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Il registro elettronico:a metà strada tra favola e realtà

Le scuole dovrebbero mandare in pensione i vecchi registri ed assumere in ruolo il nuovo registro digitale.

 Un silenzio surreale serpeggiava tra i banchi. L’odiata e iper-temuta prof di matematica scorreva con la matita il registro personale alla ricerca dei condannati del giorno. Innocenti vittime da immolare sull’altare della cattedra e sbeffeggiare pubblicamente come una gogna medievale quando dimostravano di non saper rispondere.

Le sue mani ossute volteggiavano tra le finche di quell’aletta di registro consumata dal peso dei mesi e dalle troppe maldestre ripiegature. La matita seguiva una danza che aveva cadenze sconosciute e forse rispondeva a leggi ritmiche che ricordavano i balli sincopati di antiche tribù papuasiche. Dall’altra parte di questa prospettiva, aspettavamo con la testa china che questo rituale vudù non ci colpisse e anche per quella settimana risparmiasse le nostri giovani vita. Eravamo già pronti ad usare parole di conforto, finanche di ammirazione, per i poveri malcapitati vittime della danza malefica della prof sull’odiato registro. I docenti, tutti, ripetevano le stesso rituale ogni sacrosanta mattinata.

L’appello sullo sgangherato registro di classe, la questua per raccogliere le giustifiche da parte degli alunni e l’assegno per la prossima volta. E poi, da una borsa di pelle che aveva combattuto mille e mille battaglie e visto tempi migliori, cacciavano fuori il loro registro personale nel quale annotare le stesse cose del giornale di classe ma soprattutto registrare i voti delle interrogazioni e dei compiti. Da quell’insignificante ammasso di carta e cartone rigido, nei colori più disparati e kitsch, dipendeva la tua carriera scolastica annuale. Sembrava essere il Necronomicon di Abdul Alhazred, un libro segreto nel quale strani segni simili a geroglifici si alternavano a voti stampati con il nero beffardo della penna dei prof.

Poi venne l’era dei ministri lungimiranti che decisero di chiudere quest’era geologica degna del Triassico e di aprire la scuola al modernissimo Olocene. Il decreto legge n. 95/2012 contenente “Disposizioni urgenti per la razionalizzazione della spesa pubblica”, convertito dalla legge n. 135/2012, ha dato la stura, nel mondo della scuola, all’era del digitale. Tutto deve essere immateriale, dalle iscrizioni, alle pagelle, dal giornale di classe al registro docenti. Una lodevole iniziativa. Ma come ogni cosa fatta in questo benedetto Paese, alla favola non corrisponde l’effettiva realtà. Nessuno ha pensato che una operazione cosi complessa non si realizza da un giorno all’altro semplicemente con un decreto legge. La dematerializzazione, specialmente quella che riguarda direttamente i docenti e gli alunni, deve essere accompagnata da un processo di avvicinamento preparatorio graduale.

La formazione dei docenti è un tassello fondamentale per tenere in asse la nave della scuola, anche quando si parla di nuove tecnologie digitali. Ma soprattutto nessuno ha dato uno sguardo all’interno dei singoli edifici, specialmente al Sud. In molti dei nostri istituti ci contendiamo ancora ferocemente un, dico uno!, povero pc collocato in sala docenti. E, spesso, questo meschino elaboratore non ha nemmeno la rete LAN funzionante ma una singhiozzante e lentissima connessione. Figuriamoci la Wi-Fi! Ma nel frattempo bisogna partire, lasciare gli ormeggi e “navigare” nella scuola digitale. Ci sono colleghi che ancora ogni mattina mi chiedono, speranzosi o deridenti?, se sono arrivati i tablet per il registro di classe.

Altri mi guardano in tralice domandandomi dove sono le postazioni aggiuntive di pc che la scuola aveva promesso. Altri ancora, poetici, sono ormai disincantanti e aggiornano le loro agendine o i loro deliziosi “pizzini” volanti di assenze e interrogazioni, consci che l’attesa sarà lunga e forse infinita. Nel frattempo, bellicose colleghe, mi scrivono per sapere se anche il nostro eventuale e futuribile registro è craccabile come sembrano esserne alcuni di famose case produttrici. La notizia, purtroppo vera, sta rendendo tangibili i sogni di ogni studente, come in fondo lo erano i nostri tanto tanto tempo fa. Impossessarsi dell’odiato registro e cambiare tutti i voti!
(Fonte foto: Rete Internet)

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