Dal 5 ottobre 2013 al 2 febbraio 2014 Cèzanne sarà in mostra al Complesso del Vittoriano. 20 capolavori del genio francese e 80 opere di grandi pittori italiani che dialogano tra loro in “Cèzanne e gli Artisti del ‘900” .
Francesco Trombadori, pittore siciliano che operò tra Ottocento e Novecento, accennando a lui parlava del “fenomeno più complesso, straordinario e suggestivo che sia apparso nel cielo dell’arte in Europa; lo scrittore Joris Karl Huysmans, invece, ne ricalcava l’enorme contributo dato alla pittura definendolo “un colorista rivelatore che contribuì più di Manet al movimento impressionista, un artista dalle retine malate, che, nella sua esasperata percezione visiva, scoprì i prodromi di un’arte nuova”; per tutti i non addetti ai lavori era semplicemente Paul Cézanne (Aix en Provence, 1839, Aix en Provence 1906).
Dal 5 ottobre 2013 al 2 febbraio 2014 il genio provenzale sarà in mostra al Complesso del Vittoriano per aprire una stagione autunnale imperdibile per tutti gli amanti dell’arte. E in questo percorso romano, Cézanne e la sua pittura post-impressionista saranno in buona compagnia: infatti, in “Cézanne e gli Artisti del ‘900”, le 20 opere del francese interagiscono con altri 80 capolavori che incarnano il meglio della produzione italiana d’inizio Novecento. Una rilettura della stagione pittorica italiana più intensa che parte dagli anni della formazione di Morandi fino alla svolta di Carrà, comprende le roboanti visioni futuriste di Boccioni e i silenti capolavori di Sironi, passando per De Pisis, Gentilini, Severini e Capogrossi, in un’esposizione articolata in quattro sezioni tematiche e iconografiche: nature morte, nudi, paesaggi e ritratti.
I grandi della pittura italiana in dialogo con il padre della pittura moderna, considerato il vero spartiacque tra il naturalismo tardo ottocentesco e le radicali soluzioni rifilate dalle avanguardie alla pittura del Novecento. Il maestro francese, infatti, visse il fervido periodo di rinnovamento artistico post-impressionista revisionando il cammino inaugurato dai colleghi francesi secondo un ulteriore modo di concepire il colore e la forma, declinati secondo un ritmo nuovo, scandito da coni, cilindri e sfere. Cézanne soleva affermare che “nella pittura ci sono due cose: l’occhio e il cervello, ed entrambe devono aiutarsi tra loro”; ciò implica un secondo livello di lettura che va oltre la percezione sensibile (quella dell’occhio), che sfiora la sfera intellettiva (quella del cervello) e che porta alla vera natura delle cose, quella geometria che lo renderà il riferimento obbligato della svolta picassiana.
La mostra romana è un appuntamento capitale per riscoprire come il genio di Aix en Provence venga stimato dall’ambiente nostrano: Cézanne fu un caposaldo per Morandi, Boccioni e gli altri che avvertirono nella sua pittura l’impellenza del cambiamento, deputandolo a stimolo di rinascita e riferimento, come solo un classico poteva essere.
(Fonte foto: Rete Internet)

