Al via la nuova stagione 2013/2014 del Bellini: si inizia col disincanto di una delle più belle creature di Eduardo.
Profetico il pensiero drammaturgico di Eduardo De Filippo che già nel dopoguerra prospettava un mondo, perfetta metafora dei nostri tempi attuali, dove la realtà quotidiana è un gioco d’illusione popolato da furbi prestigiatori che ti fanno credere l’inverosimile, rendendo gli uomini insensibili e incapaci di percepire la verità. Basta "La Grande Magia" e l’artificio va in scena.
Commedia spietata e disincantata raramente riproposta, debuttò senza fortuna nel 1948 e conobbe il successo solo dopo la morte dell’autore, grazie allo storico allestimento nel 1985 di Giorgio Strehler. La commedia torna al Teatro Bellini, inaugurandone la stagione, dal 25 ottobre al 3 novembre, diretta ed interpretata da Luca De Filippo. Il pirotecnico gioco delle parti, di pirandelliana memoria, apre il sipario sulla terrazza fronte- mare dell’hotel Metropole, dove ciarlanti pettegole in colorati abiti anni ’50 e falsi clienti complici dell’incantatore professor Otto Marvuglia, il nostro Luca De Filippo, sono in fibrillazione per l’imminente prodigioso spettacolo di magia. Abracadabra, che l’illusione cominci.
Il ciarlatano Marvuglia bardato e con turbante in tandem con la moglie Zaira improbabile valletta, un’impertinente e vivace Carolina Rosi, si cimenta nell’esperimento del secolo, facendo sparire in un sarcofago egiziano la pruriginosa signora Marta Di Spelta, ben incarnata da Lydia Giordano. Nella Magia, in particolare, è palesemente dichiarato anche il gioco del "metateatro", non solo un espediente drammaturgico ma anche una intima e accorata riflessione, che è giusto ricordare al pubblico, ma che mai sovrasta la finalità principale della commedia: raccontare una storia, appassionare ad una vicenda umana, filtrata dalla lente di una straordinaria poesia.
Lo spettacolo nel complesso è un ottimo prodotto di artigianato teatrale, come Luca De Filippo da anni ci ha abituato, con la valenza di indurci a una profonda riflessione sulla fragilità e ottusità della società attuale che pur di non accettare fallimenti e difficoltà si rifugia nella follia illusoria del"Tutto va bene", basta solo vagheggiare seguendo il trasformista di turno.
(Fonte foto: Rete Internet)

