggregazione per la gioventù locale e non. (mail: simonacara@libero.it)
(Fonte foto: Rete Internet)

LA RUBRICA

FORUM ONLINE (LEGGERE E SCRIVERE OGGI)

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L”affascinante mondo della parola scritta. Perchè, che cosa, come, quando, dove leggere/scrivere? Confronto nel nostro forum online.
Di Giovanni Ariola

Carla Iovane, Dirigente Scolastico della S.M.S. “Alighieri-Pacinotti” di Marigliano, scrive: “Ieri sera mi sono regalata un”ora nella libreria Mondadori al Vulcano Buono e, girando fra scaffali e isole, mi sentivo come :zio Paperone quando si tuffa e nuota nel suo tesoro di monete! Prendi, apri, sfoglia, un occhio alla quarta di copertina, una sbirciata alla presentazione, ritrovo così vecchi “amici” e nuovi autori, entusiasmi, curiosità, improvvisi innamoramenti. Alla fine si sceglie:ed esco con Daniel Pennac (“Diario di scuola“, la professione docente vista con altri occhi) e con Aldo Cazzullo (“L”Italia de noantri“, affilata ironia su temi di attualità). Nel senso di leggerezza che mi pervade, tuttavia, si insinua un tarlo insistente: la lettura, gioia per tanti, è per molti altri un problema; perchè? Come fare per risolverlo?

So per certo cosa non fare: trasformare la lettura in un noioso dovere, in un “officium” di cui liberarsi al più presto; niente letture imposte o compiti per le vacanze: l”amore non si impone, è un moto dell”anima! I primi interessi, è noto, nascono nell”ambito familiare: una famiglia in cui si legge, una casa in cui entrano con naturalezza libri e giornali, aprono la strada al “gusto” per la lettura. Al figlio inappetente la mamma, su consiglio del pediatra, prepara numerosi e gustosi “assaggini“: così un”ampia e articolata biblioteca, che spazi dalla poesia ai saggi, dai classici alla narrativa contemporanea, da Tolstoj alla saga di Millennium, può, come diceva un saggio e caro amico, far vibrare le antenne dell”anima, e aprire la strada a nuovi amori:

Il terreno è così fecondato, ma occorre poi chi “istituzionalmente” coltivi, offrendo chiavi, metodi, strumenti per orientarsi nell”avventuroso viaggio della conquista della parola scritta: la scuola, i professori :e abbiamo così toccato un punto nevralgico, forse dolente. Daniel Pennac pensa che il rifiuto della lettura nasca dalla paura: paura di non capire, di non essere all”altezza, di uno sforzo superiore alle proprie possibilità, e suggerisce di curare “omeopaticamente” la paura di leggere con la lettura, quella di non capire con l”immersione nel testo. Chi guida? La scuola. Al prof. “tocca” predisporre gli strumenti per scendere in maniera approfondita nel testo: l”analisi testuale, l”approccio critico, il metodo di lettura sono le chiavi che sgombrano le nuvole della paura e rendono affascinante il mondo della parola scritta.

Oggi pomeriggio, nella mia scuola, un gruppo di studenti ha incontrato Peppe Barra, avrebbero dovuto parlare di musica popolare e di tradizioni e invece hanno parlato di :.LIBRI! L”attore ad un certo punto ha lanciato una provocazione: “Ragazzi – ha detto – noi alla vostra età avevamo tanto e voi non avete niente:” Invitato a farlo, ha chiarito: “Avevamo la capacità evocativa della mente, sollecitata dalle suggestioni di una lettura, la gioia di esplorare le proprie emozioni attraverso poeti e scrittori, il piacere, in un giorno di pioggia di sprofondare in poltrona con un libro e partire per viaggi fantastici. Avevamo tutto questo e voi non l”avete più!”.

Si è parlato di Basile, Fucini, Salgari, Marotta:poi è spuntato l”attore e ha “raccontato” da par suo una fiaba, anzi “nu cunto di Basile. Forse domani i ragazzi ne leggeranno altri. Forse.”

Risposta – La preside Iovane pone quattro ordini di questioni: il primo di carattere pedagogico-didattico, il secondo sociale, il terzo politico, l”ultimo, ma non di importanza, estetico. La scuola è indicata esplicitamente come l”agenzia incaricata istituzionalmente ad attivare, insieme con la famiglia, un”azione finalizzata a far venire l”appetito:di libri agli inappetenti. La strategia indicata di predisporre opportuni assaggini di libri mi sembra efficace con il corollario, secondo me di fondamentale importanza, di evitare qualsiasi imposizione o compito scolastico come il tanto aborrito (dagli studenti) assegno per le vacanze! Salvo poi, a tempo debito, e con opportune e adeguate strategie, procedere al vero e proprio intervento didattico di educazione linguistica e, specificamente, di educazione alla lettura/scrittura e di analisi testuale.

Di grande efficacia e quindi buona pratica didattica, che ci auguriamo venga adottata e si diffonda anche in altre scuole, è quella di invitare attori, ma anche gli autori in persona, a leggere testi letterari (pagine di prosa e di poesia) agli alunni. Possibilmente senza chiedere immediatamente da parte di docenti zelanti a questi ultimi, di relazionare a casa, da soli e per iscritto. In alternativa si suggerisce di attivare in classe tutti insieme un brain-storming (= tempesta di idee, tecnica di discussione e di creatività di gruppo), senza assegnazione di voti e con registro rigorosamente assente dalla cattedra, con rilettura parziale o totale del testo già ascoltato dalla viva voce dell”attore. In altro momento la valutazione degli alunni!

Qualche perplessità mi suscita il riferimento al compito della famiglia. È vero, sarebbe l”optimum se anche la famiglia potesse contribuire, mettendo a disposizione dei propri figli libri, giornali, riviste da farli coesistere con tv, computer, play-station e simili. O se potesse, la famiglia, organizzare visite insieme ad una libreria, anche inserita in supermercato, o alla biblioteca più vicina. Ma quante sono le famiglie che lo fanno? Non solo, ma quante si possono permettere anche solo di comprare almeno un giornale? È vero, non siamo più al tempo di quel nonno di un mio compagno di scuola, che fu sorpreso dal nipote, studente e studioso, a strappare qualche pagina da un dizionario di latino:

– “O no”(Nonno), che state facendo?
– Stevo piglianno nu zico “e carta p”appiccià nu poco “e fuoco:te serveno tutte quante sti paggine? (Stavo prendendo un po” di carta per accendere il fuoco. Ti servono tutte quante queste pagine?)

Tuttavia la deprivazione di tante famiglie in fatto di libri e giornali è ancora enorme.
Con questa considerazione abbiamo toccato una problematica che è sociale ma che chiama in causa la politica. Cosa sta facendo la nostra classe dirigente per incrementare l”interesse dei cittadini per la lettura? Molto poco, come abbiamo avuto modo di sottolineare qualche settimana fa. Per fortuna non mancano Comuni che dedicano attenzione e denaro a costituire e a tenere aggiornate preziose biblioteche civiche che spesso diventano veri e propri centri di cultura, fucine di formazione per i giovani e di aggiornamento continuo per gli adulti. Ma è troppo se si chiede di far diventare un obbligo per ciascun Comune istituire, far funzionare e tenere aggiornata una biblioteca civica?

Infine la questione estetica. Che cosa leggere oggi? Sono stati fatti nomi prestigiosi ed altri ne possiamo aggiungere, oltre i classici naturalmente, da Calvino a Rodari a Benni a De Luca, per citarne solo qualcuno. Ma, chiediamoci, questi autori sono in grado di interessare, appassionare, entusiasmare ancora i nostri ragazzi? Mai tanti libri come ora hanno affollato gli scaffali delle librerie. Così tanti da provocare in molte persone una sorta di saturazione e di rigetto. E soprattutto una grande difficoltà nella scelta. Ancora di più oggi c”è bisogno che vi siano persone competenti che leggano prioritariamente e poi consiglino, indichino, presentino.

Appunto la mamma che non offre ai figli cibo indifferenziato, ma seleziona e sceglie, elabora e rielabora, scompone e ricompone (fuor di metafora, decodifica, ricodifica, transcodifica), abbellisce, impreziosisce:insomma rende appetibile. Purtroppo non solo sono pochi quelli che accettano di svolgere questo compito gravoso, ma quelli che lo fanno si trovano in serie difficoltà in quanto sono saltati quasi tutti i canoni tradizionali della buona narrativa e di nuovi si fatica a definirne. Insomma, fatta eccezione per pochi, non si riesce a comporre una rosa di autori sicuri da consigliare. E, poichè l”amara realtà è che la maggior parte dei ragazzi non legge se non i libri scolastici e questi malvolentieri e perchè obbligati, avremmo bisogno di scrittori forti, di polso, capaci di far venire alle nuove generazioni un po” di appetito. Forse domani? Speriamo!

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INTERNET CHE PASSIONE! MA ATTENTI A RESTARNE SCHIAVI

“Il battello ebbro: coordinate e mappe per navigare in rete”. Scuola e Sanità per prevenire le dipendenze da Internet.
Di Annamaria Franzoni


Nell”ambito della collaborazione tra Istituzioni Scolastiche ed Enti del territorio, è stato avviato, nel mese di marzo, presso il liceo G.Mercalli di Napoli, un protocollo di ricerca-intervento sulle “nuove dipendenze” (“new addiction”) con l”articolazione di uno specifico progetto di prevenzione delle dipendenze da internet, dal titolo “Il battello ebbro: coordinate e mappe per navigare in rete”. Il progetto è stato realizzato grazie ad un protocollo d”intesa tra l”Unità Operativa di Salute Mentale del distretto 24 – ASL NA 1 Centro, diretta dal Prof. Claudio Petrella ed il preside del liceo scientifico G.Mercalli di Napoli , Prof. Luigi Romano.

I responsabili del progetto sono il dr. Bruno Sanseverino, dirigente Psichiatra, Responsabile del Servizio di Prevenzione presso la U.O.S.M. del ds. 24 ASL NA1 Centro e la dott.ssa Donatella Bottiglieri, dirigente Psicologo, Responsabile del Servizio di Terapia Familiare presso la U.O.S.M. del ds. 24 ASL NA 1 Centro. Gli insegnanti referenti sono i prof. Luciano Battinelli, Paola Borsacchi, Claudia De Rosa, Annamaria Franzoni, Annamaria Gallo, Alessandra Goretti, Assunta Moccia, Stefania Venditti.

I destinatari del progetto in corso sono gli alunni e gli insegnanti del primo e secondo liceo scientifico della sezione G che rappresentano il target iniziale di questo progetto pilota che prevede, per l”anno successivo, un”implementazione dello stesso con il coinvolgimento di un numero di classi sensibilmente più ampio.

I principali obiettivi, formativi e preventivi, sono rappresentati dalla sensibilizzazione dei giovani sull’esistenza dei rischi connessi all”utilizzo di Internet, dalla prevenzione delle New addiction con particolare riferimento all”Internet addiction disorder (IAD), dall”attivazione e ampliamento delle capacità di problem solving, di gestione del conflitto, di attitudine cooperativa e di trasmissibilità delle conoscenze/competenze apprese al gruppo dei pari.
Il progetto viene svolto in orario scolastico ordinario a che la partecipazione ad esso, sia da parte degli insegnanti sia da parte degli alunni, non venga percepita come un”accessoria e sovraccaricante offerta formativa, ma altresì come materia curricolare tra le altre.

I risultati attesi dal progetto sono rappresentati, sinteticamente, dal potenziamento della percezione di appartenenza al gruppo dei coetanei come dimensione di risorsa psichica, contrapposta alle più fragili appartenenze sperimentate nell”adesione ai gruppi virtuali della rete, al fine di implementare quelle attitudini e competenze necessarie per sviluppare un”adeguata cultura, condivisa nel gruppo dei pari, della corretta “navigazione” in rete, che consenta, peraltro, di cogliere l”eventuale presenza di “segnali allarme” connessi all”esordio di una possibile condizione di dipendenza dalla rete.

Il progetto prevede una prima fase conclusiva il giorno 4 giugno alle ore 15.00, presso la sede della scuola, in cui sarà data, da parte degli attori coinvolti direttamente nell”esperienza, una restituzione/descrizione della stessa, costruita creativamente nelle forme e nei modi che essi liberamente produrranno, in una dimensione pubblica che coinvolgerà genitori, insegnanti ed altre agenzie del territorio al fine di comporre maggiori connessioni tra le varie istituzioni impegnate nella prevenzione del disagio psichico giovanile.

I DISASTRI AMBIENTALI DELLA NOSTRA REGIONE

I Regi Lagni, l”emergenza rifiuti e la recente visita della Commissione UE in Campania.
Di Don Aniello Tortora

I Regi Lagni sono un reticolo di canali rettilinei il cui bacino attraversa le province di Caserta, Napoli e Benevento più altri 99 comuni. Raccolgono le acque piovane e sorgive dirigendole dalla pianura a Nord di Napoli per oltre 56 chilometri da Nola ad Acerra e quindi al mare, tra la foce del Volturno e il Lago Patria. Nei giorni scorsi ha destato scalpore un”inchiesta che ha portato alla luce uno dei più gravi scandali ambientali degli ultimi anni in Campania.
Disastro ambientale, avvelenamento di acque, truffa aggravata. Sono solo alcune delle accuse che pendono su allevatori e imprenditori coinvolti negli sversamenti abusivi che hanno trasformato l”area in una discarica a cielo aperto. Ci vorranno tre generazioni per risanare il disastro ambientale causato dagli sversamenti abusivi nell”area dei Regi Lagni.

La vicenda, che ancora una volta getta sulla nostra regione l”immagine di un”immensa discarica a cielo aperto, è raccontata da un video girato dalla Guardia di Finanza di Caserta. I reticolati presenti nei canali di scolo delle acque reflue venivano rimossi, così da poter far passare attraverso le condotte carcasse di animali, rifiuti ingombranti, rifiuti industriali tossici, scarti di centri commerciali, liquami fognari di Casal di Principe, San Cipriano d”Aversa e Casapesenna. In quei canali c”era davvero di tutto, come confermano i dati Arpac ed ENEA, secondo i quali, paradossalmente, le acque che uscivano dai depuratori erano più tossiche rispetto a quelle in entrata.

Anche la Commissione Ue, venuta nella nostra Regione per verificare lo “stato di salute” dell”emergenza rifiuti ha detto che “la situazione in Campania è preoccupante”. La visita era stata suscitata da 18 petizioni dei vai comitati. Obiettivo della visita era dimostrare che la Campania è in movimento per quanto riguarda il ciclo integrato dei rifiuti al fine di riuscire ad ottenere lo sblocco di centinaia di milioni di fondi europei. Petizioni che chiedono la verifica della compatibilità degli impianti, delle discariche con quanto previsto dalla normativa europea e soprattutto i cittadini chiedono alle autorità europee di valutare se dalla presenza degli impianti siano realmente derivati problemi per la salute e danni all”ambiente, in violazione della normativa europea.
Alla conclusione della tre giorni-europea nella nostra Regione, possiamo sintetizzare così il rapporto finale: “Poco dialogo con i cittadini e ciclo basato su discariche e termovalorizzatori”.

L”eurodeputata olandese Judith Merkies capo delegazione della Ue nell”ostentare ottimismo al contempo si è espressa nel dire che:
1) non vi è stata alcuna interlocuzione tra cittadinanza e istituzioni sulle politiche e sulla scelta dei siti per la gestione dello smaltimento dei rifiuti;
2) che lo smaltimento in Campania viene pianificato a suon di discariche e termovalorizzatori e che le istituzioni sono inclini a optare per queste soluzioni in maniera definitiva e non temporanea;
3) è una follia immaginare una seconda discarica nel parco nazionale del Vesuvio sito protetto dall”Unesco. Ma nonostante questo la Merkies ha spiegato come la Campania è patrimonio dei campani come di tutti i cittadini europei, e che la commissione lavorerà avendo come obiettivo la tutela del patrimonio ambientale, paesaggistico e culturale di tale regione.

La stessa Merkies ha detto, poi, come “siano legittime le preoccupazioni dei cittadini che hanno inviato le petizioni, rivolgendosi a noi, circa l”assenza di un ciclo dei rifiuti. Hanno pienamente ragione”. In fondo, la delegazione europea, dopo aver visitato i siti di Chiaiano, Taverna del Re, Ferrandelle, l”impianto di Acerra, Terzigno e Basso dell”Olmo nel Comune di Serre, ha solo portato alla luce quanto negli anni passati, nelle lotte compiute dai vari comitati, avevamo sempre denunciato, che cioè in Campania “manca un ciclo integrato e che non viene rispettata la gerarchia dei rifiuti perchè si utilizzano soltanto discariche e termovalorizzatori senza passare per i processi che riducono i rifiuti, che favoriscono la loro selezione e il riciclaggio, processi che favorirebbero un utilizzo complessivamente minore delle discariche che sono viste non come una soluzione temporanea, ma definitiva”.

Altra nota negativa messa in luce dalla commissione europea è, inoltre, il “deficit di democrazia”, vera piaga della nostra società meridionale. La commissione ha preso atto “dell”assenza di dialogo tra i cittadini e le autorità, dialogo necessario anche fra i diversi livelli amministrativi” e “la mancanza di trasparenza, per cui si intravede una possibilità di miglioramento, considerando che per ora non c”è accesso alle discariche per l”opinione pubblica e per chi volesse verificare i dati”. La stessa Merkies, alla fine della visita, ha sollecitato l”accesso ai siti in quanto “così si favorisce il dialogo, anello mancante, e si instaura fiducia”. Quella dei rifiuti della gestione dei rifiuti in Campania è una questione “politica, ma che trascende i ragionamenti partitici”.

Una regione la Campania che la Merkies ha ribadito come sia non solo dei cittadini campani, ma “è anche una regione dell”Unione europea e patrimonio mondiale che va mantenuto per voi e per noi”. Trasparenza, quindi, e accesso ai siti per favorire il dialogo e la fiducia.
La Chiesa da tempo vicina ai comitati per salvaguardare il nostro territorio da altri scempi, ultimamente è stata presente a Terzigno con una lettera-appello del nostro Vescovo.

È giunto il tempo che tutti noi abitanti queste terre prendiamo veramente coscienza di quello che è accaduto e, “svegliandoci dal sonno” ci mettiamo insieme e agiamo perchè certi scempi non si verifichino mai più.
I nostri figli hanno diritto ad un futuro di purezza ambientale e di speranza.
(Fonte foto: Rete Internet)

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