Acerra, aveva denunciato i camorristi: colpi di mitra sull’abitazione

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Gli investigatori battono la pista della ritorsione dopo gli spari sulla casa di un imprenditore che aveva denunciato i suoi estorsori.

Colpi di mitra sui muri dell’appartamento, sabato sera. Spari ma soltanto un grande spavento, per fortuna. I proiettili si sono conficcati nelle pareti esterne del’alloggio, quelle che danno sulla strada, una traversa a pochi passi dal municipio. Comunque a casa di V.M., 40 anni, costruttore edile di Acerra, adesso regna la paura. L’imprenditore minacciato un mese e mezzo fa aveva denunciato alcuni pregiudicati che si erano recati nel suo cantiere a chiedere anzi, pretendere, danaro contante.

Quindi, molto di recente, la polizia ha arrestato con l’accusa di estorsione dei personaggi appartenenti a due noti clan della zona. Ma subito dopo gli arresti sono arrivati i proiettili sulla casa dell’imprenditore. Gli agenti ora stanno tentando di capire se i due episodi siano collegati. Nel frattempo corre voce che siano già sulle tracce degli sparatori dell’altra sera, gente che ha agito intorno alle undici, nel silenzio di una zona residenziale poco frequentata a quell’ora.

Ipercoop, appello degli 80mila soci campani: “Riaprite la trattativa”

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In un comunicato i presidenti delle sezioni Coop della regione dicono no a licenziamenti e chiusure sperando in un accordo condiviso. Oggi sciopero ad Afragola.

I rappresentanti degli 80mila soci Coop della Campania lanciano un appello alla ricerca di una soluzione condivisa e alternativa ai licenziamenti e alla contestuale chiusura dell’ipermercato di Afragola. Ma i lavoratori dell’Ipercoop a rischio vogliono comunque tenere alto il livello del conflitto con la proprietaria Unicoop di Livorno. Oggi infatti ad Afragola ci sarà l’ennesimo sciopero bianco, che costringerà la direzione del grande negozio a far abbassare le saracinesche per quasi tutta la giornata, dall’una del pomeriggio alle nove di sera. Resta dunque molto elevata la tensione sindacale su quella che è diventata una delle vertenze del momento in Campania, legata al destino di un intero pezzo dell’economia regionale.

Intanto i presidenti delle varie sezioni soci della Coop ( sono poco al di sotto della soglia dei centomila i soci consumatori in Campania ), riuniti qualche giorno fa nel supermercato Ipercoop di Santa Maria Capua Vetere, hanno scritto un appello indirizzato alle cooperative emiliane, Estense e Adriatica, e ai sindacati. “ Ci appelliamo – si scrive nel comunicato – al senso di responsabilità di tutti affinché si possa riaprire la trattativa trovando una soluzione che contemperi le esigenze aziendali con quelle dei lavoratori.

Del resto – si specifica nell’appello – sarebbe la prima volta, anche in Campania, che una struttura produttiva cessi l’attività dopo tre proposte di salvataggio. Siamo consapevoli che senza una rigorosa azione di controllo dei costi nessun piano di rilancio sia possibile, soprattutto nel contesto socio economico in cui ci troviamo a operare. Ma siamo consapevoli che bisogna garantire ai lavoratori condizioni accettabili per poter vivere ”. Quindi, l’esortazione: “ Una soluzione si può, si deve trovare!!!”. Le coop emiliane hanno abbandonato il tavolo del confronto sul piano di salvataggio il 26 luglio scorso. Estense e Adriatica avevano proposto il loro arrivo in Campania, con investimenti aggiuntivi nella creazione di piccoli supermercati e con il mantenimento del negozio di Afragola, in cambio di drastici tagli salariali in tutta la catena regionale di negozi e di un numero di licenziamenti inferiore a quello ( 250 ) pianificato da Unicoop.

“La soluzione prospettata della partecipazione delle coop emiliane – raccontano i presidenti delle sezioni soci – è anche frutto di un’intensa azione politica e sociale svolta in silenzio e senza proclami, spiegando e sostenendo le ragioni della cooperativa anche in presenza di soluzioni difficili e irrituali, come nel caso dell’intervento di un privato ”. C’è stato spazio anche per una stoccata alla politica: “ Dispiace aver constatato che molta politica ( prima fra tutte quella che porta pesanti responsabilità per l’incapacità di programmazione, che ha reso vulnerabile il sistema campano della grande distribuzione ) abbia dato il meglio di sé limitandosi a fare facile demagogia contro la cooperazione”.  In evidenza la gravità della situazione in cui sta versando Ipercoop Campania.

“Oggi – aggiungono infatti gli esponenti dei soci – ci troviamo sull’orlo del baratro. La disponibilità di due cooperative a impegnarsi direttamente nella gestione di una rete vendita, in forte perdita e senza prospettive di redditività, almeno nel medio periodo, non può essere lasciata cadere: non possiamo permettercelo”.
(Fonte foto: rete internet)

Volla, le aule della discordia

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I lavori si ristrutturazione della succursale de liceo sono terminati ma l’ ente provinciale non rilascia ancora il collaudo.

L’edilizia scolastica pubblica è di proprietà e gestione dei comuni quando si tratta di scuole primarie e secondarie di I°, che oggi confluiscono quasi sempre negli "Istituti Comprensivi". Le Scuole Superiori di II°, invece, sono di pertinenza dell’ente "Provincia", uno di quegli enti, definiti "Inutili", che la politica ha più volte promesso di voler abolire.
In passato, la provincia di Napoli aveva progettato la costruzione a Volla di una scuola superiore, un liceo, ed aveva appostato i soldi in bilancio. Poi, vuoi per scelte politiche, vuoi per i famosi "tagli" effettuati, il progetto era stato accantonato e il finanziamento stornato.
Attualmente, dopo tanti anni, sembra che la Provincia di Napoli abbia di nuovo previsto e finanziato il "famoso" liceo per Volla (!?).

Ma, la politica locale voleva il Liceo sul territorio, sia per una questione di prestigio, sia in considerazione del " notevole aumento della popolazione giovanile locale ".
Così, visto che non se lo poteva costruire ex novo, su richiesta di qualcuno o per una geniale idea di qualcun altro, per "evitare il disagio agli studenti Vollesi di recarsi a Ponticelli tutte le mattine per andare a scuola " e quello dei genitori di dover accompagnare tutte le mattine i figli a scuola a Ponticelli, aveva pensato di riadattare e ristrutturare alcuni locali di proprietà comunale, siti in via Filichito, e di darli in comodato d’uso alla Provincia che a sua volta li aveva affidati alla gestione del Liceo "P. Calamandrei" di Ponticelli, che ne aveva fatto una sua succursale.

Così, a Volla furono istituite due sezioni, del Calamandrei, la A e la B. Ma, la struttura, così riadattata, non consentiva di avere i due corsi completi, dal primo al quinto anno, perché le aule e gli spazi a disposizione non erano sufficienti.
Evidentemente qualcuno aveva sbagliato a fare i conti! Quindi, come fare per risolvere il problema?
Era stata chiamata in causa la "generosità" dell’adiacente I.C. "V. De Sica", (Comune di Volla) che aveva "regalato" una parte della sua struttura, sempre di via Filichito, per il nobile scopo.
La parte ceduta era quella situata al piano terra dell’edificio dove si trova l’auditorium-teatro, che prevedeva locali che dovevano essere adibiti a laboratori ma che in realtà erano stati poco utilizzati nel passato.

Quindi, quei locali dovevano essere ripuliti, ristrutturati e riadattati. Ovviamente, tutto questo prevedeva un costo che doveva essere a carico della Provincia di Napoli, visto che l’edilizia delle scuole superiori di II° è di sua pertinenza "nel rispetto della normativa costituzionale e secondo il principio di sussidiarietà"
Purtroppo, però, la Provincia di Napoli, con una sua nota, comunicava al comune di Volla che " tale intervento non poteva più essere effettuato poiché la ditta di manutenzione, ASUB, era sull’orlo del fallimento …".
E allora? La brillante idea doveva essere accantonata? Addio corsi completi? Addio succursale del Liceo a Volla? No! Nemmeno per sogno!

Con una delibera di Giunta, l’Amministrazione del Borgomastro Guadagno chiedendo " un piccolo sacrificio a tutti i concittadini al fine di garantire il diritto allo studio agli studenti vollesi.", aveva appostato 36.000 euro sul bilancio comunale per la ristrutturazione e il riadattamento dei locali.
Attualmente, i lavori della ristrutturazione, pagata dal comune di Volla (dai cittadini di Volla), sono terminati. Per poterli arredare, inaugurare e farli diventare fruibili dagli studenti si aspetta il benestare con collaudo e relative scartoffie da parte degli organi provinciali addetti, già più volte sollecitati, inutilmente.

Intanto, l’anno scolastico è già iniziato, gli studenti del V° anno dei corsi A e B della succursale Vollese del Liceo Calamandrei andranno a scuola e dell’abolizione degli enti inutili si sta ancora discutendo.
Forse, era meglio rafforzare i collegamenti dei trasporti pubblici negli orari scolastici tra Volla e la sede centrale del Calamandrei, destinare i locali della succursale Vollese del Calamandrei ad altro uso pubblico, far utilizzare gli spazi ristrutturati dell’edificio dell’IC "V. De Sica" ai suoi studenti e augurarsi l’abolizione degli "Enti Inutili".

Acerra, spari sulla casa di un imprenditore

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Alcuni proiettili si sono conficcati nei muri esterni dell’abitazione di un piccolo costruttore della zona. L’ombra del racket.

Rumori, sordi. Una serie di colpi. Spari in tarda serata, in una zona residenziale di Acerra solitamente tranquilla, poco traffico e caos del sabato sera quasi nullo. Proiettili sparati sulla casa di un piccolo imprenditore, V.M., 40 anni, a pochi passi dal municipio, una traversa nei pressi di via Manzoni, zona del territorio abitata per lo più da famiglie di ceto medio e medio-alto. Le pallottole hanno perforato i muri esterni dell’abitazione.

Fortunatamente non sono penetrati attraverso le finestre. Un grande spavento, dunque. Niente di più. Sul posto, alle undici di ieri sera, sono accorsi carabinieri e polizia. Indagini a tutto campo, come al solito in questi casi. E l’ombra del racket che però diventa la principale pista da battere.
(fonte foto: rete internet)

Pomigliano D’Arco, al via il concorso di idee per Piazza Municipio

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Il vicesindaco Caprioli: “Il concorso di idee garantisce trasparenza ed è un modo per promuovere la qualità del valore architettonico e urbano”.

La sede del Comune, il Palazzo Baronale, la Chiesa del Carmine e edifici nobiliari fanno da corona urbana a piazza Municipio, nel centro storico di Pomigliano d’Arco. Sarà questa piazza la protagonista del concorso di idee bandito dall’amministrazione comunale della città guidata dal sindaco Lello Russo. Il tema del concorso, il cui bando pubblico è firmato dall’architetto Tino Esposito, dirigente del settore progettazione infrastrutture, è appunto la riqualificazione architettonica e ambientale di Piazza Municipio attraverso la realizzazione di una fontana artistica e l’ideazione di elementi in grado di valorizzare,caratterizzare e migliorare il confort ambientale dello spazio urbano.

«Lo strumento del concorso di idee – dice il vicesindaco Vincenzo Caprioli – è efficace e trasparente nonché una maniera per promuovere cultura e qualità del valore architettonico e urbano». Il concorso è aperto agli architetti e agli ingegneri (singoli professionisti o costituiti per l’occasione in gruppi) dell’Unione Europea in possesso delle abilitazioni necessarie alla progettazione secondo l’ordinamento dello Stato di appartenenza e regolarmente iscritti ai rispettivi ordini professionali. La partecipazione avviene esclusivamente in forma anonima (secondo le modalità consultabili sul sito ufficiale dell’ente http://www.comune.pomiglianodarco.gov.it).

Tutta la documentazione progettuale dovrà essere consegnata entro e non oltre le ore 12 di venerdì 13 dicembre 2013, data riferita inderogabilmente alla data del protocollo comunale e non a quella di spedizione. I punti cardine del bando pubblico, dunque quelli che dovranno essere rispettati nelle proposte progettuali in concorso che saranno valutate da una commissione giudicatrice, mirano ad un concetto di spazio urbano come luogo di incontro, di crescita culturale e di socializzazione, a favorire lo svolgimento di eventi in piazza, di relazioni sociali e del rafforzamento dell’identità del luogo, tant’è che è prioritario, per l’amministrazione comunale che ha indetto il bando, l’utilizzo di tecnologie e materiali eco compatibili con preferenza per quelli locali.

Il concorso si concluderà con una graduatoria di merito e con l’attribuzione al 1° classificato vincitore del concorso di idee di un premio pari a 7mila euro (settemila). Il progetto del primo classificato sarà utilizzato come progetto preliminare. L’idea vincitrice sarà acquisita in proprietà dal Comune di Pomigliano d’Arco. Gli elaborati saranno oggetto di una mostra promossa dall’Ente.

I genitori sono certamente in colpa quando minacciano i figli

La potestà genitoriale non può essere esercitata mettendo sotto ricatto il figlio.

La potestà genitoriale comprende la facoltà di stabilire in quale ambito – spaziale e personale – debba vivere il figlio, ma tale facoltà non può essere esercitata in contrasto con le "aspirazioni" dei figli e, a maggior ragione, con i loro bisogni più profondi, giacché, altrimenti, quella potestà si risolverebbe in una forma di tutela di natura padronale.

La Corte d’appello di Brescia ha confermato la sentenza di condanna nei confronti di una mamma per il reato di tentata violenza privata continuata commesso contro il figlio. La mamma, al fine di costringere il figlio a rimettere la querela presentata nei suoi confronti, minacciò di separarlo dalla nonna paterna, con cui il ragazzo conviveva da tempo. Contro la sentenza suddetta, la mamma ha proposto ricorso per Cassazione. La mamma lamenta che non può essere considerata minaccia la prospettazione di allontanare il figlio dalla nonna paterna, al fine di ricondurlo a vivere con lei, dacché l’esercizio della potestà genitoriale comprende il potere di stabilire in quale ambito debba vivere il figlio.

Il ricorso è infondato. Questo è quanto afferma la Cassazione penale , sez. V, sentenza 11.09.2013 n° 37324. È ben vero che la potestà genitoriale comprende la facoltà di stabilire in quale ambito – spaziale e personale – debba vivere il figlio, ma tale facoltà non può essere esercitata in contrasto con le "aspirazioni" dei figli (art. 147 cc) e, a maggior ragione, con i loro bisogni più profondi, giacché, altrimenti, quella potestà si risolverebbe in una forma di tutela di natura padronale: concezione da gran tempo superata da tutte le legislazioni moderne a noi più vicine e, tra queste, del legislatore italiano.

Soprattutto, la potestà (tra poco "responsabilità") genitoriale non può essere esercitata per costringere il figlio a comportamenti funzionali alla soddisfazione di interessi – morali ed economici – del genitore e allo stesso tempo contrastanti con quelli, della stessa natura, del figlio, giacché, in caso contrario, oltre alla risoluzione del conflitto d’interessi a vantaggio della parte più forte, si assisterebbe ad un utilizzo distorto delle facoltà concesse al genitore in funzione, invece, dell’interesse della famiglia e di quelle, preminenti, del minore stesso.

Nella specie il minore ha subito, da parte della madre, una forte pressione, rivolta a costringerlo a rimettere la querela presentata, contro di lei, dal padre, prima di morire. Pressione esercitata con la minaccia di separarlo dalla nonna paterna, con cui il ragazzo conviveva dalla morte del padre e con cui aveva stabilito un significativo rapporto affettivo; insieme alla quale aveva ritrovato uno spazio di vita funzionale alla sua serenità. E ciò è stato fatto dalla mamma non per migliorare la condizione del minore o per recuperare il rapporto con lui, ma per ottenere comportamenti che soddisfacevano il suo esclusivo interesse personale (contrastante con quello del figlio).

Correttamente la Corte d’appello ha rilevato che il minore ultra quattordicenne può rimettere la querela, per cui la minaccia esercitata dalla madre era idonea a produrre l’effetto avuto di mira. Il fatto che la rimessione della querela, operata dal minore, fosse soggetta ad "approvazione" del rappresentante (art. 153 cod. pen.) non elide la capacità offensiva della condotta, giacché nessun "rappresentante" avrebbe potuto fare a meno di tener conto dei desiderata del minore, con la conseguenza che, seppur la volontà di quest’ultimo non è, da sola, sufficiente a produrre l’effetto remissorio, è tuttavia sufficiente ad innescare il meccanismo funzionale alle remissione.

LA RUBRICA

Roghi tossici, don Maurizio Patriciello consegna “le cartoline della morte” al Presidente Napolitano

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don Maurizio incontra il Presidente della Repubblica Napolitano al Maschio Angioino in occasione della cerimonia per il settantesimo anniversario delle Quattro Giornate di Napoli.

”Per Napoli c’è la necessità di un incoraggiamento ma anche la necessità di attenzione e di un riconoscimento sul piano nazionale”. Questo il passaggio più significativo del discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano , arrivato al Maschio Angioino di Napoli stamattina per presenziare alla cerimonia per il settantesimo anniversario delle Quattro Giornate di Napoli. C’era anche don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano in prima linea nella lotta ai roghi di rifiuti tossici nella cosiddetta ‘Terra dei fuochi’, alle celebrazioni per i settant’anni delle Quattro Giornate di Napoli.

Così come aveva annunciato qualche giorno fa, Don Patriciello ha consegnato al Presidente della Repubblica le cartoline raffiguranti le mamme dei bambini morti di tumore e leucemia nella zona tra le province di Napoli e Caserta, colpite dal fenomeno dello sversamento e dei roghi di rifiuti tossici. Al termine del breve incontro al maschio Angioino con Napolitano, il sacerdote antiroghi ha riferito: " Il Presidente mi ha detto di essere dispiaciuto del fatto che quel posto sia chiamato cosi”.

Giorgio Napolitano ha poi visitato il carcere di Poggioreale e dinanzi al problema del sovraffollamento delle carceri ha ribadito che si ha il ”dovere di cambiare lo stato delle cose. Pongo al Parlamento un interrogativo: se esso ritenga di prendere in considerazione la necessità di un provvedimento di clemenza, di indulto e di amnistia”
(fonte foto: ANSA)

Acerra, rifiuti: il comune multa un contadino

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I poliziotti municipale hanno sorpreso un agricoltore mentre scaricava dei contenitori di polistirolo nel canale dei Regi Lagni. Comminata al contadino una multa di 200 euro.

Stamattina, proprio mentre nel popolare insediamento Gescal era in corso l’iniziativa “Puliamo il Mondo”, con molti cittadini impegnati nella pulizia del loro quartiere, nella località di campagna denominata Ponte La Nocella, a nord della città, è invece stato registrato un episodio in netta controtendenza con le tematiche ecologiche. Qui infatti la polizia municipale ha multato un contadino perché piantava l’insalata gettando nei Regi Lagni i contenitori di polistirolo delle piantine da inserire nel terreno.

La segnalazione della violazione è giunta da altri agricoltori, evidentemente sensibili al problema, sempre più attuale, del rispetto ambientale. Sul posto sono quindi giunti i vigili urbani che, dopo aver riscontrato le violazioni del caso, hanno comminato al contadino una multa di 200 euro. I poliziotti municipali hanno obbligato l’agricoltore a raccogliere di nuovo tutti i rifiuti di cui si era sbarazzato portandoli al rivenditore delle piantine d’insalata. Rivenditore che per legge è obbligato a smaltire gli scarti prodotti dalla sua attività.
(fonte foto: rete internet)

Terzigno, via Fornillo: è allarme rifiuti tossici

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“La Voce del Fornillo”: “Cumuli altissimi e nessuna sorveglianza, 1.300 persone costrette a vivere tra gli scarti di dubbia natura e la delinquenza”.

 «Sono sempre più alti i cumuli di rifiuti in via Fornillo, nella strada di confine con il comune di Poggiomarino. Una strada in cui la responsabilità ricade per metà sulle istituzioni poggiomarinesi e per metà su quelle terzignesi».

È la denuncia del comitato “La Voce del Fornillo” che lancia l’ennesimo allarme in merito agli scarti tossici. «Accade però che dal lato di Terzigno la strada, lunga circa 500 metri risulta quasi completamente accompagnata da rifiuti di ogni genere – continuano i cittadini – E la rimozione avviene con cadenza pressoché annuale. Dal lato di Poggiomarino, invece, si riesce ad evitare un accumulo eccessivo, anche se purtroppo non è garantita la pulizia settimanale, e a volte nemmeno mensile. Il problema interessa anzitutto i circa 1.300 abitanti del rione Fornillo, che sono costretti a fare lo slalom tra rifiuti, erba altissima, e una fondo stradale in condizioni disastrose. Il passaggio – insiste il comitato – risulta avventuroso sia in automobile che a piedi. Impossibile approcciarsi alla strada di sera, vista l’assenza di pubblica illuminazione.

Oltre al problema igienico ed ambientale in una zona in cui insiste anche la “famosa” vasca che crea già di per sé esalazioni nauseabonde dovute agli scarichi fognari che raccoglie da Terzigno, c’è anche un alto rischio per l’incolumità pubblica. Rischio avvertito fortemente anche dai cittadini terzignesi e poggiomarinesi che passano per una strada che collega tre comuni (essendo confinante anche con il comune di Boscoreale)». E poi la parte più inquietante: «Il problema, che danneggia gravemente i proprietari di fondi agricoli circostanti che nonostante abbiano dovuto sostenere i costi per muri e recinzioni, vedono egualmente i rifiuti depositarsi nei loro terreni. L’area, infatti, è palesemente considerata zona franca sia da delinquenti organizzati che speculano sullo smaltimento illecito di rifiuti, sia da incivili comuni che abbandonano il sacchetto domestico evitando la raccolta differenziata.

A questo si aggiunga che i rifiuti, nel caso di una delle frequenti esondazioni della vasca, vengono trascinati lungo tutte le abitazioni e fondi agricoli presenti nel Rione Fornillo, territorio di Poggiomarino. E in tutto questo il Comune di Terzigno tace». Gli abitanti della zona, anche attraverso il Comitato “La Voce Del Fornillo”, nato per far fronte a queste problematiche, hanno più volte fatto presente la questione e chiesto l’intervento da parte delle istituzioni terzignesi ma nulla è cambiato. «Pneumatici, frigoriferi, sacchetti e ratti sono sempre lì – concludono i cittadini – È stato chiesto di programmare insieme al comune di Poggiomarino l’attività di pulizia e di sorveglianza della zona e la riqualificazione della strada. Ma a Terzigno sembrano non interessare cittadini che non portano voti».

Cartoline da Napoli “fascista”: la Piedigrottissima del 1929

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I complicati rapporti del regime con i napoletani, “un popolo di Elleni pervaso di sogno orientale”. Il dilemma: difendere questa specificità, di cui la Piedigrotta era un simbolo perfetto? O usare ogni mezzo per fare di Napoli una città moderna?

E’ l’effetto delle ricorrenze: per qualche settimana ancora le vicende napoletane del 1943 troveranno spazio nei convegni e sui giornali, e i libri sul tema occuperanno, nelle librerie, gli scaffali di prima linea.

Questo ci consentirà di notare, ancora una volta, che Napoli è forse la città italiana più “raccontata“, illustrata e descritta, e che in questa bibliografia sterminata c’è un vuoto, tuttavia: Napoli fascista. Un vuoto non da poco. Napoli fascista è, nella memoria storica, una città evanescente: tanto che non riesce a suggerire nessuna significativa immagine di sé nemmeno a Maurizio De Giovanni, che ha ambientato le gesta del suo commissario nei primi anni ’30. Su Napoli fascista i “Maestri di pensiero“ napoletani hanno scritto poco, e questo poco non sembra degno d’essere tramandato su lastre di bronzo. Forse c’è, alla base del vuoto, il disagio prodotto da qualche senso di colpa: ed è un peccato, perché perfino dai giornali dell’epoca, tutti ovviamente “ligi“ al fascismo, si ricava la chiara impressione che tra l’ “altra Napoli“ e il regime, al di là dei salamelecchi, non ci fu attrazione: non ci fu simpatia.

E dunque è utile, di tanto in tanto, andare a leggere le cronache di quegli anni, per capire cosa succedeva. Si parte con un album sulla Piedigrottissima del 1929, organizzata dal Comune di Napoli e dal “Mattino“, “possente suscitatore e propagatore di energie.”. I gerarchi napoletani sostengono l’iniziativa, per dimostrare che la famosa festa non è in crisi, che “la fine di Piedigrotta“ è una leggenda inventata da certi intellettuali napoletani che vorrebbero fare di Napoli una città “americanizzata.”. E invece, garantisce Ernesto Serao, lo spirito di Piedigrotta vivrà fino a quando dureranno le “costumanze, le tradizioni, gli istintivi entusiasmi di un popolo di Elleni pervaso di sogno orientale“: che, al di là delle trombe suonate da Serao – forse in omaggio a Piedigrotta – è una interessante definizione dei Napoletani.

Gli autori dell’album intonano inni in onore delle Protettrici e dei Patroni: Elena d’ Aosta, “ la Dama Augusta e Pia, assertrice convinta della Rivoluzione delle Camicie Nere “; Donna Assunta Girardi “Sposa, sorella, mamma“ e poi vedova di Salvatore Girardi, il deputato di Montecalvario; la contessa Urania Sdriny Zavizianos, poetessa, tragediografa, che fu anche concertista “ in pro dei danneggiati dall’eruzione del 1906 “ e, infine, la Contessa di Licosa, moglie di “quel formidabile titano“ del mondo commerciale che è il Conte Giuseppe Matarazzo, membro della famiglia che aveva contribuito e contribuiva potentemente allo sviluppo economico del Brasile.

Del dott. Urbano Matteo gli autori scrivono che “è uno dei pochi odontoiatri sul serio“. Non dimenticano l’on. Alessandro Elefante, l’avv. Luigi Petagna, il cav. Francesco Luise, il colonnello Salvatore Improta, che ha lasciato la caserma per “ rappresentare mondiali case del pellame.”. Di qualcuno si scrive che “è ligio alle direttive del regime“: e si riconosce che la “ferma fede fascista“ ha fatto dell’on.barone Roberto Ricciardi “uno degli araldi della rivoluzione.”.

Le canzoni nulla aggiungono alla storia della canzone napoletana. I versi e la musica di “Ll’ onne ‘e Marechiare“ sono di E.A.Mario: sua è la musica di “Tarantella cu ‘a nostalgia“: i versi Beniamino Rossi li dedica a una certa Assunta che porta i riccioli “a bigliuné“, cioè con la riga in mezzo. R. Bellobuono scrive versi e musica di “Canzone antiche“, e solo i versi di “Te parla Napule“, musicati da “Seliman”, che è il nome d’arte di G. Frustaci. Il quale mette in musica una “cineseria“ in lingua italiana, “Cian –Ciun”, dei cui versi non è citato l’autore: giustamente: perché merita di essere dimenticato per sempre uno che scrive: “triste per lo smacco il mandarin/nel veder soffrire la sposin/…il codin sacrificò a Visnù.“.

Frustaci e Lombardo cercano di comporre qualcosa di memorabile su “ ‘E male lengue“, ma non ci riescono, mentre “’O rialo moderno“ (versi di B.U.Canetti, musica di G.Cioffi) e “ ‘A China- China Pisanti“ (versi di R.Lo Martire, musica di R. Prisco) cantano l’impareggiabile china, che fino a qualche anno fa veniva ancora prodotta a Ottaviano, e che il cartiglio pubblicitario, collocato sotto i testi delle due canzoni, presenta come “ liquore aperitivo, digestivo, febbrifugo, ricostituente“. Ma secondo il poeta di “ ‘O rialo moderno“, la china Pisanti aveva anche altre virtù: “lui“ dice a “lei“: “cu ‘na presa solamente/ca te piglie, d’int’’a niente/certo cade ‘mbraccia a me“.

Gli inserti pubblicitari sono ricchi di curiosità. Le calzature marca “Ala“ del cav. Giuseppe Pagliuca “trionfano in tutto il mondo come le –Ali d’Italia –“. La fabbrica è al n.7 di “ Salita San Raffaele “, il numero del telefono è 21-053, mentre 51-015 è quello della ditta “Mollica e Mattera“, che fabbrica ceramiche artistiche, terrecotte e maioliche in tutti gli stili“. “Tutta l’Aristocrazia acquista la mobilia dalla Fimad, perché costruisce i mobili artisticamente più perfetti ed eleganti“. Il calzaturificio “Alfredo Cavaliere“, al n.16 di Calata Fontanelle, offre come “specialità calzature di lusso per signore“, mentre il “Premiato Istituto Ottico P. Bettarini“, in via Roma, 146, garantisce un “assortimento speciale in lenti radioattive Telegic. e di binocoli da teatro e da campagna“.

La Ditta “Lavori in cuoio“ di Alfredo Cajano nell’unica sede di via Nardones fabbrica, vende e ripara “valigie, bauli, sacchi, portamantelli, cappelliere, montature di borse, cornici, albums e ricami“ e, per i “fattorini di banche“, anche “porta valori, porta cambiali e tracolle“. “La Meridionale“ al n. 60 del “Rettifilo“ ricorda che “la vendita a rate è la migliore garanzia dell’ottima riuscita dei nostri materassi!!!“. La “Shilton“, che ha negozi di tessuti esteri e nazionali in via S.Brigida, in via Municipio e in via Duomo, si sente più forte perfino della superstizione dei napoletani tanto da chiudere l’inserto pubblicitario ricordando le “specialità articoli di lutto.”.

La “Real Pasticceria“ palermitana del cav. Salvatore Gulì, che si vanta di aver inventato la cassata siciliana, spedisce anche a Napoli , “contro cartolina vaglia pacchi postali“, la cassata, i cannoli, le mustacciole e il terribile torrone pietrafendola, banco di prova per la solidità dei denti, e garantisce che la “frutta di pasta di mandorla“ è “imitazione dal vero“. I prezzi sono alti: un cannolo Gulì costa due lire, un terzo della “giornata“ di un bracciante. Come si vede nell’immagine, l’impaginatore piazza accanto alla pubblicità del famoso pasticciere quella del “fragolene“, “l’imperatore dei purganti“, che va provato, perché è “gustosissimo“ – sa di fragola – : inoltre, un flacone piccolo costa poco più di un cannolo di Gulì. L’impaginatore l’ha fatto apposta?
(Foto: Ugo Matania, La stagione mondana nell’isola di Capri, tempera in bianco e nero, 1926)

ALCUNE PUBBLICITA’ DELLA NAPOLI FASCISTA

LA STORIA MAGRA