Pollena Trocchia, elette le commissioni consiliari permanenti

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Il neocapogruppo di maggioranza Campajola: “L’amministrazione andrà avanti nell’interesse complessivo del paese per dare quel cambiamento avviato cinque anni fa quando ci siamo insediati per la prima volta”.

 Composte le commissioni consiliari permanenti dopo la modifica del regolamento del funzionamento del consiglio comunale che prevede una riduzione del numero delle commissioni, passate da sette a quattro, nel rispetto delle disposizioni finalizzate alla riduzione delle spese.

“Il clima di grande collaborazione che ha portato alla modifica del regolamento ha anticipato l’approvazione all’unanimità dei componenti delle commissioni”, dice il sindaco Francesco Pinto. “Sono fiducioso che le capacità dei consiglieri sarà garanzia di buon funzionamento delle commissioni il cui ruolo è fondamentale all’attività del Consiglio e della giunta: auguro a ciascun componente buon lavoro”, conclude il primo cittadino.

Soddisfatto per il risultato ottenuto anche il neocapogruppo di maggioranza, Giuseppe Campajola, eletto all’unanimità nella precedente assemblea. “L’amministrazione andrà avanti nell’interesse complessivo del paese per dare quel cambiamento avviato cinque anni fa quando ci siamo insediati per la prima volta – dice Campajola. “Ringrazio il sindaco e l’intera maggioranza per il ruolo affidatomi che mi consentirà di contribuire attivamente all’attività di governo. La nomina delle commissioni è motivo di grande gioia: gli incarichi sono andati a persone di esperienze nei diversi settori e sono pertanto ottimista al che svolgano un ruolo costruttivo e propositivo verso l’azione di governo”, conclude il capogruppo.

Di seguito la composizione delle commissioni consiliari permanenti:
I Commissione Statuto, regolamenti, personale, contenzioso, programmazione economico-finanziaria: Lucia Andolfi, Antonella Borrelli, Antonio Di Sapio, Pasquale Montella; Nicola Coppola, Aldo Maione, Raffaele Di Fiore;

II Commissione lavori pubblici, urbanistica, attività produttiva, patrimonio: Lucia Andolfi, Antonella Borrelli, Antonio Di Sapio, Pasquale Montella; Fracesco Addato, Aldo Maione, Raffaele Di Fiore;

III Commissione Ambiente, servizi cimiteriali, mobilità, protezione civile, sanità sicurezza del territorio: Lucia Andolfi, Antonella Borrelli, Antonio Di Sapio, Pasquale Montella; Nicola Coppola, Aldo Maione, Raffaele Di Fiore;

IV Commissione istruzione, politiche sociali, eventi e promozione del territorio, pari opportunità: Lucia Andolfi, Antonella Borrelli, Antonio Di Sapio, Pasquale Montella; Fracesco Addato, Aldo Maione, Raffaele Di Fiore.
Martedì le commissioni verranno convocate per l’elezione dei rispettivi presidenti.
(Fonte foto: Ufficio Stampa Comune di Pollena Trocchia)

San Vitaliano, grande successo per le giornate di Raccolta RAEE

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L’evento è stato promosso dall’associazione Populorum Progressio Onlus.

 Hanno sfidato il tempo incerto e minaccioso i numerosi cittadini, sanvitalianesi e non, accorsi durante il pomeriggio di sabato e la mattinata di domenica presso l’Istituto “L. V. Beethoven” di San Vitaliano per depositare i propri rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche all’interno dei contenitori allestiti dai volontari della Populorum Progressio Onlus.

Enorme soddisfazione è stata espressa dal presidente dell’associazione, l’ing. Giovanni Malesci, e anche dal Sindaco di San Vitaliano, il dott. Antonio Falcone. Entrambi, oltre a stigmatizzare il senso civico delle persone che hanno provveduto a conferire i RAEE, hanno voluto ringraziare la ditta Ambiente S.r.l. per l’essenziale collaborazione.

Un plauso deve essere senz’altro rivolto poi anche a tutti quei volontari, appartenenti e non all’associazione Populorum Progressio, che, durante il week end, hanno provveduto ad organizzarsi in squadre e raccogliere monitor di vecchi televisori e pc, frigoriferi e altri RAEE sparsi lungo i bordi delle strade di San Vitaliano, Marigliano e Mariglianella. Due anni fa la stessa iniziativa valse per San Vitaliano il riconoscimento di Comune “riciclone”, attribuito direttamente da Legambiente. L’obiettivo e l’auspicio degli organizzatori è stato, ora come allora, quello di sensibilizzare le persone sull’importanza di una corretta differenziazione dei rifiuti.

Anche quest’anno si è riscontrata una massiccia partecipazione. La onlus Populorum Progressio ha annunciato che provvederà a rendere pubblici i dati relativi alle quantità di apparecchiature raccolte, non appena essi saranno disponibili.

Ipercoop Campania: via libera ai licenziamenti

Intanto la Cisl chiede il ritorno di un partner locale che rilevi le attività. L’accordo con la casertana Catone group era stato respinto dai lavoratori campani, l’anno scorso.

Vertenza Ipercoop: tempo scaduto, via libera ai licenziamenti. E’ terminato ieri, infatti, il periodo di sospensione dell’invio delle lettere di revoca del rapporto di lavoro per 250 dei 660 addetti della catena campana di ipermercati e supermercati della cooperativa toscana Unicoop.

Negozi finiti in grave pericolo, in particolare l’ipermercato di Afragola, dopo la rinuncia al piano di salvataggio da parte delle cooperative emiliane. Intanto torna l’ipotesi di una cessione di organici, mezzi e merci di Ipercoop Campania a gruppi privati della zona. Ipotesi che era già stata respinta, l’anno scorso, dal referendum dei lavoratori. Ed è una proposta che stavolta arriva dal sindacato e non dalla proprietà. E’ la Fisascat, sindacato di categoria dei lavoratori del commercio e dei servizi Cisl, a invitare Coop Tirreno, attraverso un comunicato affisso nell’iper di Afragola, a ritardare l’invio delle lettere di licenziamento e “a individuare, nel caso di indisponibilità da parte delle cooperative, un partner anche locale”.

Il messaggio è stato firmato da Giuseppe Verde, segretario territoriale della Fisascat. Verde, nel documento, ricordando la trattativa, fallita a luglio, con le cooperative emiliane, che avevano prima annunciato e infine revocato il piano di salvataggio della Campania, sostiene che “i sindacati si erano resi disponibili a individuare eventuali deroghe contrattuali, anche temporanee” ma che “la risposta delle coop è stata un secco no limitato al taglio delle ore lavorative, che avrebbe portato all’erogazione di salari da 600 euro al mese”. A questo punto si riaffaccia l’ipotesi di una cessione al gruppo casertano Catone, che i lavoratori non digeriscono proprio, o a qualche altro gruppo imprenditoriale campano. Ma il sindacato è diviso.

Mario Dello Russo, della segreteria regionale Uiltucs, critica il comunicato della Fisascat. “Avevamo concordato unitariamente – spiega Dello Russo – che le decisioni sindacali sulla vertenza Ipercoop Campania devono essere prese a livello nazionale. Per cui qualsiasi proposta che non vada in questa direzione è una proposta che crea difficoltà alle organizzazioni sindacali, con conseguenti ripercussioni negative sul destino dei lavoratori campani”. Dura con la Cisl anche la Usb campana, l’Unione dei sindacati di base, particolarmente rappresentativa nell’ipermercato di Quarto. Ecco cos’ha scritto la Usb circa questa vicenda, che si sta trasformando in una sorta di caso del momento:

“La volontà dei lavoratori è stata già espressa attraverso un referendum e non si affievolisce col tempo. Noi ribadiamo il nostro no al privato e il si alla cooperazione, che in questo momento dovrebbe dare una risposta evitando tempi lunghi e strumentalizzazioni che purtroppo in questo territorio sono facili e prendono forma profittando delle condizioni di debolezza dei lavoratori. Le cooperative emiliane devono capire che il territorio campano è un’opportunità e non un territorio da colonizzare e da, eventualmente, salvare”.

Nel frattempo c’è grande tensione nell’ipermercato di Afragola, che in base alla procedura di mobilità dovrebbe chiudere i battenti da un momento all’altro mettendo alla porta 225 dei sui 226 addetti. Praticamente tutti i dipendenti, tranne il direttore.

Sant’Anastasia. Il Parco Poggio Verde

La vicenda di questo complesso residenziale risale agli anni ’70 del secolo scorso. In quest’area, oltre alle case, era previsto anche del verde attrezzato.

 Con questo secondo articolo continuiamo la disamina delle opere rimaste incompiute o parzialmente compiute e successivamente abbandonate all’incuria del tempo e al vandalismo.

Trattiamo ora dell’area destinata dagli strumenti urbanistici a verde attrezzato nell’ambito del Parco Poggio Verde. Anche in questo caso, la vicenda risale a molti decenni orsono e precisamente agli anni ’70 del secolo scorso, allorché fu approvato un piano di lottizzazione, a scopo residenziale, denominato “Poggio Verde”, su una vasta area situata tra le vie Primicerio e Casaliciello. Il piano prevedeva, oltre alla costruzione delle residenze, un’area da adibire a verde attrezzato su una superficie di 7500 mq circa, a cura e spese dei lottizzatori.

Trascorsero anni, anzi decenni, si susseguirono amministrazioni comunali di variegati colori politici, ma di attrezzare l’area in argomento neanche a parlarne, pur essendo state costruite e regolarmente abitate le residenze. I responsabili della lottizzazione continuavano ad apporre resistenze e a rifiutarsi d’adempiere i loro obblighi contrattuali. Finalmente nell’anno 2007 posero mano ai lavori e attrezzarono, a dire il vero in modo alquanto approssimativo, l’area. Con la solita cerimonia commemorativa, l’area fu resa al godimento dei cittadini e successivamente ceduta al Comune.

Da allora l’area è stata lasciata in completo abbandono: rifiuti, erbacce e rovi sono sparsi dappertutto, panchine danneggiate, chiusini della rete fognaria ed elettrica in parte asportati, con il rischio che ciò comporta per chi pensa di portarvi a passeggiare i propri bimbi. La foto a corredo dell’articolo ben rappresenta l’attuale stato dei luoghi.

Di fronte a tale desolazione, fa meraviglia la totale inerzia degli abitanti del Poggio Verde, principali fruitori dell’area, che non si curano d’inscenare una se pur minima manifestazione di protesta per quest’abbandono e di richiamo nei confronti dell’amministrazione comunale per la sua inerzia. Fa anche riflettere l’incuria dell’amministrazione che spende e spande nel creare nuove aiuole, ma che non riesce però a valorizzare quelle esistenti. Eppure, si tratta dell’unica struttura di verde pubblico nell’intero paese, se si esclude il Parco di Villa Tortora-Brayda, recentemente inaugurato e per la seconda volta solo parzialmente.

Qualche dubbio sorge sul perché di quest’abbandono. Per caso si sta progettando una diversa destinazione dell’area che per ora non conviene render pubblica?

Non è che si vuole ripetere un’operazione poco trasparente analoga a quella messa in atto al parco di villa Tortora-Brayda, in cui si consente l’installazione, da parte di un privato, di un bar-ristorante su una vasta area di un parco pubblico e per di più al modico fitto mensile di € 720, con la puerile giustificazione dell’installazione di strutture smontabili? (LEGGI ARTICOLO CORRELATO)

Pomigliano, un centro di salute mentale contro gli effetti della crisi

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Ieri, a due passi dalla Fiat, è stato inaugurato il “Centro d’ascolto lavoratori”. Psicologi, sociologi e psichiatri in aiuto di cassintegrati, precari, disoccupati.

 Il primo passo sarà quello di ascoltare la sofferenza, il disagio derivante dalla disoccupazione, dalla cassa integrazione, dalla precarietà, dal sottosalariato. Non a caso il nuovo centro diretto da psicologi, psichiatri e sociologi, inaugurato ieri pomeriggio a Pomigliano nel bene confiscato “Borsellino e Atria”, si chiama, appunto, “Centro d’ascolto Lavoratori”.

Obiettivo: combattere gli effetti di questa crisi abissale. Il secondo passo, più difficile, sarà poi di convogliare questo disagio in una rete istituzionale composta da Comune, Provincia e Regione, in grado di dare risposte concrete, ovviamente di tipo occupazionale e produttivo. A ogni modo c’è già una struttura, un luogo fisico da cui partire. E non è poco. Si trova in via Locatelli, due stanze piuttosto ampie ricavate dai locali di un ex supermercato confiscato a un clan della camorra e poi fatto riutilizzare a scopi sociali dall’ex sindaco di Pomigliano, Michele Caiazzo (Pd). Lo staff del Centro d’ascolto è composto da personale dell’Asl Napoli 3 Sud: il direttore del servizio distrettuale di igiene mentale, dottor Carmine Coppola, Rosaria Laudando, psicologa, Marina Rivellini, psichiatra, Carlo Esposito, sociologo e Giovanni Fontana, infermiere professionale.

L’iniziativa è il frutto di una collaborazione tra l’attuale sindaco di Pomigliano, Raffaele Russo (Pdl), e la direzione dell’Asl Napoli 3 Sud, che ha sede nella distante Castellammare di Stabia. “Noi restiamo accanto a chi lotta per non perdere il lavoro”, le parole del sindaco della città delle fabbriche, luogo simbolo del lavoro in Campania e nel Mezzogiorno, durante l’inaugurazione di ieri. Critico l’intervento di don Aniello Tortora, parroco della chiesa del Rosario nonché responsabile della pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Nola, che nel definire “importante la creazione di questo centro per i lavoratori” ha ammonito l’Asl a “non smantellare i servizi sanitari nel territorio delle grandi fabbriche”.

Dello stesso tenore di quello di Tortora il commento di Salvatore Sannino, segretario provinciale della Cgil funzione pubblica: “In Campania assistiamo allo smantellamento sistematico dei servizi pubblici da parte delle istituzioni per cui spero proprio che l’Asl 3 non si adegui facendo lo stesso”.

Somma Vesuviana. Spuntano rifiuti speciali da un cantiere

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Denunciati a piede libero tre uomini accusati di aver usato materiali da risulta per completare un cantiere pubblico in via Vignariello.

 I carabinieri della stazione di Somma Vesuviana hanno denunciato in stato di libertà un 33enne di Afragola, un 41enne di Somma Vesuviana e un 55enne di Sarno (Sa).

Durante controlli eseguiti in via Vignariello, i militari dell’arma hanno constatato che in via Vignariello, ove una ditta di Afragola stava eseguendo lavori alla rete fognaria, erano stati impiegati rifiuti consistenti in materiale di risulta (plastica guaina e altro) per il riempimento dello scavo realizzato per l’istallazione della tubazione. L’intera area, di circa 180 mq, è stata sequestrata.

Il registro elettronico:a metà strada tra favola e realtà

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Le scuole dovrebbero mandare in pensione i vecchi registri ed assumere in ruolo il nuovo registro digitale.

 Un silenzio surreale serpeggiava tra i banchi. L’odiata e iper-temuta prof di matematica scorreva con la matita il registro personale alla ricerca dei condannati del giorno. Innocenti vittime da immolare sull’altare della cattedra e sbeffeggiare pubblicamente come una gogna medievale quando dimostravano di non saper rispondere.

Le sue mani ossute volteggiavano tra le finche di quell’aletta di registro consumata dal peso dei mesi e dalle troppe maldestre ripiegature. La matita seguiva una danza che aveva cadenze sconosciute e forse rispondeva a leggi ritmiche che ricordavano i balli sincopati di antiche tribù papuasiche. Dall’altra parte di questa prospettiva, aspettavamo con la testa china che questo rituale vudù non ci colpisse e anche per quella settimana risparmiasse le nostri giovani vita. Eravamo già pronti ad usare parole di conforto, finanche di ammirazione, per i poveri malcapitati vittime della danza malefica della prof sull’odiato registro. I docenti, tutti, ripetevano le stesso rituale ogni sacrosanta mattinata.

L’appello sullo sgangherato registro di classe, la questua per raccogliere le giustifiche da parte degli alunni e l’assegno per la prossima volta. E poi, da una borsa di pelle che aveva combattuto mille e mille battaglie e visto tempi migliori, cacciavano fuori il loro registro personale nel quale annotare le stesse cose del giornale di classe ma soprattutto registrare i voti delle interrogazioni e dei compiti. Da quell’insignificante ammasso di carta e cartone rigido, nei colori più disparati e kitsch, dipendeva la tua carriera scolastica annuale. Sembrava essere il Necronomicon di Abdul Alhazred, un libro segreto nel quale strani segni simili a geroglifici si alternavano a voti stampati con il nero beffardo della penna dei prof.

Poi venne l’era dei ministri lungimiranti che decisero di chiudere quest’era geologica degna del Triassico e di aprire la scuola al modernissimo Olocene. Il decreto legge n. 95/2012 contenente “Disposizioni urgenti per la razionalizzazione della spesa pubblica”, convertito dalla legge n. 135/2012, ha dato la stura, nel mondo della scuola, all’era del digitale. Tutto deve essere immateriale, dalle iscrizioni, alle pagelle, dal giornale di classe al registro docenti. Una lodevole iniziativa. Ma come ogni cosa fatta in questo benedetto Paese, alla favola non corrisponde l’effettiva realtà. Nessuno ha pensato che una operazione cosi complessa non si realizza da un giorno all’altro semplicemente con un decreto legge. La dematerializzazione, specialmente quella che riguarda direttamente i docenti e gli alunni, deve essere accompagnata da un processo di avvicinamento preparatorio graduale.

La formazione dei docenti è un tassello fondamentale per tenere in asse la nave della scuola, anche quando si parla di nuove tecnologie digitali. Ma soprattutto nessuno ha dato uno sguardo all’interno dei singoli edifici, specialmente al Sud. In molti dei nostri istituti ci contendiamo ancora ferocemente un, dico uno!, povero pc collocato in sala docenti. E, spesso, questo meschino elaboratore non ha nemmeno la rete LAN funzionante ma una singhiozzante e lentissima connessione. Figuriamoci la Wi-Fi! Ma nel frattempo bisogna partire, lasciare gli ormeggi e “navigare” nella scuola digitale. Ci sono colleghi che ancora ogni mattina mi chiedono, speranzosi o deridenti?, se sono arrivati i tablet per il registro di classe.

Altri mi guardano in tralice domandandomi dove sono le postazioni aggiuntive di pc che la scuola aveva promesso. Altri ancora, poetici, sono ormai disincantanti e aggiornano le loro agendine o i loro deliziosi “pizzini” volanti di assenze e interrogazioni, consci che l’attesa sarà lunga e forse infinita. Nel frattempo, bellicose colleghe, mi scrivono per sapere se anche il nostro eventuale e futuribile registro è craccabile come sembrano esserne alcuni di famose case produttrici. La notizia, purtroppo vera, sta rendendo tangibili i sogni di ogni studente, come in fondo lo erano i nostri tanto tanto tempo fa. Impossessarsi dell’odiato registro e cambiare tutti i voti!
(Fonte foto: Rete Internet)

SCUOLA, CULTURA E DINTORNI

Il dialogo di Cezanne con gli artisti italiani del ‘900 in mostra al Vittoriano

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Dal 5 ottobre 2013 al 2 febbraio 2014 Cèzanne sarà in mostra al Complesso del Vittoriano. 20 capolavori del genio francese e 80 opere di grandi pittori italiani che dialogano tra loro in “Cèzanne e gli Artisti del ‘900” .

 Francesco Trombadori, pittore siciliano che operò tra Ottocento e Novecento, accennando a lui parlava del “fenomeno più complesso, straordinario e suggestivo che sia apparso nel cielo dell’arte in Europa; lo scrittore Joris Karl Huysmans, invece, ne ricalcava l’enorme contributo dato alla pittura definendolo “un colorista rivelatore che contribuì più di Manet al movimento impressionista, un artista dalle retine malate, che, nella sua esasperata percezione visiva, scoprì i prodromi di un’arte nuova”; per tutti i non addetti ai lavori era semplicemente Paul Cézanne (Aix en Provence, 1839, Aix en Provence 1906).

Dal 5 ottobre 2013 al 2 febbraio 2014 il genio provenzale sarà in mostra al Complesso del Vittoriano per aprire una stagione autunnale imperdibile per tutti gli amanti dell’arte. E in questo percorso romano, Cézanne e la sua pittura post-impressionista saranno in buona compagnia: infatti, in “Cézanne e gli Artisti del ‘900”, le 20 opere del francese interagiscono con altri 80 capolavori che incarnano il meglio della produzione italiana d’inizio Novecento. Una rilettura della stagione pittorica italiana più intensa che parte dagli anni della formazione di Morandi fino alla svolta di Carrà, comprende le roboanti visioni futuriste di Boccioni e i silenti capolavori di Sironi, passando per De Pisis, Gentilini, Severini e Capogrossi, in un’esposizione articolata in quattro sezioni tematiche e iconografiche: nature morte, nudi, paesaggi e ritratti.

I grandi della pittura italiana in dialogo con il padre della pittura moderna, considerato il vero spartiacque tra il naturalismo tardo ottocentesco e le radicali soluzioni rifilate dalle avanguardie alla pittura del Novecento. Il maestro francese, infatti, visse il fervido periodo di rinnovamento artistico post-impressionista revisionando il cammino inaugurato dai colleghi francesi secondo un ulteriore modo di concepire il colore e la forma, declinati secondo un ritmo nuovo, scandito da coni, cilindri e sfere. Cézanne soleva affermare che “nella pittura ci sono due cose: l’occhio e il cervello, ed entrambe devono aiutarsi tra loro”; ciò implica un secondo livello di lettura che va oltre la percezione sensibile (quella dell’occhio), che sfiora la sfera intellettiva (quella del cervello) e che porta alla vera natura delle cose, quella geometria che lo renderà il riferimento obbligato della svolta picassiana.

La mostra romana è un appuntamento capitale per riscoprire come il genio di Aix en Provence venga stimato dall’ambiente nostrano: Cézanne fu un caposaldo per Morandi, Boccioni e gli altri che avvertirono nella sua pittura l’impellenza del cambiamento, deputandolo a stimolo di rinascita e riferimento, come solo un classico poteva essere.
(Fonte foto: Rete Internet)

STORIE D’ARTE

Alenia, la fabbrica di Pomigliano raddoppia le commesse

Nello spazio di pochi giorni nuovi ordini per un miliardo di dollari. Lavori che garantiranno almeno due anni di attività.

L’Alenia raddoppia le commesse nello spazio di due giorni. Martedì era stato annunciato un grosso contratto tra il consorzio Atr, di cui Alenia è partner, e una compagnia aerea indonesiana per la fornitura di 25 aerei a corto raggio più altri 10 opzionati.

Ieri, poi, la sorpresa più gradita: ancora 40 velivoli Atr richiesti dalla compagnia di leasing Nordic Aviation Capital, che aveva fatto da tramite anche nell’affare precedente. 40 velivoli di cui 25 ordini fermi e 15 opzionati, per un valore di circa 1 miliardo di dollari. Ordini che si aggiungono agli 840 milioni di dollari fatturati da Atr per il business ottenuto dalla compagnia asiatica. Danaro di cui in buona parte gioverà l’Alenia di Pomigliano, che produce la fusoliera dei turboelica Atr, e l’Alenia di Foggia, che realizza gli stabilizzatori del velivolo concepito per i collegamenti regionali. Quest’ulteriore annuncio di nuovi ordini è stato dato durante la manifestazione ERA (European Regional Association) che quest’anno si tiene a Salisburgo, in Austria, e che riunisce l’industria e le compagnie aeree che operano nel settore dei velivoli regionali.

Grande soddisfazione intanto negli ambienti aziendali. “Si tratta dell’ennesimo successo commerciale per ATR – scrive in un comunicato la società di Finmeccanica – azienda di cui Alenia Aermacchi è azionista al 50%”. Alenia Aermacchi per tutti gli Atr realizza l’intera fusoliera completamente equipaggiata presso il proprio sito produttivo di Pomigliano e gli impennaggi di coda verticale ed orizzontale del velivolo, questi ultimi interamente realizzati in materiale composito, nello stabilimento di Foggia. “Atr – aggiunge la società con sede a Venegono – continua a confermare la propria leadership mondiale nel mercato dei velivoli turboprop con oltre 1300 aerei venduti, un primato assoluto nella sua categoria”.

Euforici gli ambienti sindacali campani, in particolari quelli più collaborativi con le politiche aziendali. “Se grazie alla commessa indonesiana – commenta Luigi Mercogliano, segretario regionale della Fismic – eravamo riusciti a strappare almeno tre anni di lavoro e, quindi, tre anni di tranquillità, adesso, con questa nuova commessa della Nac, possiamo dormire sonni tranquilli a Pomigliano. A questo punto – l’appello rinnovato di Mercogliano – le nuove assunzioni promesse nel piano del 2011 delle tre “R” diventano più che una speranza una vera e propria necessità”. Ammontano almeno a 140 le assunzioni annunciate nel periodo compreso tra il 2012 e il 2014. Altre centinaia di reclutamenti erano stati previsti in Campania entro il 2016.

Il tutto in cambio del salasso di due anni fa, che determinò, a gennaio 2012, l’estromissione forzata in mobilità con accompagnamento alla pensione di 460 dipendenti degli impianti di Pomigliano, Nola, Casoria e Capodichino. Un sacrificio che ha richiesto la chiusura definitiva, a luglio, del sito di Casoria, i cui 400 addetti sono stati nel frattempo trasferiti nell’Alenia di Nola, dove si realizzano sezioni di fusoliera dei grandi velivoli commerciali Airbus A 380, l’aereo passeggeri più grande del mondo, e dell’Airbus A 321. A Nola una campagna recente di investimenti da 70 milioni di euro subito e altri 20 nel prossimo anno sta ridando impulso all’impianto che ora conta 1100 addetti, mentre ammontano a 2500 i lavoratori impegnati nelle produzioni di Pomigliano.

Rimane l’incognita di Capodichino, impianto Alenia impegnato per anni nelle produzioni militari C 27 j. Un prodotto che però è in fase di esaurimento.

Boscotrecase. Bliz notturno della Forestale a tutela della fauna selvatica

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Denunziato a piede libero e sanzionato amministrativamente bracconiere per uccellagione.

La tutela della fauna selvatica all’interno dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio rappresenta uno degli obiettivi primari del corpo Forestale dello Stato.

L’impegno profuso dal Corpo forestale sicuramente sta dando ottimi risultati, infatti nella notte di ieri all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio nella cittadina di Boscotrecase si è provveduto ad un’operazione di controllo del territorio su vasta scala al fine di eliminare il fenomeno dell’uccellagione. Questa attività considerata una forma di bracconaggio si attuata mediante l’impiego di dispositivi fissi, di diversa natura o tipologia, atti a catturare indiscriminatamente varie specie di volatili, al fine di rendere più facile la cattura delle prede si possono usare dei richiami sonori registrati oppure addirittura vivi. In quest’ultimo caso gli animali vengono generalmente chiusi in piccole gabbie per favorirne il canto.

Nell’operazione coordinata dal vice questore aggiunto forestale dott. Antonio Lamberti e diretta dal commissario capo dott. Giovanni Cenere con la collaborazione del Comando Stazione di Boscoreale e San Sebastiano al Vesuvio è stato denunciato N.M. di 75 anni il quale utilizzava per adescare gli ignari volatili ed imprigionarli in una grande rete sei quaglie chiuse in piccole gabbie unitamente a richiami sonori che si diffondevano nell’area di caccia attraverso sette altoparlanti ed un amplificatore professionale. Il trasgressore denunciato a piede libero rischia fino ad un anno e sei mesi di arresto ed un’ammenda fino a € 2065,oo oltre alla sanzione amministrativa prevista dal regolamento dell’Ente Nazionale Parco del Vesuvio.
(Fonte foto: Forestale dello Stato)